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La ragazza che cammina male

Mi sono resa conto, nel corso degli anni, che   quando sono al telefono devo descrivere un mio segno distintivo per farmi riconoscere  uso quasi sempre l’espressione: “La ragazza che cammina male”. 

In realtà, però, prima di tutto sono Simona Bagnoli.

Ho 41 anni, vivo in un piccolo paese dell’entroterra marchigiano, Ostra, sono sposata, ho un meraviglioso bimbo di 6 anni, e ho una disabilità motoria dalla nascita.

Sono nata a sei mesi e mezzo e all’epoca, in ospedale, c’era solo un’incubatrice. Ma quel giorno era rotta. Quando il personale sanitario è riuscito a trovarne un’altra funzionante, erano già trascorse molte ore ma fortunatamente sono sopravvissuta.

Mia mamma però si accorse che tardavo a camminare, e dopo gli accertamenti del caso, la diagnosi  fu: paralisi celebrare infantile da parto prematuro con tetraparesi spastica agli arti inferiori.

Con il tempo ho recuperato un po' di funzionamento muscolare, ma tutt’ora cammino male: un pò barcollando, un po' strisciando i piedi … diciamo che quando arrivo io si sente, specialmente se c’è la ghiaia. Spesso cado, perché  il mio equilibrio è molto fragile, mi basta un niente e mi ritrovo per terra.

Ma se da piccola questo mio segno particolare era fonte di vergogna, perché mi vedevo diversa dagli altri bambini e non potevo fare molte delle cose che facevano loro, come ad esempio correre, ballare, andare in bicicletta ora che sono diventata adulta e forse più consapevole di me stessa posso affermare che, quando mi descrivo come la ragazza che cammina male, sono molto orgogliosa.

Le persone che non mi conoscono o che incontro, magari per caso mi dicono sempre che sono sorridente nonostante la mia disabilità. Bene, adesso la “mia disabilità” è diventata la mia amica più fedele.

Non nego che in certi momenti ci siano delle criticità, attimi di sconforto, rabbia, dolori fisici e  paura. Ma io andrò avanti per la mia strada con il sorriso, con mio marito, che non si è fermato a guardarmi per come appaio esternamente ma mi ha guardato dentro. Lui non ha avuto paura della mia condizione come invece altri ragazzi che ho frequentato prima di sposarmi.

Andrò avanti per mio figlio, e mi piace pensare che, quando diventerà un uomo, mi ricorderà come la mamma che camminava male ma che volava con il cuore. 

Simona Bagnoli