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Pet therapy: tra passato e presente

Nel corso dei secoli il rapporto tra gli uomini e gli animali è molto cambiato: si è passati da quello preda-predatore a un legame basato sull’utilità. L’abitudine quindi di avere animali domestici ha origini molto antiche.

I primi cani, forse esemplari del lupo, vennero addomesticati tra i 19mila e 36mila anni fa e adoperati nella caccia e come difesa. Nel corso degli anni questa consuetudine ha subito ulteriori trasformazioni a seconda dei periodi e delle culture, tanto da arrivare a parlare oggi di animali da compagnia come pet la cui cura e allevamento sono diventati un vero e proprio business al limite dell’incredibile: esistono addirittura hotel di lusso dove cani e gatti possono essere ospitati tra ogni comfort che prevede l’impiego di pet sitter, trattamenti di massaggi e menù appositi. Il legame che si crea tra animale e padrone è fortissimo, tanto da riempire spesso le cronache giornalistiche dove i protagonisti sono gli amici a quattro zampe.

Si calcola che negli ultimi dodici anni in Italia sia cresciuta la sensibilità verso gli animali e con essa l’impegno delle istituzioni e delle associazioni nella tutela. Parallelamente si è sviluppata nei cittadini la tendenza ad accoglierli nelle loro case. Euromonitor ha stimato che nel 2018 in Italia siano presenti più di 60,2 milioni di animali.

Secondo L’Istat il rapporto tra gli animali da compagnia e la popolazione italiana è di 1:1. Al primo posto figurano i pappagalli e i canarini (12,8 milioni), al secondo i gatti (7,4 milioni) e al terzo i cani (6,9 milioni). Sono 60 milioni gli animali da compagnia che vivono nelle famiglie e il loro benessere sfiora 2 miliardi di euro solo per l’alimentazione. Al business del food si sommano 150 milioni di euro per accessori con un trend di crescita doppio.

Quest’attenzione e attaccamento al mondo animale ha portato d’altro canto a dei risvolti positivi nel campo scientifico. Molto diffusa oggi è la pet therapy.  L’espressione fu coniata nel 1964 da Boris M. Levinson, psichiatra infantile che sperimentò l’impiego degli animali come terapia per curare alcune malattie. La pet therapy ha avuto notevoli sviluppi negli ultimi decenni in quanto il contatto con l’animale è terapeutico.  

Diversi studi scientifici hanno confermato come introdurre animali domestici in ambienti come ospedali, case di cura e RSA favorisca i rapporti relazionali e il benessere psico-fisico dei pazienti. Segnali positivi si sono riscontrati nel campo dell’autismo dove maggiore è la difficoltà ad aprirsi agli altri. Soprattutto i cani sono stati adoperati a tali scopi: si è visto un netto miglioramento riguardo al livello attentivo e di comunicazione con riduzione delle problematiche relative al disturbo dello spettro autistico. La pet therapy è utilizzata anche come supporto nei processi educativi e di apprendimento cercando di favorire l’integrazione e la  socializzazione negli ambienti scolastici. Un bambino che cresce con un animale sviluppa la propria autostima, l’empatia e si relaziona più facilmente con gli altri. Miglioramenti si sono avuti nel campo del linguaggio, del comportamento e dello sviluppo cognitivo. In particolare gli adolescenti con problemi di ritardo mentale e aggressività hanno dimostrato una maggiore capacità di autocontrollo e rilassamento. Studi più recenti stanno dimostrando come la presenza di un animale durante un’attività faticosa e impegnativa riduca notevolmente ansia e stress e allo stesso tempo migliori le relazioni, il contatto umano e l’umore. Esiste un legame speciale tra uomo e animale basato sulla fiducia che cresce e si alimenta giorno per giorno e che dura tutta la vita. Si crea un vincolo affettuoso fisico ed emotivo che comporta un rapporto empatico di grande effetto.

                                                                                                                   Giovanna Lombardi