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Terapia: Universo da conoscere in tutte le sue componenti

01/03/2019 - AUTORE: Floriana Salvagione

Quando ci colpisce una patologia, sia che ci capiti dalla nascita, oppure nel corso della vita, il primo pensiero è quello di salvarsi. Il secondo passo da fare, quello più logico è: trovare un bravo terapista. Quello che molti di noi non sanno, o perlomeno non se ne preoccupano all’inizio è, che non si sta parlando soltanto di fisioterapia cioè solo a livello motorio, ma ci sono altre due figure che andrebbero prese in seria considerazione… Andiamo a vedere bene di che cosa si tratta.  Parliamo di Habilita, un’associazione che si trova in provincia di Bergamo esattamente a Zingonia. Per capire meglio questo percorso, ci facciamo guidare dalla Dottoressa Micaela Monda, che ci spiega la differenza tra fisioterapista e quello di tipo occupazionale. Nel primo caso: si occupa del recupero motorio, del ripristino e quindi delle funzioni appunto motorie a seconda del tipo di disabilità e di lesione. Nel secondo caso, cioè quello della terapia occupazionale di cui si occupa specificatamente la dottoressa Monda, si parla di un recupero che riguarda l’autonomia. Andiamo quindi a fare un’ esempio concreto; se un paziente per una qualsiasi patologia non è più in grado di lavarsi o vestirsi da solo, il compito del terapista occupazionale è intervenire affinché riesca di nuovo a farlo, utilizzando le risorse remaste al paziente con ausili che servono al caso. Il terapista che si occupa di questo tipo di pazienti, lavora in un contesto quotidiano, ma ha bisogno di un lavoro che sia fatto in sinergia, questo lo spiega bene la dottoressa, la quale afferma: che il ruolo del terapista occupazionale è un punto d’ incontro tra il lavoro del professionista in ambito motorio ( fisioterapista) ed il professionista in ambito cognitivo.Torniamo al concreto, partendo da un caso di qualcuno che rimane vittima di ictus, con conseguente emiparesi a destra in fase acuta, si tratta di un paziente che quindi non è più in grado di alzarsi, né di compiere quei movimenti a letto che lo porterebbero a mettersi seduto e quindi poi a posizionarsi sulla carrozzina. In questo caso il mio lavoro prosegue la Monda, consiste nel far capire al paziente come muoversi nel letto e così raggiungere un primo obiettivo che quello; di sedersi, naturalmente utilizzando sempre quelle strategie che tengono in considerazione questo caso di emiplegia a destra come avevamo già detto.  Continuando con l’esempio che ci viene dalla dottoressa, dopo essere riusciti a sedersi nel letto, Il prossimo step sarà riuscire a fare un passaggio sulla carrozzina. Per quanto riguarda i movimenti quotidiani, si può e si deve insegnare al paziente come vestirsi, ed esempio: come infilare una maglietta soltanto con un braccio, lavarsi il viso e le mani, gesti che sono semplici ma che in quel caso vanno reimparati, in quanto bisogna adattarsi alla nuova condizione del corpo e quindi utilizzare le risorse rimanenti. Se posso esprimere una mia opinione, proprio in questo frangente quando il paziente deve cominciare ad adattarsi alla sua nuova condizione, è fondamentale che vengano resi partecipi i familiari o chi vivrà con lui. In questo modo si renderanno perfettamente conto di ciò che può fare e quindi Il passo successivo sarà quello lasciarglielo fare, anche se inizialmente  impulsivamente verrebbe voglia di aiutarlo, ma in questo caso la terapia risulterebbe inefficace. Un’ altro esempio raccontato della nostra esperta  è che proprio in questo momento ha sotto cura un caso di paraplegia. A primo impatto, può sembrare un caso più complicato del precedente, visto che sono compromessi tutti e quattro gli arti, ma anche in questo circostanza c’è un margine di miglioramento… Come si può insegnare a vestirsi? Stiamo ad ascoltare la spiegazione: anche in questo caso si parte dal letto, e dall’inclinazione giusta da daae alla spalliera quindi per questa patologia sono importanti gli ausili corretti. Infatti con inclinazione giusta, il paziente riesce a svolgere il compito seppur con qualche difficoltà e con maggiore tempo. È giusto precisare che ogni caso è a se, ed i tempi sono differenti e le risorse anche, variano da persona a persona. Nei miei vari articoli ho sempre sottolineato l importanza dell' autonomia, ogni persona con disabilita deve lavorare per ottenere il massimo risultato possibile. Per ottenerla ci sono vari modi... ma certamente è fondamentale una buona equipe di professionisti come abbiamo visto con questo articolo. Bisogna essere attenti e affidarsi a chi sa fa fare il suo mestiere, si può definire una vera e propria vocazione. Il paziente e la famiglia devono dare un loro contributo, pazienza e forza. Non arrendersi per ottenere il meglio possibile. Spunti da:  https://www.bergamonews.it/2018/06/28/sempre-piu-servizi-territorio-la-terapia-occupazionale/285377/

Floriana Salvagione