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L'applicazione MEP ha rivoluzionato la quotidianità delle persone con disabilità. In che modo?

10/12/2018 - AUTORE: Andrea De Chiara

Per coloro che hanno una disabilità motoria costituisce una frustrazione affrontare quotidianamente il problema delle barriere architettoniche presenti ovunque nel nostro territorio, questi ultimi infatti, per raggiungere la meta desiderata talvolta devono trovare (ove possibile) dei percorsi alternativi. Grazie alla tecnologia, la soluzione a questo problema, ad oggi affrontato singolarmente, viene risolto a livello collettivo. L’applicazione che permette tutto questo prende il nome di “Maps for Easy Paths (MEP)”. Ma di cosa si tratta? Troviamo una definizione chiara e sintetica nel sito del Politecnico di Milano che così la descrive:

MEP (Map for Easy Paths – “mappa per percorsi semplici”) è un progetto che ha come obiettivo lo sviluppo di strumenti e soluzioni innovative per l’arricchimento di mappe geografiche con informazioni relative alla percorribilità pedonale urbana, al fine di fornire un supporto alle persone con disabilità di tipo motoria, che devono affrontare le ordinarie esigenze di spostamento quotidiano in ambito cittadino. Il contesto di riferimento su cui si focalizza il progetto riguarda innanzitutto gli utenti con carrozzina manuale o a trazione elettrica, ma anche gli anziani con/senza supporto meccanico, le persone in temporanea situazione di mobilità ridotta, tra cui infortunati e persone con bambini piccoli, interessate a percorsi con assenza di scalinate, con pendenze ridotte, ecc.
Lo strumento principale che viene offerto al cittadino consiste in un’app per piattaforma mobile che permette di:
1) Raccogliere in modo semplice informazioni sull’accessibilità dei percorsi effettuati. Attivando l’applicazione la persona che effettua un percorso accessibile potrà essere tracciata e potrà quindi fornire l’informazione sul tratto percorso senza alcun intervento diretto. Verranno utilizzate delle tecniche avanzate per il processamento dei dati raccolti che consentiranno di ottenere una buona qualità dei percorsi ricostruiti.
2) Raccogliere informazioni su eventuali barriere/ostacoli, da parte di qualunque cittadino.
3) Visualizzare le informazioni raccolte attraverso delle mappe di accessibilità.
I principali risultati del progetto includono:
  • La progettazione e realizzazione di strumenti per la raccolta di dati sui percorsi accessibili e su eventuali barriere/ostacoli basati sull’utilizzo di smartphone e di dispositivi dedicati.
  • Una metodologia per la gestione dell’aggiornamento dinamico dei dati raccolti, che garantisce anche una buona qualità dei dati forniti agli utenti finali.
  • La realizzazione di un’applicazione per strumenti mobili per la fruizione delle mappe da parte degli utenti finali (turisti e cittadini in genere) e delle componenti istituzionali coinvolte (quali pro-loco e amministrazioni comunali).
  • La possibilità di utilizzare i dati raccolti in una città da parte delle amministrazioni locali per poter effettuare campagne di analisi sul territorio, per favorire il turismo accessibile, o per ricevere segnalazioni sui problemi di accessibilità su cui intervenire prontamente.
  • Una maggiore sensibilizzazione della popolazione, per mezzo di un’opportuna campagna di comunicazione rispetto ai problemi delle persone fragili, attraverso la collaborazione dei soggetti esterni, la comunicazione sociale istituzionale, e la formazione.
Bisogna sottolineare che questa applicazione è nata cinque anni fa circa, dalla collaborazione tra alcuni docenti e ricercatori del Polo Territoriale di Como: Sara Comai e Matteo Matteucci, Mirko Reguzzoni, Raffaella Mangiarotti e Stefano Gorla.
Da un punto di vista puramente tecnico la MEP include una serie di strumenti per la ricostruzione automatica dei percorsi. In particolare grazie al GPS è possibile memorizzare in maniera automatica l'insieme dei dati generati dagli utenti. In pratica, attraverso la tecnica della geo localizzazione viene univocalmente identificata la posizione di questi ultimi in un certo dato luogo, dopodiché un sistema di elaborazione remoto (in cloud) riceve tutte le informazioni sui percorsi effettuati e sulla loro accessibilità. Infine viene a generarsi una tratta specifica mappata che parte da un punto A fino ad arrivare a un punto B di destinazione, evitando gli ostacoli che si possono segnalare lungo il percorso. Siccome talvolta il GPS può subire delle distorsioni nel fornire le coordinate di una tratta mappata specifica, tutti i dati raccolti vengono intersecati, in tempo reale con quelli immessi dagli utenti. Così facendo si evita anche il più benché minimo margine di errore. Oltretutto questa fusione dei dati, corredati anche dal tempo in cui sono stati rilevati, produce di continuo una sequenza di nuovi punti di localizzazione di maggior precisione.

Il successo del MEP è dato dall’aver saputo sfruttare sapientemente il meccanismo delle reti interconnesse, già ben consolidato dai Social network. La tecnologia di oggi, unità alla sua fruizione attraverso i social network ha permesso di migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, e il MEP ne è un esempio lampante. Un altro vantaggio di questo sistema è costituito dal fatto che lo Stato viene sollevato dal gravoso compito di dover mappare tutta l'Italia per monitorare l'accessibilità dei suoi contesti urbani; un'indagine approfondita di questo tipo richiederebbe un ingente dispendio di tempo ma, soprattutto, di risorse economiche che lo Stato non sarebbe in grado di sostenere. La MEP è disponibile sia per Smartphone che per Android già da molto tempo; per inciso nel 2014 i suoi ideatori hanno ottenuto il Polisocial Award 2014, un prestigiosissimo riconoscimento nel campo della tecnologia ad alto livello. Il Polisocial Award è una manifestazione nata nel 2013, promossa dal politecnico di Milano e sostenuta economicamente dal 5 x mille IRPEF, allo scopo di favorire lo sviluppo della ricerca scientifica ad alto impatto sociale.

Andrea De Chiara