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Vela, corsa, bicicletta: le leucemie si combattono (anche) con lo sport

15/11/2018 - AUTORE: Renato Coppini

I tumori si possono combattere anche con lo sport? Qualche anno fa il binomio sport-tumori era visto come un tabù perché c’era il rischio di polmoniti o infezioni. E poi le forze andavano preservate per combattere la malattia. Lo ricorda bene Renato Manno, biologo , maestro di Sport alla scuola del Coni che racconta: «Nel 2006 parlai in un ospedale dell’importanza dell’esercizio fisico per i malati di tumori, quasi mi cacciarono..». Oggi non è più così. Le pubblicazioni scientifiche sull’«Exercise Oncology» (il primo studio risale al 1984) sono sempre più numerose e tutte vanno nella stessa direzione: lo sport previene o riduce l’incidenza di molte neoplasie e diminuisce le ricadute. «Naturalmente il paziente deve essere supportato e guidato da uno specialista e deve essere istruito sul tipo e l’intensità dell’attività ma abbiamo visto che facendo sport il paziente sopporta meglio gli effetti collaterali della chemioterapia» racconta Sergio Amadori, presidente Nazionale AIL (Associazione Italiana contro le leucemie e linfomi) intervenuto a Roma Exposalus and Nutrition in corso alla Fiera di Roma. Proprio AIL da anni porta avanti progetti per agevolare l’accesso all’attività sportiva di adulti e bambini affetti da tumori del sangue. A Trento di va in bicicletta, a Ravenna si corre «Una maratona di Salute», a Brescia si va in barca a vela con il Progetto Itaca.
Il Progetto Itaca
Della «vela-terapia» parla con grande orgoglio Giuseppe Navoni, presidente AIL Brescia, tra i fondatori del progetto nato 12 anni fa: «Lo abbiamo chiamato Itaca per richiamare la patria di Ulisse, che vaga per 10 anni nel Mediterraneo prima di tornare a casa e questa è l’età media per arrivare alla guarigione. La vela poi è un’attività che può praticare chiunque: dall’anziano al bambino». Ma ci avete mai pensato a quante similitudini ci sono tra una barca a vela e una stanza d’ospedale? I compagni di avventura non si scelgono, non si può scappare, bisogna ubbidire agli ordini, lo spazio è ristretto e bisogna imparare a convivere anche con persone che non si conoscono. «In barca invertiamo i ruoli - racconta Navoni - perché è il paziente an andare al timone per un’ora a decidere virate e strambate, naturalmente assistito, e diventa così protagonista. In vento tra i capelli, la bellezza del mare aperto sono emozioni per molti mai provate, che attivano le endorfine con la loro valenza nel processo di guarigione. Gli effetti positivi ci sono anche per i membri dell’Equipe che si relazionano coi pazienti in un contesto diverso». Il Progetto Itaca da maggio a giugno porta in barca a vela oltre 500 persone tra pazienti, familiari, medici, volontari sul mar Mediterraneo (nel 2018 Trieste-Taranto) o Tirreno (con tappe e campi equipaggi) ma anche sul Lago di Garda. «È un momento di grande condivisione, pazienti incontrano ex pazienti, i familiari si confrontano, ci si sostiene per non farsi travolgere dalla paura e resistere al dolore. Al ritorno in ospedale vediamo molta positività» conclude Navoni.
Le maratone
A Ravenna le leucemie pazienti ed ex pazienti partecipano a due appuntamenti sportivi: Maratona di Ravenna città d’arte, che si corre proprio oggi e l’Eco-maratona del sale che si corre a Cervia nel mese di aprile tra pinete e saline. «Ad ogni corsa siamo un gruppetto di 50-70 persone che corre a seconda delle sue possibilità, i chilometri che si sente - spiega Vittorio Zandomenighi, vice presidente AIL Ravenna ed ex paziente - e il nostro messaggio vuole essere quello di far capire che ci si può riprendere in mano la vita, anche dopo terapie debilitanti. Muoversi e porsi degli obiettivi è un aiuto importante dal punto di vista psicologico e fisico. Con l’immobilità e le terapie si perde tessuto muscolare e il recupero è essenziale. Io mi sono ammalato 10 anni fa, a 35 anni: ero donatore di sangue, sapevo a cosa stavo andando incontro, è un terremoto, ma la corsa è stata un aiuto importante dopo le terapie». […] di Cristina Marrone
Fonte: https://www.corriere.it/salute/sportello_cancro/18_novembre_11/