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Il dramma segreto del piccolo Totò Cascio: "La disabilità non è una condanna ma una condizione"

Ci sono dei film che rimangono nella storia e nell’immaginario collettivo e uno di questi è sicuramente “Nuovo Cinema Paradiso”, film del 1988 scritto e diretto da Giuseppe Tornatore.

Vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero e del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes nel 1989, “Nuovo Cinema Paradiso” è certamente uno di quei film da guardare almeno una volta nella vita. Un film che celebra la vita in tutte le sue sfumature e che con la sua sincerità arriva a dare una grande lezione di vita.
Il protagonista di quel capolavoro era un bambino che tutti conoscevamo col nome di Salvatore Cascio, il piccolo Totò.

Il sorriso innocente del piccolo Totò in quegli anni era l’emblema del cinema italiano. Oggi Salvatore è un uomo di 41 anni e la sua vita dopo i riflettori è stata tutt’altro che semplice.

Durante una recente intervista, ha rivelato il dramma segreto che lo ha costretto ad abbandonare il cinema nonostante il suo grande successo: la retinite pigmentosa, una degenerazione genetica della retina, che lo sta portando alla totale cecità.

La retinite pigmentosa è una patologia rara che appartiene a un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate da una degenerazione progressiva della retina in entrambi gli occhi.


“Questa patologia comporta la perdita quasi totale della vista, ci vedo pochissimo” ha spiegato Cascio nella sua intervista. “Non ne ho parlato mai, se non a chi conoscevo bene, per quella naturale riservatezza che interviene quando si deve parlare delle proprie cose, soprattutto quando sono negative. E anche perché ero sprofondato in un periodo buio, anche interiormente. È la prima volta che lo racconto pubblicamente” continua Salvatore. “Mi ero chiuso in me stesso. Pazzesco. Grazie a Dio ci sono delle speranze nelle conquiste future della medicina. Spero sempre nella scienza, bisogna credere nella scienza. Grazie a Dio ho tanta fede. Ma ho vissuto anni difficili”.

“Ero nel clou della mia carriera, ho dovuto rinunciare. Ho avuto la fortuna di parlare con persone come Andrea Bocelli, Alex Zanardi, Bebe Vio, Annalisa Minetti. Mi hanno trasmesso la loro forza di volontà grandissima e le risorse per dare voce a tutto ciò che ho vissuto. Anche Leonardo Pieraccioni è un amico vero, mi è stato sempre vicino. Voglio offrire uno sprone a chi vive prove particolarmente dure. Scrivo perché ora sono rinato. Ho superato quel che mi portavo dentro. Bisogna accettare i problemi, accettare la disabilità, che non è una condanna ma una condizione”

Nel film di Tornatore, Totò era un bambino attratto delle immagini. Un bambino che sognava, che viaggiava grazie ai film. La vista, proprio la vista era quella che gli permetteva di sognare.

Il nostro caro Totò dice con fermezza di avere fiducia nei progressi che la scienza compie ogni giorno ed essendo anche un credente oggi non perde la speranza.

Prendere consapevolezza della propria condizione di vita è un qualcosa che nessuno può inculcare dentro noi. Avere consapevolezza significa conoscere noi stessi nel profondo, trovare quell'armonia che aiuta ogni essere vivente a non subire quello accade, ma ad affrontarlo ed elaborarlo. Tutto può migliorare in un modo o nell'altro, ma solo quando prendiamo consapevolezza di chi siamo realmente e abbiamo cura di noi stessi amandoci per quello che siamo.

Questa intervista è un grande incoraggiamento per chiunque, non soltanto per chi ha una disabilità. Dobbiamo lottare sempre con positività per il nostro futuro. E ringraziandolo per le sue parole, auguriamo di cuore a Salvatore che la vita gli riservi ancora tanti sogni da realizzare. Un abbraccio Totò!

 
Margherita Rastiello