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La seconda vita di Alessandro, portiere della squadra amputati del Vicenza

CASTELVERDE (25 aprile 2019) - «La mia vita è cambiata all’1.52 della notte tra il 16 e il 17 novembre del 2016. Non ho detto che è cambiata in peggio, solo che è cambiata». Alessandro Cenicola, 23 anni di Livrasco, è un altro esempio di coraggio, forza e amore per lo sport. Perché nella data che ha citato ha avuto un incidente stradale che gli ha portato via il braccio destro. Lui al tempo era centrocampista del Castelverde Juniores con qualche panchina in prima squadra, a distanza di tre anni sabato farà il suo esordio come portiere nel Vicenza nel campionato amputati. «E l’emozione e la tensione sono le stesse di prima».
Ale è un ragazzo come gli altri, giubbotto di pelle, faccia furba, una protesi al posto del braccio destro e un grande sorriso, che non perde neppure raccontando con dovizia di dettagli il suo incidente. «Non ho mai perso conoscenza ed è stato un bene. Con mio fratello ero stato alla festa di laurea di mia sorella al Flora. All’uscita abbiamo imboccato la strada per la città sull’argine, c’erano nebbia e brina. Mio fratello guidava, non eravamo quasi mai passati di lì, né io e né lui abbiamo visto la curva a gomito. L’auto è scivolata giù dalla discesa e ha sfregato contro la cabina di cemento appena sotto. Nel momento dello scontro mi sono tenuto con il braccio destro alla maniglia della portiere che è stata strappata via, insieme al mio arto. Amputazione sul colpo, sangue dappertutto ma non sono svenuto. I soccorsi sono arrivati in fretta, mia sorella è stata la prima, poi sono arrivati anche i miei genitori. Ho tranquillizzato tutti rispondendo alle domande che mi facevano. Ho visto e sentito i vigili del fuoco tagliare le lamiere, anche il mio giubbotto e gli ho detto sorridendo: ‘costa 400 euro questo, me lo pagate voi?’».

Subito una grande forza d’animo.
«Certo. Sull’ambulanza ho chiesto se il braccio era irrecuperabile ma non mi hanno dato una risposta. All’ospedale di Cremona sono rimasto qualche minuto, il medico ha capito la situazione e mi ha spedito immediatamente al Niguarda in un centro specializzato. La nebbia non ha permesso il decollo in elicottero e quindi è stata una corsa in ambulanza fino a Milano. Mi sono svegliato il giorno dopo e ho capito che non avevo più il braccio destro. L’impatto è stato un po’ traumatico, poi ho visto mia madre e ho capito che ero io a dover rincuorare lei e mio papà. Ho chiesto subito di mio fratello, quando ho saputo che era uscito illeso dall’incidente mi sono tranquillizzato».

È stato un periodo difficile.
«Sono stati cinque anni durissimi per me ma ho sempre guardato in faccia la vita e ho sorriso. Prima un cancro a mia madre e mia nonna (che hanno superato), poi l’incidente e infine la scomparsa della nonna per un infarto nel giorno del mio compleanno la Vigilia di Natale. Ma il mio motore non si è mai spento».

Poi tutto è cambiato.
«Diciamo che si è modificato. Prima di tutto ho dovuto superare le difficoltà dei dolori dell’arto fantasma. Dieci giorni dopo l’operazione ero già in giro con gli amici. Poi ho dovuto diventare mancino e piano piano ho ripreso le mie attività».

Comprese quelle sportive.
«Prima dell’incidente mi ero rotto il crociato del ginocchio sinistro e quindi ero fermo. Da calciatore ho fatto tutta la trafila delle giovanili a Castelverde con un paio di panchine in prima squadra. Dopo l’incidente sono passati due anni prima di tornare a fare sport. Con calma ho iniziato ad avvicinarmi a ragazzi con delle disabilità come la mia. Ho conosciuto una ragazza di Como, una modella che ha proseguito la sua attività anche dopo l’amputazione di una gamba. Un po’ perché era molto carina e un po’ perché volevo qualche informazione ho iniziato a contattarla su Istagram. Mi ha aperto un mondo. Tramite un gruppo Facebook ho preso contatti e da lì ho capito che potevo scegliere tantissimi sport. Ho provato con il canottaggio, proprio al Flora, evidentemente era destino. È stato complicato, alla fine il lavoro sulla parte superiore del corpo era troppo e pesava sulla postura. Mi sono allenato quattro mesi e ho deciso di smettere».

Ed è tornato al calcio, ma da portiere.
«Tramite Francesco Messori ho iniziato a capire come muovermi nel campionato amputati di calcio a 5. I giocatori con una menomazione agli arti inferiori giocano fuori, per chi ha problemi agli arti superiori come me c’è solo la possibilità di fare il portiere. All’inizio non ero convintissimo, poi ho fatto una prova e un allenamento ed è stato tutto in discesa. Lo spogliatoio, il pallone, la doccia alla fine. Insomma sono tornato nel mio mondo. Da portiere me la cavo, ma soprattutto ho la fortuna di avere i piedi buoni e quindi posso anche impostare l’azione. Ho la faccia tosta e quindi non faccio fatica a comandare i compagni. Ho scelto il numero 4 in onore dei vecchi tempi da regista e giocherò con la maglia del Vicenza. Il campionato (a quattro squadre) partirà proprio sabato».

Cremona-Vicenza è un bel viaggio.
«In realtà ci si ritrova due volte al mese e a Cremona lavorerò in modo individuale».

Sta lavorando?
«Sto concludendo un progetto formativo con la Cremonese, attraverso l’Azienda Sociale Cremonese. Sono partito con tre mesi nell’ufficio marketing, poi lo stage è stato rinnovato per altri tre. Attualmente aiuto in segreteria e all’accoglienza. Mi trovo molto bene».

Progetti per il futuro?
«Spero di poter lavorare nel mondo dello sport. Da atleta mi auguro di fare una bella stagione e di essere convocato nella nazionale amputati. La maglia azzurra è un richiamo fortissimo. Da calciatore vero e proprio non ce l’avrei fatta, ora il sogno si potrebbe realizzare».

Sente qualche sguardo strano addosso?
«Sì, ma è normale e di certo non me la prendo. Anche a me succedeva quando non avevo questa problematica. I bambini soprattutto sono molto curiosi e io li prendo in giro. Gli dico che sono un robot e che mi posso smontare e rimontare a piacere».

Ha deciso per la protesi.
«Sono uno che vuole estrema libertà. Ne ho provata una che implicava l’utilizzo di cinghie e tiranti che mi davano fastidio. Ho trovato una soluzione comoda con questa protesti. Potrei passare a una mioelettrica che possa aiutarmi in certi movimenti, ma non sono sicuro. L’importante è la comodità».

Ha sempre il sorriso?
«Non dovrei? Praticamente faccio tutto quello che facevo prima. Anzi, da quando ho avuto l’incidente sono molto più social di prima sulle varie piattaforme. Ho più voglia adesso di farmi le fotografie che tre anni fa. I miei genitori poi mi hanno regalato l’auto dei miei sogni, la Range Rover Evoque, guido senza problemi. L’unico intoppo è stato quello di dover prendere la patente speciale, la BS».

È fidanzato?
«Sono giovane e mi piace divertirmi. Diciamo che non ho mai avuto una ragazza fissa, né prima e né dopo l’incidente. Mi diverto».

Fonte:  http://www.laprovinciacr.it/news/cronaca/220776/la-seconda-vita-di-alessandro-portiere-della-squadra-amputati-del-vicenza.html