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Policlinico Sant'Orsola" Nuove possibilità di cure contro il Mieloma"

27/12/2018 - AUTORE: Andrea De Chiara

Nei giorni scorsi, presso Policlinico Sant'Orsola di Bologna, è stato effettuato il primo trattamento sperimentale su una paziente portatrice di una grave forma di Mieloma nel sangue. Di che cosa si tratta?

Sul frontespizio di un articolo presente sulla pagina ufficiale di "repubblica.it", primeggia il titolo a caratteri cubitali: “Mieloma e leucemia, da Bologna nuova cura con cellule modificate”. La notizia, che risale al 20 dicembre scorso, informa della possibilità di una nuova cura contro le forme tumorali più aggressive; questo approccio, già in voga da diversi anni all’estero, si basa principalmente sull'inserimento delle cellule staminali, una volta che queste ultime sono state geneticamente modificate, nel corpo di un soggetto infetto, per combattere il male in maniera più mirata. Principalmente la fascia di età dei beneficianti và da 0 a 25 anni; naturalmente questo sistema viene utilizzato quando la medicina tradizionale risulta essere inefficace. In Italia il Car-t (il nome di questo trattamento d'avanguardia) è stato testato su una bambina di 4 anni portatrice di un mieloma multiplo, dall'equipe dell’Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Il mieloma multiplo è una forma tumorale che colpisce le plasmacellule del sistema immunitario, originate nel midollo osseo. È di fatto una garanzia che la paziente potrà ricevere tutto il supporto necessario in una delle strutture più rinomate del nostro Paese specializzate nella cura delle malattie oncologiche gravi e nella sperimentazione delle tecniche più innovative in totale sicurezza.

Solitamente il Car-t, nel caso specifico della paziente, agisce in modo da trasformare i linfociti (le cellule del suo sistema immunitario) da infetti a sani. Attualmente tale procedura viene applicata solamente in alcune malattie del sangue, come per esempio il mieloma multiplo o la leucemia: “per il momento il test di sperimentazione stà procedendo secondo quanto è stato previsto, ha spiegato Michele Cavo, Direttore dell'Unità Operativa di Ematologia del Policlinico nonché uno tra i principali ricercatori di questa nuova pratica. Anche se sono passati 30 giorni dalla prima applicazione, la paziente viene tenuta costantemente sotto osservazione, perché il rischio di possibili complicazioni è sempre in agguato; in casi come questo ciò che preoccupa in primis è l’ipotesi di rigetto della terapia e, se così fosse, la paziente potrebbe passare dall'avere una semplice febbre fino a sprofondare in un coma profondo; la seconda problematica invece è legata proprio alla tossicità delle cellule, cioè quanto più un paziente è a un livello avanzato della malattia, tanto più è probabile che si concretizzino tali effetti collaterali.

Con grande soddisfazione, Antonella Messori, Direttrice generale del Policlinico, ha così dichiarato: "portare a termine con successo l’esito della terapia, anche nel nostro Paese, aprirebbe nuove strade di cura contro le forme tumorali più temute ancora oggi ". Benché l’introduzione di queste pratiche innovative suoni indubbiamente come una nota positiva, quanto si può’ essere certi che chi ne beneficiasse sia realmente esente da rischi? In secondo luogo il Car-t è destinato a tutti? Sostanzialmente nell'utilizzare questo sistema, basato sulla modifica del DNA in laboratorio, non si deve compiere il benché più minimo errore nella sua ricostruzione perché ciò potrebbe provocare molte disfunzioni nell’organismo, più di quante il mieloma non abbia già fatto; per non parlare poi di una possibile recidiva, oltre ai costi esorbitanti che il sottoporsi a un simile trattamento comporta. A tal proposito, in una recente intervista, il Dr. Michele Cavo ha sottolineato che i macchinari per svolgere la terapia, avendo costi notevoli da sostenere, per questo solamente strutture iperspecialistiche in Italia sarebbero in grado di garantire con regolarità il conseguimento dei cicli di cura: questo dato di fatto pone inoltre in evidenza che pochissimi pazienti, accuratamente selezionati, potrebbero trarre beneficio dai trattamenti sperimentali proposti

Sebbene siano apprezzabili i traguardi raggiunti nell’ematologia, è evidente che il debellamento del cancro nel sangue per mezzo del Car-t è ancora agli inizi: da un certo punto di vista però, soprattutto negli ultimi 10 anni, lo studio delle cellule staminali e la loro successiva applicazione nella cura delle malattie più disparate stà prendendo sempre più piede. Si presume che in futuro, grazie all'impegno e alla preparazione degli studiosi nel campo medico- scientifico, la maggior parte delle malattie cancerogene e quelle neurologiche verranno sconfitte definitivamente. Diciamo che gli studiosi di oggi stanno facendo una serie di ricerche e di scoperte che un domani verranno analizzate e approfondite dai loro colleghi della prossima generazione. D’altra parte questo passaggio di staffetta è sempre avvenuto con l'andare dei secoli; se infatti se oggi siamo tecnologicamente avanzati, è perché c'è stato chi in passato ha preparato il terreno fertile per ottenere tutto ciò di cui attualmente possiamo disporre: tale meccanismo non si arresterà mai, ogni anello della catena continuerà ad aggiungersi a quelli già presenti all'infinito, almeno finché l'uomo vivrà.

Andrea De Chiara