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Addio a Ezio Bosso: musicista e “uomo con una disabilità evidente in mezzo a uomini con disabilità che non si vedono”

Il musicista piemontese si è spento lo scorso 15 Maggio nella sua casa di Bologna, stroncato dal cancro con cui conviveva da anni. Ad aggravare il quadro clinico, anche una malattia neurodegenerativa, emersa nel 2011; ma le difficoltà incontrate non hanno mai spento il sorriso di Bosso, tenuto vivo grazie al suo grandissimo amore per la musica.

Il suo atteggiamento verso la vita potrebbe riassumersi con una sua citazione: "Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un'opportunità." Ciononostante, Bosso non voleva essere considerato un supereroe, né un esempio di forza, ed ha più volte dichiarato di aver pensato di farla finita non appena ricevuta la sua diagnosi.  Bosso non ha mai cercato di nascondere le proprie fragilità. Nella sua attività professionale ma anche al Festival di Sanremo che nel 2016 l'ha visto tra i protagonisti indiscussi, l’artista ha sempre parlato apertamente delle difficoltà, fisiche e non, che la malattia comporta, della necessità di ascoltare il proprio corpo, le proprie paure, e prendere le misure giuste per andare avanti giorno dopo giorno.  Rivolgendosi a tutti, sosteneva infatti: «Dovremmo evitare di dare un esempio di forza continua, perché siamo fragili uguali, benché in alcuni all’apparenza non si noti».

Il suo amore per la musica, poi diventata la sua terapia, era nato già in tenera età: a soli quattro anni iniziava a mettere le mani sugli strumenti, tenendo il suo primo concerto a 14.  Recentemente molto criticato da alcuni colleghi per la propria condizione fisica, desiderava essere considerato soltanto un musicista tra i musicisti, rifuggendo da sempre l’etichetta di “modello di vita per gli altri”: «Mi fa paura essere considerato un testimonial di qualunque cosa che non sia studio, dedizione, musica fatta bene. È una lotta durissima, sfiancante, che mi prova duramente. Tante volte ho voglia di smettere perché capisco che questa continua guerra mi fa male, anche fisicamente, la sofferenza psicologica si trasforma in dolore fisico».  Non riusciva, però, a resistere al richiamo delle note «di fronte a loro sono debole come è debole chi ama, cedo e mi ributto a capofitto in un nuovo progetto, in una nuova pagina musicale. Perché mi dà gioia e perché lì sono davvero io: un musicista e basta».

Di famiglia umile, di animo umile e più avvezzo a critiche e pregiudizi che a grandi complimenti; Bosso rimarrà comunque nei ricordi di tutti come un grande artista, innamorato dei propri affetti, della vita e di quella musica eseguita con una così magistrale bravura da sembrare magia; ma anche come un “uomo comune” che ha saputo combattere fino alla fine le difficoltà della vita con ironia e con grande dignità.

Flora Iannaci