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Moda e disabilità

Si chiama «adaptive fashion», pioniere Tommy Hilfiger, che nel 2016 ha creato una linea di abbigliamento per bambini con disabilità. Operazione pilotata dal cuore di una madre con figlio disabile (distrofia muscolare) la stilista Mindy Scheier. Uomini che si dedicano al sentire comune anche nel patinato mondo fashion, che si dedicano anche a chi difficoltà sia fisiche che mentali per amore dell’uomo nel suo genere ma diciamocelo anche, alla ricerca di nuove nicchie di mercato nella speranza di aumentare già colossali fatturati. Vogliono farci ridere? In Italia a malapena riusciamo, noi disabili a campare con ciò che ci viene con grande magnanimità "permesso" di ottenere da pensioni da fame e potremmo forse dedicarci al mondo della moda? Permetterci capi glamour per poi non poter fare la spesa per il resto del mese? Per dove andare poi? Senza ascensore non si esce di casa, senza l'abbattimento delle barriere architettoniche potremmo forse anche indossare una bella gonnellina griffata sfilando fra il tinello e la sala del nostro modesto monolocale, siamo seri. Una moda dedicata a noi, riempie di orgoglio e di dignità, certo, un fenomeno recente che ha acceso i riflettori delle passerelle anche a chi si muove solo in carrozzina o grazie all’ausilio di protesi o con l’aiuto di altri tipi si ausili oppure a chi ha malattie croniche che la minano nel fisico ma con questa moda possiamo comunque sentirci eleganti, affascinanti, alla moda e poi? Non siamo solamente negativi, vogliamo guardare con positività comunque, attraverso questa forma artistica degli stilisti si sta consentendo una nuova forma inclusiva e di “pubblicizzazione” della disabilità anche grazie a promoter del mondo artistico, culturale, spirituale, sportivo. Una nuova forma di comunicazione inclusiva a sostegno della diversità come accettazione dello status di ogni singolo individuo. Un’operazione volta a sgretolare ancestrali chiusure verso chi è diverso da noi e verso chi, ha una disabilità ben visibile difficilmente, fino ad ora, coniugabile con i canoni della bellezza estetica tradizionale. Il mondo della moda specialmente in Gran Bretagna e negli Stati Uniti ha aperto le sue lunghe braccia alla disabilità glamour attraverso promoter d’eccezione. In Italia come sempre, fanalini di coda di ogni cambiamento epocale del mondo, si sta iniziando a comprendere anche il valore della disabilità. I mass media iniziando a proporre Bebe Vio come presenza "stimolata" della Maison Dior, con abbigliamento glamour disegnato dalla stilista Maria Grazia Chiuri, con sfilate di moda, con servizi dedicati non solo alla disabilità ma anche alla moda disabile, poi il fenomeno esplosivo di Chiara Bordi che con la sua gamba amputata si è comunque candidata come Miss Italia. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi vent'anni.  Paola Bevilacqua