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Il popolo curdo e il tekmil

Sappiamo bene che in questi ultimi anni, l’Isis è stata un’organizzazione che ha distrutto la maggior parte del Medioriente, ha causato moltissimi morti innocenti, ha distrutto un patrimonio storico culturale come Aleppo.

Gli unici che hanno cercato di combattere veramente questa organizzazione è stato il popolo curdo,  affiancato da molti arruolamenti anche dall'Europa e dall’Italia.

Da sempre mi è piaciuto conoscere e scoprire “l’altro“ quello che i media non ci fanno conoscere poiché va controcorrente. Proprio per questo ho iniziato a leggere “Resistenza e rivoluzione in Rojava" di Paolo Pachino Andolina.

In questo libro Andolina racconta come un ragazzo italiano parte da Torino per andare ad aiutare il popolo curdo in battaglia.

Questo libro è un vero e proprio diario di guerra ove sono riportate tutte le tappe sin dall’inizio del viaggio per il combattimento.

Un’usanza del popolo curdo mi ha molto colpito, è il tekmil utilizzato principalmente nell’ambiente scolastico, consiste nel poter parlare liberamente male di una persona davanti a tutti. Per esempio se un professore non ti piace come lavora, se ne parla davanti a lui insieme agli altri.

Purtroppo la popolazione occidentale ha il vizio o l’usanza che quando deve parlare male di una persona, lo fa di nascosto, riportando inesattezze, modificando i discorsi, ciò crea i presupposti per far litigare due persone senza una motivazione.

La popolazione orientale seppur con molta povertà e tutte le difficoltà proprie di una terra continuamente martoriata, ci dà una lezione e ci fa capire che qualunque cosa sia bisogna affrontarla con l'interessato senza nessun altro in mezzo o giri di parole.

Un detto siciliano dice così “i cosi sa na ddiri na facci" (le cose si debbono dire in faccia).

Nele Vernuccio