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ImPossibile di Giulia Lamarca

27/11/2018 - AUTORE: Redazione DA

Chi sono?
Giulia Lamarca, donna, psicologa, sognatrice, viaggiatrice, pasticcera, moglie e disabile.

Cosa faccio?
Ho aperto un blog www.mytravelsthehardtruth.com dove racconto della mia vita e dei miei viaggi, insieme ho anche una pagina instagram @_giulia_lamarca; ho deciso di raccontarmi sui social per riuscire a parlare della “dura verità”, quelle cose di cui nessuno parla ma noi viviamo.

"Disabile? Chi? Tu? Ma sei così bella?".
Quante volte ho sentito questa sequenza di domande, strano... come se la disabilità e la bellezza non potessero andare di pari passo.

"Ma guarisci vero? Dai, lo so che guarisci! Hai pregato? Hai chiesto a Dio la grazia?”.

Beh, non so voi, ma anche queste domande le ho sentite parecchie volte. Come se fosse una questione di quante preghiere fai; non voglio offendere nessuno, ma io ho pregato e non credo che la mia guarigione dipenda dal numero di preghiere e richieste che faccio.

Quello di cui oggi, in queste righe, ho deciso di parlarvi però è questo. Molto spesso, da quando sono in carrozzina e ho avuto 'incidente, la gente mi dice: “Giulia tu non hai limiti, sembra che tu abbia una mania di onnipotenza, non capisci che ci sono cose impossibili”.

Ecco, oggi voglio darvi la mia risposta.
Davvero le persone credono che i disabili che si rimboccano le maniche e fanno qualcosa di diverso dall'ordinario non abbiamo idea di cosa significhi la parola “impossibile”? Io dico: siete matti!

So benissimo cos'è impossibile, perché tutti i giorni, da quel 6 ottobre del 2011, mi alzo dal letto e so bene che la realtà è che mi è impossibile camminare, non è una cosa che si possa dimenticare. Non possiamo resettare il nostro cervello e dirgli: “Dai, per oggi dimenticati dei gradini che sono impossibili da fare da sola, dimenticati di usare le braccia per salire in macchina, dimenticati che
non puoi tirare un calcio ad un pallone”, novità... non c'è giorno in cui un disabile non abbia a che fare con il tema dell'impossibilità.
Neanche il più famoso o il più forte.

Però sapete perché ci sono persone con disabilità a cui viene detto che fanno e vogliono fare
l'impossibile?

Perché, quando si sa bene cosa non si può fare, si sa anche bene quello che si può fare. Allora si scopre che si è capaci ancora di fare un sacco di altre cose. E che sono davvero tante, e che su quelle non ci sono scuse. A quel punto: volere è potere! Perché ho fatto questo preambolo? Per arrivare a dire qualcosa di me che spero possa spronare tutti voi a cercare la vostra strada, il vostro impossibile ma possibile.

Sono una viaggiatrice, si!!
Appena uscita dal ricovero ospedaliero, durato un anno, mi sono lanciata nei viaggi.
Volevo mettermi alla prova! Mi sono iniziata a chiedere: “Ma qual è il mio limite nel mondo? Dove davvero non posso andare o cosa davvero non posso fare?”. Da lì, mi è venuta quasi un'illuminazione.
Io non conoscevo più niente di me. Ero come rinata! Non sapevo esattamente cosa sapesse fare quella Giulia nuova. Così, mi misi in testa di misurarmi, di conoscermi di nuovo, e per farlo avevo bisogno di luoghi e stimoli diversi. Viaggiare per me fu come una ricerca per capire i miei limiti e scoprii che non ne avevo poi così tanti.

In questo modo iniziai a riconoscermi, non solo nel senso di ritornare a conoscermi, ma era come se i luoghi in cui mi recavo parlassero un po' di me.
Qualcosa che io non riuscivo più a dire a parole, ma lì davanti alla metà del mio viaggio era come se dicessi: “Ecco Giulia, qui sei arrivata, ce l'hai fatta, puoi, tu puoi! Vedi, questo sarà parte di te!”.

Viaggio anche perché, quando uno rimane un anno tra le mura di un ospedale, inizia a dimenticarsi alcune cose, come il sapore del buon cibo o la sensazione del vento sulla pelle o del sole che ti scalda davvero ed emana colore.

Premessa, dovete sapere che subito dopo l'incidente io avevo perso completamente la sensibilità dall'ombelico in giù, poi, piano piano negli anni, l'ho riacquisita tutta.
All'inizio sensazioni come la sabbia sotto i piedi, il vento che ti accarezza, il caldo, i brividi, il solletico, il freddo non erano chiari...
Pian piano la sensibilità tornò, io non smisi mai di aggrapparmi disperatamente ai ricordi che conoscevo di quelle sensazioni ed il viaggiare fungeva, e funge ancora, da stimolo. Cerco luoghi dove quel senso, quello stimolo possa essere all'apice della sua amplificazione. Ad esempio il vento che muove i rami dei fiori di ciliegio in Giappone.

Bene, vi giuro che la prima volta che sentii poggiare una farfalla sul mio ginocchio, mentre ero sdraiata su un prato in Trentino ad occhi chiusi, mi emozionai tantissimo, e poter vedere davanti a me le Dolomiti fu come rendermi conto che le "meraviglie" del mondo fanno venire la voglia divivere.

Come se il viaggio, i panorami, le meraviglie della natura, i luoghi pieni di storia e di mistero racchiudano dentro di se stupore e meraviglia.
Ed io credo che tutti abbiano il diritto di rimanere stupiti nella vita, di rimanere a bocca aperta, senza parole!

Quindi il progetto che sto cercando di creare è quello di coinvolgere più gente possibile nei miei viaggi, così da creare un movimento e riuscire a sensibilizzare e creare dei progetti per rendere il mondo dei viaggi (uscire di casa e andare ovunque si voglia) qualcosa di reale, per chi come me ha una disabilità.

Quello che spero è anche che qualche grande marca o brand decida di aiutarci e farci da sponsor per le nostre imprese.
Sono stata a Machu Picchu e vi posso garantire che vi sareste divertiti a seguirci in diretta!!