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I giovani rappresentano: il futuro, la speranza, di una vita in continuo miglioramento

Putignano un paese pugliese in provincia di Bari, come sapete la mia regione… ed è famosissimo per il suo fantastico carnevale. Ma questa volta, non vogliamo parlare di questo, ma bensì di quando la scienza e la competenza si mettono veramente all’opera per migliorare l’esistenza umana.
Una donna di 57 anni lucana, rischiava la paralisi a causa di una malformazione congenita a carico delle vertebre cervicali, per tanti medici lei è stata dichiarata inoperabile… mi sembra corretto fornirvi qualche informazione di tipo tecnico e scientifico prima di proseguire con il racconto di questa vicenda. Questa patologia viene chiamata, decompressione del canale vertebrale: Ovvero lo schiacciamento delle vertebre e si può risolvere in due modi; nei casi  di schiacciamento lieve, caratterizzato da una sintomatologia leggera solitamente è indicato un trattamento conservativo, di tipo fisioterapico e farmaceutico, mentre nei casi più gravi è consigliato l’intervento chirurgico. La signora, oltre a questa patologia congenita soffriva di artrosi che complicava il quadro clinico… la procedura standard, la più usata in questi casi era una terapia a livello della testa, cioè un vero e proprio tiraggio visto che le vertebre interessate sono quelle fra testa e collo che per così dire si sono saldate, quindi ben immaginare quale con quale risultato hanno portato la signora alla tetra paresi. L’unione fra la vertebra del collo e la testa, in gergo medico si conosce con un nome epistrofeo, ora andiamo a focalizzare bene la nostra attenzione sull’intervento eseguito dall' equipe chirurgica mininvasiva dell’ospedale San Carlo di Potenza, uno dei pochi centri che utilizzano la tecnica che stiamo per illustrarvi. Quest’equipe è composta da: Giulio Cecchini 33 anni, è il medico più giovane in grado di eseguire tale intervento, per completare l’informazione di lui possiamo dire che è figlio della terra pugliese e per l’appunto è originario di Putignano. Insieme a lui ad affrontare questa prova ardua, troviamo un suo amico e collega il dottor Francesco Di Biase con la supervisione del direttore del reparto di neurologia  il dottor Giovanni Vitale. I disturbi che la paziente è costretta a sopportare quando si decide per l'intervento sono vari: forti cefalee, apnea notturna e vari disturbi legati anche al movimento. Il  neurochirurgo putignanese, spiega lo scopo dell’intervento… Questa compressione del midollo, è dovuta principalmente alla presenza di quello che viene chiamato dente epistrofeo, essa è la seconda vertebra cervicale che s’immette verso la parte bassa del cranio, come appunto avevamo detto ed è questa la parte che andrà rimossa. Questa è una parte del nostro corpo molto delicata, perché nella stessa zona è presente il centro del respiro e del battito, anche per tale motivo è un intervento che pochi eseguono. Come arrivare in questa zona da operare? La tecnica più diffusa, prevede l’entrata dalla bocca, (transorale) ma questa soluzione porta con sé il rischio di varie infezioni, problemi poi di fonazione (la voce, la parola, ed anche con la deglutizione.) Per evitare tali effetti si è pensato ad un’altra soluzione: entrare dal cavo nasale, questa tecnica è meno soggetta ad infezioni, perché non si prevedono incisioni. La paziente infatti non avrà punti di sutura ne cicatrici, inoltre con tale intervento la signora potrà già alimentarsi autonomamente e riprendere la terapia antibiotica e piano piano riprenderà anche le forze sugli arti. La paziente è  stata dimessa, presto passeranno anche le cefalee e l’apnea notturna, dopo la rimozione del dente epistrofeo, la nostra amica verrà richiamata per un secondo intervento che servirà per stabilizzare le vertebre che miglioreranno la mobilità del capo, che attualmente è sostenuto da un collare. Il dottore precisa che è importante una diagnosi precoce, perché la tempestività fondamentale per un miglior risultato finale… più tardi s’interviene e meno possibilità ci sono di poter fare qualcosa. Si parla tanto male delle università, dei medici che mancano, questo ha voluto essere un buon esempio valido proprio da noi in Italia. Credo e spero che non sarà l’unica storia, in questo caso la medicina rappresenterà veramente una vocazione verso il prossimo. Ognuno di noi, vorrebbe trovare sulla propria strada un medico come il nostro amico Giulio, che insieme ai suoi colleghi ha evitato che le condizioni della signora potessero peggiorare. A volte avere il coraggio di rischiare può salvare una vita.
Floriana Salvagione