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Affinché non diventi disabilità

L’osteoporosi non è considerata una malattia invalidante di per sé. Ciò che può portare all'invalidità sono le varie fratture a carico dello scheletro e delle sue estremità (polsi, dita, femore, ecc.).

In Italia, quasi 5 milioni di persone soffrono di questa patologia, di cui l’80%  sono donne in postmenopausa. Nel campo dell’osteoporosi, medici esperti e ricercatori lavorano incessantemente per prevenire questa patologia grazie all’apporto di calcio e di vitamina D. I consigli per prevenire l’osteoporosi è una dieta alimentare equilibrata e delle sane camminate al sole.

Una ricerca tutta italiana, precisamente dell’Università di Bari guidata della dott.ssa Maria Grano ha scoperto come combattere l’osteoporosi: la molecola Irisina.

Il brevetto per poter creare un farmaco ha dovuto superare vari controlli partendo dal 2016 in Italia e l’anno seguente in ambito Europeo. Oltre oceano gli statunitensi hanno fatto attendere il loro consenso, visto e considerato che avevano in mano l’ Irisina per altri scopi terapeutici, precisamente contro l'obesità.

Secondo l’idea della nostra ricercatrice, gli americani erano un po’ risentiti per non aver capito prima il valore di questa preziosa molecola.

Ci sono voluti ben tre anni per il loro benestare e adesso i nostri ricercatori potranno pensare alla creazione di un vero e proprio farmaco di precisione, così lo definisce la dottoressa.

Chiunque creerà il farmaco dovrà pagare le royalties, ossia i diritti di proprietà, all’Università di Bari. Maria Grano ricorda di aver lavorato per anni come precaria, una realtà molto presente in Italia, specie nel mondo della ricerca. Oggi, la dottoressa è Professore ordinario di Istologia ed Embriologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università degli studi dello stesso ateneo, intanto gli studi proseguono coi finanziamenti regionali.

Ma come agisce l’Irisina nel nostro scheletro?

La dottoressa Grano paragona la molecola a un personal trainer che fa lavorare lo scheletro anche nel caso in cui il paziente non potesse muoversi.

La collaborazione si è ampliata fino ad arrivare alla NASA dove questa molecola viene somministrata agli astronauti che, in assenza di gravità, perdono massa sia muscolare che forza scheletrica, proprio come accade a coloro che soffrono di osteoporosi. I risultati arrivati dallo spazio sono incoraggianti, racconta la ricercatrice, ma non sono ancora stati pubblicati.

Per far capire il suo valore, ci fa un paragone molto esaustivo. Se gli astronauti non assumessero il farmaco per una settimana, perderebbero gran parte della muscolatura e lo scheletro si assottiglierebbe. Ricordiamo che una settimana nello spazio equivale ad un anno terrestre.

Il passeggio successivo sarà quello di creare una molecola pura e certificata. Si prevede che il farmaco possa essere in comercio entro il 2025.

Concludo il nostro articolo nella speranza che sia stata una buona notizia per tutti. Questo deve essere anche un grande incoraggiamento soprattutto per i nostri studenti. Non bisogna arrendersi mai perché il sapere è un’arma che se usata bene migliora davvero la vita.

Margherita Rastiello

Spunti da: https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/bari/1198648/molecola-contro-osteoporosi-la-firma-di-una-ricercatrice-barese.html