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Sesso per tutti

Sesso e disabilità mi hanno sempre incuriosita e non tanto in quanto disabile ma in quanto cittadina del mondo. Avevo letto anni fa il libro di Barbara Garlaschelli: "Non volevo morire vergine" un’opera autobiografica che offriva uno spaccato della vita della ragazzina quindicenne che dopo un grave incidente automobilistico, perse l’uso delle gambe per colpa di una paraplegia irreversibile e che temeva di non poter godere di una vita normale, sesso compreso. La sua prima volta, la sua normalità completamente castrati, quelli anni caratterizzati come per ognuno di noi da una fase di guerra contro i brufoli, con la nascita dei primi pruriti sessuali ed i primi batticuori amorosi. L’attività sessuale un problema o una gioia condivisa da oltre 3 milioni di disabili dei quali oltre 2 milioni con un range d’età che spazia dai 15 anni ai 60 ed oltre. Il tempo delle mele, il tempo dell’amore giovanile ma non solo anche il tempo del sesso e della sessualità. Insomma il tempo della vita, normale. Mangiare, dormire, fare sesso sono fasi naturali di un’esistenza normale, ed avere dei limiti fisici o mentali non dovrebbe creare un impedimento. Come vedete ho usato il condizionale poiché non si capisce il perché ma, per la società permissiva e libertina per se stessa, per quanto concerne la tematica del sesso per una disabile, lo relega ancora come tabù. Tanti silenzi, tanto dolore, tanta solitudine tanta tristezza.  Ci fanno vivere ancora oggi il sesso come sporco, il sesso è per forza qualcosa che costringe il disabile a dover pagare per avere favori in cambio nella più totale oscurità, perché nulla gli si potrebbe dare senza ottenere denaro. Assurdo, ma nella realtà quotidiana il percorso è difficile, la liberalizzazione della mentalità, la modifica del pensiero ma non solo quello deve cambiare. Uomini in “gamba” come Iacopo Melio hanno iniziato anni fa campagna mediatiche di sensibilizzazione verso la vera inclusione, che svaria dal non poter prendere l’autobus a quelli legati alla libertà personale, all’autodeterminazione, alla possibilità di vivere da soli etc…La sensibilizzazione della società, anche grazie a uomini come Iacopo, procede lentamente ma continuamente. Segnaliamo però che non è nulla d’istituzionale sfortunatamente. Alcune Associazioni a livello privato, si stanno muovendo in tale contesto, istituendo nuovi corsi di formazione aperti ai disabili ai familiari ed agli operatori del settore per condividere la consapevolezza del proprio stato senza finte vergogne e senza nessuna barriera mentale. Ma non basta. Molti ragazzi vivono in case Famiglia, se non in seno alla famiglia stessa, senza avere i necessari spazi ”vitali” per la propria privacy. Voi mi insegnate che mentre per un normodotato, spesso i genitori usano un occhio di riguardo, lasciando libera la casa o fingendo di non vedere il figlio sgattaiolare con la fidanzatina, in camera. Come ben potete capire vedere un disabile sgattaiolare in camera, fingendo di non averlo visto, non è di facile interpretazione. Ed ecco allora che è sceso in campo a 360 gradi anche il nostro amico Max Ulivieri che si batte oramai da anni oltre alle necessità d’inclusione viaggi, spazi abitativi anche per la volontà e la necessità di vivere liberamente il sesso. Max ha scritto un importante testo dal titolo LOVEABILITY in cui si “combatte” per far ottenere l’assistenza di lovegiver ai disabili. Ma non solo Max in partnership, ha visto nascere il documentario italiano sulla stessa tematica. L’assistenza sessuale alle persone disabili nel documentario dal titolo BECAUSE OF MY BODY. Nel 2013 ha fondato il Comitato per l’assistenza sessuale alle persone con disabilità (lovegiver.it). L’anno dopo ha presentato in Parlamento un progetto di legge per il riconoscimento dell’assistente sessuale, qualificata come una vera figura specializzata, che aiuta fisicamente e psicologicamente i disabili ad approcciarsi all’affettività. Pensate stia cambiando qualcosa? Forse poco, in effetti, si sta muovendo, ma siamo ben lontani dalla meta della liberalizzazione totale della nostra vita sessuale, del nostro diritto al sesso assistito. Non si capisce perché ma questa è la realtà.

Paola Bevilacqua