Hai diritto all' IVA al 4%
Servizio Clienti (+39) 055.36.05.62

Il caso di Satoshi Uematsu

Vorrei sapere la vostra opinione dopo aver letto questo articolo.

Forse non tutti conoscono o si ricordano di Satoshi Uematsu.

Satoshi Uematsu lavorava presso la struttura Tsukui Yamayuri-en, nella città di Sagamihara, che si trova nella prefettura di Kanagawa, vicino Tokio.

La struttura è un organo sanitario che si occupa dell'assistenza sociale che ospitava, all’epoca dei fatti, all’incirca 150 persone in un’età compresa tra i 18 e i 75 anni. Tra questi c’era chi aveva disabilità fisiche e mentali e chi era sordo o cieco.

Nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 2016, intorno alle 2 del mattino, Satoshi Uematsu, 26 anni all’epoca, entrò nella struttura rompendo una finestra del primo piano con un martello e, dopo aver legato il responsabile della sicurezza, uccise 19 persone disabili e ne ferì 26 (vi risparmio, per ovvi motivi, come vennero uccisi e come vennero trovate le 19 persone morte). Comunque, giunta, all’incirca mezz’ora dopo, la polizia, Satoshi Uematsu si consegnò spontaneamente alla polizia e, ad un poliziotto, dichiarò che lo aveva fatto per il bene della società, perché i disabili mentali non avrebbero nemmeno dovuto vivere.

Il 16 marzo 2020, il tribunale ha emesso la sentenza: Satoshi Uematsu è stato condannato a morte per impiccagione, sebbene la difesa avesse cercato in tutti i modi, durante il lungo processo, di dichiararlo non colpevole puntando sulla parziale infermità mentale dovuta all'uso di droghe che avrebbero provocato in lui un'alterazione della personalità. Vennero infatti trovate nel sangue tracce di marjuana nel corpo di Satoshi Uematsu.

Quello che suscitò scalpore fu però, e anche, non solo il motivo dell’assunzione del ragazzo, ma il fatto che continuasse a lavorare nel centro di cura in quanto sembra che avesse già manifestato insofferenza per quel tipo di lavoro e soprattutto nei riguardi dei disabili, in generale. L’aver sottovalutato questo è stato grave, molto grave. Non a caso, infatti, Satoshi Uematsu, fin da subito, dalla prima udienza, non smontò mai le accuse, dichiarandosi, anzi, colpevole della strage avvenuta ed inoltre, sempre durante il processo, dichiarò con insistenza che non avrebbe voluto fare appello, qualunque fosse stata la sentenza, pertanto, al momento, non sembra che si possa verificare nulla di diverso da quanto oramai deciso dal tribunale.

Di primo impatto, si può dire e pensare: è giusto che paghi con la morte, ma e qui mi rivolgo a voi, secondo voi è giusto?.

Alessandro Cavernicoli