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Malato di Parkinson, operato, torna a suonare la chitarra

Come ho spesso segnalato in articoli precedenti, la medicina, insieme alla tecnologia e alla ricerca sono in continuo progresso e tutto ciò fa ben sperare per cure che al momento non sono risolutive per determinate malattie e patologie (un po’ come lo era nei secoli precedenti quando alcune malattie che erano mortali, oggi sono curate in maniera efficace e non spaventano più nessuno per mezzo dei continui progressi, oltre alle migliori condizioni igienico-sanitarie). È perciò essenziale favorire e sostenere il buon progresso, utile, ma appunto costoso, ma è essenziale anche mettere in condizioni i medici e i ricercatori per non far si che espatriano per, non tanto un discorso nazionalista, ma per una questione di tempo, di opportunità e di circostanze. 

Quello che volevo segnalarvi oggi è un qualcosa di importante e spero di un iniziale sviluppo per una cura, un sollievo e una definitiva positiva soluzione di una delle patologie più invalidanti che abbiamo al momento: il Parkinson.

Ma cos’è successo? Presso l’ospedale San Salvatore dell’Aquila, in Abruzzo, è stata effettuata un’operazione su un paziente milanese di 66 anni, affetto appunto dal Parkinson da oltre 16 anni. Al termine dell’operazione, il malato non tremava più e ha potuto riprendere a suonare la chitarra senza alcun problema. L’operazione, in breve, si è basata sulla stimolazione profonda cerebrale, è stata effettuata nella zona del cervello in cui sono stati inseriti alcuni elettrodi impiantati alla base dell’encefalo collegati a un generatore di impulsi messi nella regione sottocutanea del torace.

Naturalmente, dire che allora è stata trovata la soluzione e che tutti i malati di Parkinson sono curabili ed avranno la possibilità di non avere più tremolii, cosa che caratterizza la malattia, sarebbe sbagliato e sarebbe sbagliato dare troppe alte false aspettative, in quanto, come sappiamo benissimo, perché vale per qualsiasi tipo di malattia, patologia e disabilità, ognuno di noi è diverso dall’altro e pertanto ha bisogno, spesso, di un tipo di cure, sostegno, interventi, oltre ad avere reazioni che variano da individuo a individuo, anche se la  malattia, la patologia e la disabilità sono le stesse. Tuttavia, come scrivevo prima, è un passo, è un piccolo, ma importante passo per trovare una definitiva cura che sia attuabile in modo risolutivo e positivo per tutti indistintamente dalla gravità, dal tempo e dalla persona affetta. Sono questi i casi in cui si deve sostenere il progresso e si deve sostenere la ricerca nella speranza che si possano trovare soluzioni migliorative e abbattere finalmente quelle malattie, patologie e disabilità che ad oggi ci sembrano incurabili.

E a proposito, per tutti quelli che hanno o conoscono persone che hanno tale patologia, vi informo che è nata da non molto tempo una piattaforma che “monitora la disponibilità dei farmaci” oltre ad altre iniziative e aiuti. Ecco il link, nella speranza di un ulteriore e importante aiuto: http://comitatoparkinson.it/trovalo/    

Tiziana Scotti