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il TAT, un Vaccino contro l'AIDS

13/02/2019 - AUTORE: Tiziana Scotti

Che la tecnologia e la medicina stanno facendo notevoli passi avanti è oramai un dato di fatto.
Sicuramente sarà da discutere fino a dove si possono entrambe spingere. Quale potrebbe essere il confine, il punto limite, se vogliamo dare un punto limite. Ricorderete il caos della pecora Dolly la pecora clonata nel 1996 e morta nel 2003, tra l’altro il 14 febbraio. Quanti erano a favore e quanti i contrari, quanti i dubbi, le perplessità, ma anche quante le possibilità. 
E' possibile e sarà possibile clonare un uomo?
Sarà possibile sostituire alcune parti malate con altre sane?
È moralmente possibile accettare tutto ciò?
È e sarà questo il dibattito futuro, è e sarà questo il dilemma. Ciò andrà a definire e cambierà il potere dell’uomo sull’intero sistema universale, ponendolo ancor di più al centro e alimentando in maniera più forte la contrapposizione tra scienza e religione, tra morale e logica, tra innovazione e conservazione.
Ma se tutto ciò deve ancora avvenire, la medicina sta comunque, attraverso sperimentazioni varie, cercando di migliorare la condizione umana. Ci sono malattie e virus che ancora purtroppo non sono state debellate, anche se è forte la campagna informativa e preventiva.
Ciò, naturalmente, può essere non bello da affrontare, perché spesso tutto quello che è negativo tendiamo a non pensarci e ad allontanarlo.
È di poche ore, la notizia di un vaccino che tenderebbe (uso il condizionale in quanto è ancora in fase di test più approfonditi) ad indebolire l’AIDS, che, anche se se ne parla meno, tuttavia esiste ancora (non dimentichiamolo!). 
Il vaccino TAT, così chiamato, è stato messo a punto da un equipe italiana e si tratta di un vaccino terapeutico, non preventivo e che quindi verrebbe a migliorare la vita di tutte quelle persone che hanno contratto il virus.  Pertanto, non impedisce la contrazione dell’AIDS, ma, in ogni caso, se veramente riuscisse ad aiutare, sarebbe già un importante passo in avanti (si sa che spesso purtroppo i malati vengono abbandonati a sé stessi). Si potrebbe quindi controllare per periodi di tempo determinati il virus senza far assumere farmaci ai pazienti.
Tutto ciò è importante soprattutto per chi scopre tardi di aver contratto il virus dell’AIDS, ma anche per i bambini. nati e innocenti.
Come dicevo prima, questo sviluppo è dovuto ad un’equipe italiana e finanziata con fondi statali, dal ministero della Salute e degli Affari esteri, ma naturalmente per proseguire hanno bisogno di altri fondi, di investimenti e finanziamenti.
Speriamo che qualcosa si muova in senso positivo, perché la medicina e la tecnologia usati per far del bene non devono non essere bloccati, ma anzi sostenuti.
Tiziana Scotti