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Pari diritti fra uomo e donna, pari sicurezza, se ne parla tanto ma si fa poco

La donna è sempre sotto il mirino, quasi tutti i giorni sentiamo parlare di violenza ai danni di una donna, se questa è disabile, risulta fragile e quindi doppiamente a rischio... In questo percorso ci accompagnerà Francesca Arcadu, fondatrice del gruppo donne dell'Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, fondata nel 1998. (UILDM) Ora faremo due esempi di situazioni critiche; Rimini violenza e lesioni su una disabile di 50 anni, tutto questo é successo  l'8 aprile. Quando la violenza tocca una donna soprattutto se disabile se ne parla poco... Un'altro esempio molto simile é accaduto a dicembre dell'anno in corso, dove un branco di ragazzi fra i 16 ed i 18 anni fanno violenza su un ragazzo 17enne disabile fisico e mentale. L'Unione Europea si è occupata di questo grave problema, preparando un documento:  il manifesto sui diritti delle donne e delle ragazze con disabilità. Questo documento nato a Budapest nell'anno 2011, è considerato uno strumento sia sociale che politico, adesso prende in considerazione 16 situazioni di discriminazione, si parla appunto di discriminazione secondo il genere in questo caso la donna, la ragazza... conosciamo meglio la nostra compagna In questo "viaggio" non piacevole, Francesca Arcadu 43 anni vive in Sardegna, precisamente a Sassari, lavora alla Camera del Commercio, laureata in giurisprudenza e per quanto riguarda la vita privata convive con il suo compagno Simone. Dall'età di 4 anni e' in compagnia dell' atrofia muscolare spinale.  Ciò comporta la morte dei motoneuroni, che sono delle cellule presenti nel midollo spinale. Parliamo con lei proprio di discriminazione: Secondo i dati raccolti le donne con disabilità subiscono una descriminazionezione più marcata e su vari fronti; loro vengono percepite come asessuate... Spiegando meglio il concetto significa: non avere ne un'idea femminile né maschile, come se la donna disabile non abbia nessuna particolarità. Quindi racconta Francesca, il fatto che io abbia un compagno e  conduco una vita normale suscita stupore e curiosità. Una battaglia che conduce la nostra amica, è quella contro le barriere architettoniche visto che dall'età di 9 anni lei si muove grazie alla carrozzina elettrica e non sempre i luoghi sono accessibili. Un'altro suo impegno è quello di divulgare il documento di cui abbiamo parlato in precedenza portandolo nei vari comuni che visita. Si sente più spesso dibattere su descriminazione culturale ed etnica, invece parliamo sempre meno della discriminazione dovuta alle condizioni fisiche. A proposito di questo, é stata posta una domanda alla nostra amica cioè: "Hai mai subito in prima persona la discriminazione"? La nostra protagonista ha risposto: la vera discriminazione è per esempio il difficile accesso alle cure soprattutto per noi donne, quando dobbiamo sottoporci a visite specialistiche (Pap test per esempio.) Molte volte il personale non è preparato,perché ci vede appunto come dicevo prima asessuate. Trovare personale preparato è un'impresa, lo stesso vale se parliamo di trovare un ambulatorio che sia attrezzato per accogliere un paziente disabile, invece per quanto riguarda il medico non importa se sia uomo o donna. In questo ambito la mia associazione si batte, racconta la ragazza: perché non sia appunto un'impresa trovare medici e luoghi adatti. Tornando ad un discorso più ampio sulla  violenza di genere, l'Europa ha bacchettato l'Italia proprio per quello che subiscono le donne disabili dati Istat alla mano il 36% di noi ha subito una violenza fisica arrivando ad atti sessuali, contro il 30% delle altre donne, Francesca dice ancora: l'Italia purtroppo in questo risulta ancora molto indietro ed a proposito dell'argomento consiglia la visione del video silenzi interrotti, promosso dalla federazione italiana superamento handicap. In questo video vengono raccontate molte storie, fra cui c'è quella di Emanuela una ragazza affetta da tetraparesi spastica che è stata in grado di riconoscere le violenze subite da parte del tuo terapista. Perché dico riconosciute? Appunto perché nel momento in cui parliamo di un disabile è più difficile farsi credere quando raccontiamo di aver subito una violenza visto che l'idea che sorteggia che serpeggia é più o meno questa; ma sicuramente avrà frainteso, ma figurati chi violenterebbe una ragazza disabile? Anche perché nella vita di un disabile e lo sappiamo bene c'è bisogno di varie figure professionali badanti terapisti ecc... quindi il contatto fisico è all'ordine del giorno e qui viene difficile stabilire un confine per chi ascolta una versione simile simile. E quando ci si trova di fronte ad una disabilità intellettiva cosa succede? Come ad esempio nel caso di un down, che come sappiamo sono molto affettivi ed espansivi per indole, diventa ancora più difficile riconoscere i segni della violenza. Ora torniamo a parlare del famoso manifesto e cerchiamo di capire di che cosa si tratta: per prima cosa bisogna dire che si snoda su vari punti e tocca vari fronti ▪la vostra associazione accetta la figura dell'assistente sessuale?La nostra amica risponde: siamo tendenzialmente contrari, preferiamo aiutare nell'informazione con seminari e incontri aumentando così la consapevolezza. Il sesso è da considerarsi un diritto ed un piacere, ma preferiamo accompagnare verso un'integrazione ed una vita normale, ma è chiaro che poi ognuno fa le sue scelte. ▪Sterilizzazione ed aborto selettivo, sfato l'idea che queste pratiche avvengono solo in paesi meno evoluti perché non è così, ma avviene anche da noi... Si pensa che tutto ciò si fa per il bene del disabile, per evitare la violenza. Ma secondo l'associazione viene a mancare una parte fondamentale dell'essere umano che è l'autodeterminazione, cioè la libertà di scelta. Il manifesto tocca anche il discorso di diritto alla maternità da parte di madri disabili. Possiamo capire le preoccupazioni sia di medici che di familiari, per questo secondo noi c'è bisogno di buon assistenza. C'è un caso particolare che viene preso poco in esame, in caso di divorzio dove la madre è disabile molto spesso rifiutano di dargli la custodia proprio per mancata assistenza. Un'altro punto di cui pochissimi parlano e che invece il manifesto considera sono le persone disabili bisessuali lesbiche e transessuali questo categoria è doppiamente svantaggiata è discriminata, facendo un semplice esempio quando queste persone chiedono esami clinici non è difficile vedere che si storce il naso, va bene essere disabile ma è troppo avere un'altro orientamento sessuale.▪ Non ci si può non occupare del lavoro, anche qui le donne disabili partono svantaggiate a parità di studi con l'uomo ed a parità di iscrizioni ai centri di impiego. Con i dati alla mano l'uomo risulta considerato per il 56,8 mentre la donna si ferma al 43,2. Questo mondo nel quale viviamo, in questo periodo, è un mondo dove il linguaggio della violenza è il più conosciuto e purtroppo è anche il più condiviso... diventa difficile dover sempre pensare, a difendersi non fidarsi e aver paura. Dobbiamo lottare per l'uguaglianza, tra uomo e donna in tutti i campi solo così sarà più facile combattere la discriminazione. Spunti da: 

Floriana Salvagione