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Un esoscheletro per l'Ictus a Parma

A volte ho trattato di come la medicina insieme alla ricerca ed alla tecnologia stanno compiendo ogni giorno passi in avanti per migliorare la condizione umana. Ovviamente chi ha determinate difficoltà ha bisogno di un aiuto più specifico, maggiore e particolare. A questi, si deve aggiungere anche il progressivo e naturale invecchiamento della persona che lo porta a dover affrontare situazioni impreviste, nuove, oltre al fatto di dover essere assistito con, quindi, difficoltà da parte dei familiari che si trovano a dover stravolgere la loro vita.

Uno dei problemi che ancora non sono stati risolti, ma per il quale la medicina, la ricerca e la tecnologia sono in continuo studio ed elaborazione di nuovi supporti è l’ictus celebrale che, stando ad uno studio, in Italia addirittura rappresenta la terza causa di mortalità dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie e, purtroppo, la prima causa assoluta di disabilità.

Infatti sarebbe stimato che solo qui in Italia ogni hanno circa 185.000 persone vengono colpite da Ictus cerebrale, considerando anche il fatto che spesso le persone vengono colpite da più di un Ictus cerebrale che aumenta con il passare degli anni di ciascun individuo. Certo c’è la prevenzione e questa è importante e da sottolineare ma purtroppo ancora oggi non siamo in grado di prevedere con esattezza e di curare l’ictus celebrale, ma almeno si sta cercando di aiutare quanti poi devono subire e sopperire a problematiche causate proprio dall’Ictus.

Perché il problema è proprio questo: a seconda di vari fattori che incidono in ciascuno che dipendono essenzialmente da come ci comportiamo nella vita, ma anche dall’ambiente che ci circonda, una persona subisce gradi di disabilità lievi o moderati se è fortunata, ma, purtroppo, si possono avere disabilità anche elevate che portano gravi danni al sistema nervoso e motorio a quanti vengono colpiti dall’ictus celebrale.

Ma un’azienda giapponese, la “Cyberdyne” ha realizzato “Hal” (Hybrid Assistive Limb), un avanzatissimo "esoscheletro" che si interfaccia con il sistema nervoso del paziente mediante semplici placche adesive come quelle utilizzate per gli elettrocardiogrammi, interpreta i segnali che il sistema nervoso della persona colpita da Ictus celebrale produce, permettendogli cosi di aiutare il paziente in modo che gradualmente possa recuperare o aiutare lo schema del cammino.

In pratica, è applicato alla disabilità causata dall’ictus celebrale e diventa un aiuto alla mobilità, perché proprio la riabilitazione del dopo ictus è la parte più complicata e importante.  

La notizia da sottolineare è che Hal si trova al centro San Girolamo di Parma, la prima struttura sanitaria italiana e solo in Germania e in Polonia, tra i paesi in Europa ne hanno altri a disposizione.

E poiché l’Ictus celebrale colpisce non solo chi ha un’età più avanzata, ma anche in misura minore chi è più giovane, tale apparecchiatura, come si può immaginare, diventa di notevole efficacia su tutti, indipendentemente quindi dall’età. Tuttavia però come capita spesso con apparecchiature tecnologiche c’è sempre chi ne è allergico o mal sopporta e da quanto si è potuto capire ci possono essere controindicazioni per chi presenta gravi deformità scheletriche, osteoporosi, allergia al metallo delle placche adesive o gravi degenerazioni cognitive. Naturalmente si sta cercando di sopperire a tali controindicazioni per fare in modo che tutti possano un giorno essere aiutati da un supporto simile.

Ovviamente Hal fa parte di una categoria di esoscheletri, infatti ce ne sono altri di più o minore efficacia prodotti da altre aziende, purtroppo però i costi sono ancora eccessivi, ma il fatto di avere a disposizione in Italia sistemi tecnologici simili è positivo, ma ancor più positivo è la consapevolezza che si sta cercando di aiutare e di fare in modo che una persona colpita da Ictus celebrale possa vivere meglio rispetto al passato.

Pertanto, la speranza è senza dubbio che in un futuro… vicino ci siano altri avanzi supporti tecnologici, ma la speranza maggiore, come purtroppo spesso accade il contrario, è che queste ricerche che poi producono risultati vengano sostenute e non abbandonate per mancanza di soldi o per motivi politici o burocratici e che i medici non si trovino costretti ad espatriare con conseguenze di tempi più lunghi.

Tiziana Scotti.