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Calarsi nei panni di un disabile virtualmente per migliorare l'accessibilità. Quando nella vita reale?

Carissimi lettori,

ormai viviamo in mondo virtuale,  un mondo social, è raro non trovare un profilo di una persona all'interno delle diverse piattaforme. Ovviamente i giovanissimi sono nati e cresciuti in questo mondo virtuale che equiparano alla vita quotidiana. Diciamo le cose come stanno, i giovani non si vedono più fisicamente preferiscono parlare e vedersi tramite chat. Ormai le comitive sono virtuali, gli innamoramenti sono virtuali, le amicizie nascono virtualmente, le persone lavorano con i social alla ricerca di like perchè maggiore è l' approvazione collettiva maggiore è la fetta di persone che sono interessate a cio' che si pensa, si scrive e anche vende. i programmi televisivi vertono sulle discussioni o le notizie che escono dal web e dai social. Ormai è un intreccio fra vita reale e virtuale.

Ma gli anziani che ancora hanno difficoltà ad utilizzare un semplice cellulare e pc come fanno? o i disabili di diverso tipo? come fanno a capire ed entrare in questo mondo che all'apparenza sembra cosi semplice ma in realtà è complesso per chi ha dei propri limiti a causa di una malattia o della età avanzata?

Facebook ha creato una pagina apposita. E' vero da diversi anni su facebook è stato creato l’Accessibility Team che ha il compito di rendere il più accessibile possibile il sito ai disabili.Ma questo non è stato sufficiente.

Cosi nasce un esperimento che si chiama Empathy Lab, in italiano lo chiameremo il laboratorio dell'empatia, una stanza dove ci si puo' calare virtualmente nei panni di un disabile per comprendere le sue necessità.

Il questionario anonimo del CNR. Persino i ricercatori del CNR di Genova stanno studiando il quesito e hanno lanciato in rete un questionario anonimo che ha l’obiettivo di raccogliere dati sull’uso dei social network da parte delle persone con disabilità per comprendere meglio quali siano le potenzialità e le criticità di questi strumenti.

A questo punto non mi rimane che dire: attendiamo che i normodotati si calino nei panni dei disabili per poter rendere accessibile la vita virtuale a tutti! ma ci pensate? Magari fosse anche cosi nella vita reale! Chissà se a qualcuno verrà voglia di fare un laboratorio empatico anche per le strade, nei negozi, ai bancomat, ai ristoranti, in palestra, nei luoghi turistici, ospedali etc per renderli accessibili a tutti?

Tiziana Scotti