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Testimonianze di vita, vissute con amarezza e complementare accettazione

Ho il piacere di proporvi la testimonianza di un ragazzo che per ovvi motivi vuole mantenere l’anonimato, il quale ci racconta come la disabilità gli ha impedito di svolgere le funzioni della vita più ovvie.

Da qualche anno a questa parte sono diventato quasi tetraplegico, a tal proposito ho dovuto subire innumerevoli ricoveri e infiniti esami. L’unica cosa che mi ha imbarazzato particolarmente è stato un clistere preparatorio (da premettere che sono tutt’altro che stitico a periodi, si è trattato soltanto di un clistere per svolgere l’esame clinico).

L’infermiera mi porta da parte per avvisarmi che dobbiamo fare ciò, annuisco senza avere altra scelta.

Dopo circa 30 minuti si presentano in stanza da me in due (sono giovanissime), si presentano con traverse, pannolone (realizzo dopo cosa è) e il clistere che mi avevano fatto vedere prima.

Riguardando quella bottiglietta avevo sempre più malincuore, ad ogni sguardo la parte che andava infilata nell’ano sembrava sempre molto più grande.

Una volta preparatosi le infermiere mi spogliano, mi girano di lato, cercano il buco e boom. Nell'ano mi ritrovo 5 cm di plastica del clistere.

Subito dopo mi dicono: ora sto iniettando la sostanza, stringi più che puoi, io umilmente ho detto ok. La sua collega per 30 secondi mi ricordava di stringere bene.

Una volta finita dicono: ti mettiamo il pannolone per sicurezza, dico un va bene sotto morale (non accetto la condizione fisica, pensa questo), girato di qua e di là mi rivestono e mettono sotto la traversa.

Dopo due minuti da quando se ne vanno loro la vescica mi saluta, implode e mi urino addosso. Sensazione strana, anche se c’era il pannolone avevo l’idea di farmela comunque addosso .

Dopo quasi un quarto d’ora ho serie contrazioni addominali e chiamo l’infermiera: lei mi dice (resisti fino a quando puoi, poi liberati), penso tra me e me: mah avevo capito che dovevo aspettare un’oretta almeno e poi provare a sforzarmi in bagno non defecarmi addosso!!!

Passa un minuto esatto e la cacca riesce a sfondare tutto, cago ininterrottamente per mezz’ora così tanto che ormai esce fuori dal pannolone e mi sporco tutto.

Dopo qualche minuto passano le infermiere e mi chiedono come va, dico: credo di aver finito.

Mi spogliano nuovamente e devono togliermi una notevole quantità di cacca rimettendola nel pannolone appena tolto, pulire il sedere con innumerevoli spugne (nel frattempo avevo complessi di inferiorità, vergogna, rispetto, riconoscenza e chi più ne ha ne metta.).

Una volta finito mi rimettono il pannolone per la nottata, dato che potevo avere ancora scariche, fortuna volle che non è stato così.

Le saluto facendomi abbracciare, è stata un'esperienza molto forte “amore e odio”, loro mi dicono è il nostro lavoro, rispondo: anche se è il vostro lavoro lo avete fatto molto bene, con calma e umanità!

Purtroppo le mie condizioni degenerano di mese in mese e non riesco ad accettare e comprendere tutto ciò, e mi dà delle esperienze come questa molto forti.

Ho voluto proporvi questa testimonianza per comprendere che le azioni più ovvie non per tutti sono ovvie e dovremmo riflettere ogni momento della nostra vita.

Nele Vernuccio