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Cercare un secondo figlio dopo il primo con disabilità: scelta coraggiosa ed altruista

A un certo punto della vita, essere genitori diventa un desiderio forte che si fa strada nel cuore di tantissime persone. Una volta riusciti nell’impresa di aver trovato la persona giusta, quella che, secondo noi, sarà la più adatta ad accompagnarci lungo il cammino della vita, e con cui coronare insieme questo ed altri sogni, ecco che si è pronti a cercare la cicogna. Quando, finalmente, l’esito del test di gravidanza è positivo, iniziano le aspettative, le fantasie, le proiezioni sul futuro, gli scontri sulla scelta del nome più adatto. L’attesa del suo arrivo è il periodo più bello, che passerà immaginando come sarà il/la nostro/a bambino/a, e tutte le coppie lo/a immagineranno allo stesso modo: perfetto/a!

Purtroppo, però, gli imprevisti succedono, e ad alcune di queste coppie capiterà di ritrovarsi tra le braccia – magari anche molto prima del giorno in cui si aspettavano – bambini con bisogni speciali, che si affacciano a una vita più dura e difficile di molte altre e che, per questo, avranno bisogno di tutto l’amore, l’impegno e le attenzioni che i genitori potranno dal loro. Quegli stessi genitori, le cui primissime sensazioni saranno di: rabbia, delusione, panico e inadeguatezza; ma che poi raccoglieranno un coraggio che non sapevano di avere e cercheranno di fare il massimo per migliorare la vita del nuovo/a arrivato, destreggiandosi tra terapie, visite mediche, stimolazioni con nuovi metodi di apprendimento (che proveranno anche ad inventare ad hoc) e tante, tantissime coccole giornaliere. Un figlio con disabilità, cambia la vita di qualsiasi famiglia; ma i suoi bisogni e la sua quotidianità scandita, prima o poi diventeranno parte di una routine familiare rodata. E’ proprio in questo momento che molte famiglie si sentiranno pronte a cercare una seconda gravidanza, venendo spesso pesantemente criticate anche da persone a loro molto vicine per una scelta così “azzardata ed incosciente”.

A ben vedere, da ex figlia con disabilità io penso invece che il voler avere un secondo figlio sia innanzitutto un desiderio da comprendere (perché due giovani genitori chiamati ad una così grande sfida, hanno il diritto di darsi una seconda chance, di sentirsi chiamare mamma e papà (i bambini con disabilità, a volte, non possono farlo) da un figlio come tutti gli altri, di non sentirsi colpevoli e responsabili di un errore, ma semplicemente vittime casuali della sfortuna.

Oltre ad arricchire la famiglia facendosi un regalo, un fratellino o una sorellina saranno un regalo anche per i primogeniti stessi. Si sa, infatti, che i bambini con bisogni speciali abbiano- quasi sempre – più difficoltà di altri ad integrarsi e farsi accettare dai propri coetanei. Una compagnia in casa, che vive la sua stessa realtà imparando a conoscerne e rispettarne le esigenze e le difficoltà, può infatti servire da stimolo continuo al bimbo disabile, oltre che da migliore amico e complice in un mondo per lui così difficile. Suo fratello/sua sorella sarà l’unico/a che lo amerà certamente, senza però mai rimproverarlo come ogni tanto tocca fare ai genitori. Inoltre, la sua presenza farà sì che il confronto con l’altro parta già in casa, aiutando questi bambini ad autodeterminarsi ed a riconoscere ed accettare più gradualmente e meno bruscamente la propria disabilità come una parte importante della propria identità.

 

Insomma, io che mia sorella l’ho chiesta a gran voce all’età di sei anni perché non mi sarei mai vista ad affrontare questo mondo da sola, penso che questa sia una scelta coraggiosissima, da ammirare ed applaudire (senza mai, MAI, MAI giudicarla negativamente) e che, le coppie che si sentono di farla, vadano sostenute e invogliate. Perché no, l’arrivo di un secondo figlio non toglierà tempo e attenzioni al primo con bisogni speciali, anzi: crescendo sarà una persona in più pronta a dedicargli il suo tempo, il suo aiuto e la sua vicinanza. Cercare un secondo figlio non significa non amare abbastanza il primo, ma amarlo a tal punto da voler fare un regalo a lui (ed a tutta la famiglia) per meglio affrontare il presente e, soprattutto, il futuro.

Flora Iannaci