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Il ruolo spesso sottovalutato del caregiver

Forse qualcuno di voi conosce il termine caregiver o in ogni caso, anche se non conosce il termine, alcuni di voi avranno avuto a che fare con questo termine oppure, siete voi stessi caregiver.
Cos’è o chi il caregiver? Per quanti di voi non lo sapessero, il caregiver è una persona non professionale e che gratuitamente si prende cura di una persona affetta da malattie, disabili o più in generale con un qualsiasi altro bisogno di assistenza, inclusi anziani e persone con disturbi psichici.
Questa figura che oggi assume una particolare importanza anche e soprattutto nella cura degli anziani, vista la riduzione della mortalità e l’aumento di conseguenza della popolazione anziana e che in Italia non è ancora riconosciuta, sembra che finalmente qualcosa si stia muovendo per mezzo di un fondo.
A dir la verità, c’è stata tempo fa una proposta di legge al Parlamento, ma a causa scioglimento delle camere, è stata bloccata.
C’è da dire, che manca una lista, dati aggiornati, un albo o… un qualcosa di simile che attesti quanti sono, quanti anni hanno, quale sesso sono in prevalenza, quante ore e quali attività svolgono  
In pratica, manca un aiuto, una norma o semplicemente un attestato che li faccia sentire reali e presenti nel territorio, evitando cosi che si sentano loro stessi abbandonati che del non abbandono ne hanno fatto il loro principio. 
Serve quindi un aiuto che aiuti chi aiuta (scusate il gioco di parole!).
Per correttezza, alcune regioni si stanno già muovendo per tale scopo: la prima è stata l’Emilia Romagna, che nel 2014 ha promulgato una legge per il riconoscimento e il sostegno del caregiver. La legge è servita, come spesso accade, da modello e apripista per altre regioni come l’Abruzzo, la Campania, il Lazio, le Marche, il Piemonte e la Sardegna che si stanno attivando per creare leggi simili, sperando che anche le altre regioni si uniscano.
Perché quello del caregiver è un compito faticoso e che spesso a causa di una malattia o di un incidente, si trova ad essere impreparati, avendo sufficiente o parziale consapevolezza delle competenze necessarie che vanno dall’assistenza diretta come il lavare e cambiare la persona che si assiste, il preparare il cibo seguendo, spesso, le prescrizioni mediche, eventualmente imboccarlo o somministrare i farmaci prescritti, ma anche compiti, relativamente semplici, ma anche faticosi, come preparargli il letto, portarlo o trasportarlo e controllare che la persona assistita non possa causare situazioni di pericolo per sé o per gli altri, caregiver compreso. Tanto per far capire quanto vasto sia il ruolo e il campo in cui il caregiver può spaziare, altri compiti possibili potrebbero essere ad esempio l’occuparsi delle questioni amministrative e burocratiche della persona presa in cura, l’accompagnamento in ospedale o in altri specifici centri medici o anche tutti quei problemi psicologici, gravi o meno, che una persona potrebbe avere e per il quale ha bisogno di aiuto. Ma sono tantissimi altri i compiti che il caregiver può svolgere a tempo pieno oppure saltuario, a seconda di vari fattori che sono dipendenti e quindi variabili da caso a casa, come le condizioni della persona assistita, eventuali altre persone presenti nell’aiuto o semplicemente dovuti ad impegni dello stesso caregiver.
È da tener pertanto presente che anche il caregiver è una persona come tutti con un lavoro, a volte sposato, con o senza figli, con dei desideri, hobby e con una determinata resistenza psicofisica e una determinata emotività e, spesso, tutto questo carico improvviso si fa sentire nella vita quotidiana dello stesso caregiver.
Pertanto, creare una forma di tutela per chi aiuta chi ha bisogno dovrebbe essere non un diritto, ma un dovere, in quanto che sia un parente, un amico o addirittura uno sconosciuto di cui nessuno può o vuole prendersi cura per non curanza dei familiari o per un rifiuto di andare in una casa di cura, o perché la retta è troppo cara, il carico di “lavoro” che deve compiere il caregiver non è da poco e spesso la sua vita viene stravolta e questo spesso accade purtroppo all’improvviso. Di certo, la maggior parte delle persone non si crea apposta malattie gravi e generalmente, almeno, non subisce da solo incidenti.  
Se volete saperne di più, vi lascio il sito ufficiale http://www.caregiverfamiliare.it/ con il quale potete capire meglio il ruolo dei caregiver.
Quello che è auspicabile, secondo me, è da un lato un riconoscimento, una normativa, corsi gratuiti, aiuti e tutto quello, in generale, che possa servire per aiutare il caregiver nello svolgimento dei suoi compiti, ma dall’altro è anche auspicabile che, eventualmente, tutto ciò non renda troppo burocratizzata tale figura, che, cioè, non diventi alla stregua di un lavoro e non più di un aiuto basato sulla solidarietà delle persone.
Tiziana Scotti