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La dislessia non è sulla carta d’identità Marta: «Ora sogno il dottorato»

15/11/2018 - AUTORE: Renato Coppini

Un fiore nato in mezzo alle pietre è abituato a resistere alle intemperie, a sfidare la natura e la gravità con la sua bellezza e il suo profumo. Così è stato per Marta, dislessica, 22 anni, studentessa al corso magistrale di Scienze pedagogiche all’Università di Bergamo, dopo aver ottenuto la laurea triennale: «Ho dovuto affrontare tante difficoltà e pregiudizi ma alla fine tutte queste prove mi hanno reso più forte». Abbastanza da sognare un dottorato.
«Ho scelto l’invecchiamento come argomento della mia tesi di laurea – racconta –, perché ho svolto il tirocinio in una Rsa alla Fondazione Carisma di Bergamo. È un’esperienza che mi è piaciuta molto, l’avevo già sperimentata durante le scuole superiori, all’istituto Mamoli. C’è anche una parte filosofica di cui sono molto fiera, ho scelto di inserirla perché è una materia che mi appassiona molto, nonostante la difficoltà di consultare testi scritti con un linguaggio poco accessibile. Ho sofferto ma ce l’ho fatta. L’impegno alla fine premia sempre».
Marta ha scoperto di essere dislessica in prima media: «Sono stata adottata – racconta – e sono arrivata in Italia dall’India quando avevo poco meno di un anno. All’inizio gli insegnanti pensavano che le mie difficoltà di apprendimento fossero dovute a questo, ma non avevo avuto il tempo di apprendere un’altra lingua, la mia famiglia è qui e le mie prime parole sono state in italiano. Non mi sono neanche resa conto del passaggio, ero troppo piccola. Ho avuto qualche problema di salute all’inizio, sono stata ricoverata in ospedale diverse volte per curare alcune infezioni, contratte a causa di un diverso regime alimentare e al cambiamento di ambiente, anche questo, però, non c’entrava con il mio rendimento scolastico».
Ha vissuto le scuole elementari come un calvario: «Ho fatto tantissima fatica. Mi ricordo tante pagine strappate dai quaderni, tante note a margine con scritto “rifai”, gli errori nei dettati. Mia madre è un’insegnante, mi ha aiutato moltissimo, e in qualche modo me la sono sempre cavata. Oggi sono grata di quelle fatiche, hanno formato il mio coraggio e la mia tenacia, credo che se poi sono riuscita ad arrivare fino alla laurea sia stato anche merito di tutto quello che ho affrontato in passato».
Quando poi Marta si è ritrovata alle medie, le sue difficoltà sono aumentate: «Studiavo moltissimo, trascorrevo ore sui libri ma i miei voti erano sempre bassi, raggiungevo appena la sufficienza. Così i miei genitori hanno deciso di approfondire, ed è arrivata la mia diagnosi». Sono stati anni difficili: «Ero una ragazzina molto timida, non posso fare una colpa ai miei compagni per avermi emarginata o presa in giro. C’era molta ignoranza sulla dislessia, purtroppo, la gente tendeva a discriminarmi, confondendola con un ritardo mentale. Le compensazioni previste dal mio piano personalizzato erano considerate in modo negativo, come se mi impedissero di imparare come gli altri. Nonostante tutto mi sono sforzata di trovare una mediazione e andare avanti. Non credo nel conflitto con i docenti, ritengo che alla fine sia molto più utile la comprensione reciproca». […]
Piccoli inconvenienti La dislessia nella sua vita ora resta sullo sfondo: «Pochi all’ università se ne sono accorti e io ho preferito evitare di parlarne. I miei appunti sono ben fatti e circolano moltissimo tra gli altri studenti, anche questa per me è una grossa soddisfazione. Non ho subito discriminazioni o pregiudizi, mi presento sempre ai colloqui con i professori preparata, dopo aver studiato, in modo da poter spiegare le mie difficoltà con cognizione di causa, non in astratto».
Ci sono piccoli inconvenienti ai quali la gente spesso non pensa, e che rendono più complicata la vita sociale dei dislessici: «Quando esco con gli amici e c’ è da dividere il conto del ristorante non riesco a svolgere i calcoli a mente. Mi imbarazza leggere in mezzo alla gente, anche soltanto il menù, finisco per scegliere sempre le stesse cose, così sono sicura». […] leggi tutto su: >>>>
Fonte:https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/Cronaca/