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Steroidi si ma solo per cura! Martina Caironi per noi è innocente

Una notizia tremenda ha scosso il mondo Paralimpico. Martina Caironi, medaglia d'oro alle Paralimpiadi di Londra nei 100 metri e portabandiera della rappresentativa italiana a quelle di Rio de Janeiro, durante un controllo antidoping effettuato dalla Nado Italia è risultata positiva ad una sostanza dopante, una metabolita di steroide anabolizzante contenuto a suo dire in una crema cicatrizzante che avrebbe usato, per favorire la cicatrizzazione del suo moncone. Per chi non lo sapesse NADO Italia è l’organizzazione nazionale antidoping derivazione funzionale della Agenzia Mondiale Antidoping (World Anti-Doping Agency WADA), e ha la responsabilità esclusiva in materia di adozione ed applicazione delle norme in conformità al Codice Mondiale Antidoping (Codice WADA) del quale è parte firmataria. La campionessa, credetemi è di quelle persone al di sopra di ogni sospetto. Onesta, pura, sincera e sempre pronta a mettersi in gioco per il nostro Paese. Non parlo solo da atleta ma anche da fan di Martina che credetemi è una vera forza della natura ma anche, fino a prova contraria, una bellissima forma di atleta corretta e vincente solo in modo naturale. Martina non è solo una campionessa, atleta Paralimpica, Martina ha una vita ed una famiglia e per questo piango con loro, per questa brutta storia che sono certa verrà chiarita e magari catalogata sotto ad un semplice errore di ingenuità. Gente semplice ed onesta, gente vera e determinata nel chiarire la posizione della ragazza. Nata ad Alzano Lombardo, provincia di Bergamo, il 13 settembre 1989. Martina non è sola, lei questo lo sa. Nessuno fra gli atleti Paralimpici crede che questa storia sia determinata dalla voglia di imbrogliare, fateci il piacere, Martina ride, scherza chiama le sue protesi con nomignoli buffi, ama la folla ed i concerti, ma Martina che parla con amore ai ragazzi nelle scuole di sport e di disabilità, Martina è onesta fino nel midollo di questo ne sono certissima. La stessa certezza che si legge fra le righe nella dichiarazione rilasciata dal Presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli: “è sempre stata un'atleta esemplare sia in pista che nella vita". Ovviamente aspettiamo che gli organi preposti facciano luce, come dice il presidente anche io resto in attesa ma un’atleta come Martina non può tradire se stessa ed i suoi tifosi che come me la seguono con amore e con rispetto, con dignità e con orgoglio da anni. Infatti fin dal 2007 è rimasta coinvolta in un drammatico incidente d’auto che le ha causato l’amputazione della gamba sinistra all’altezza del femore. Non si è data per vinta, prima era sportiva praticando la pallavolo poi è diventata un’atleta Paralimpica dedicandosi all’atletica conquistando prima il titolo italiano nel 2010, poi quello mondiale nel 2011 sui 100 metri piani ed infine quello europeo nel 2012 conquistando agli Europei di Stadskanaal, nei Paesi Bassi, una medaglia d’oro nei 10202 mt e un bronzo nel Salto in Lungo. Nel 2012 partecipa alla sua prima Paralimpiade, quella di Londra, portando a casa la medaglia d’oro nei 100 mt categoria T42, scendendo per la prima volta sotto il muro dei 16 secondi. Nello stesso anno entra a far parte delle Fiamme Gialle, il gruppo sportivo della Guardia di Finanza, e con quella maglia, nello stesso anno, ai Mondiali di Lione, conquista il primo gradino del podio sia nella sua specialità, i 100mt, sia nel salto in lungo. Nel 2015 Martina Caironi vince l’IPC Athletics Grand Prix, battendo nuovamente il record del mondo nei 200mt (peraltro suo primato) prima nella tappa italiana di Grosseto, poi a Berlino. Ai Mondiali di Doha ottiene l’oro nei 100 mt categoria T42, portandosi a casa anche il Record del Mondo, essendo la prima atleta paralimpica a scendere sotto il muro dei 15”, ottenendo un tempo di 14”61. Infine, si aggiudica il Premio Atleta Paralimpico dell’anno 2015 ai Gazzetta Sports Awards. Nel 2016, in vista delle Paralimpiadi di Rio, Martina viene nominata ufficialmente Porta Bandiera Italiana! Non riesco a capacitarmi che Martina possa aver fatto un tale errore ma la sua dichiarazione rilasciata all’ANSA riportata e rimbalzata sulla rete dimostra la sua totale estraneità alla volontà di ottenere escamotage sportivo ma piuttosto una ricerca di limitare e risolvere una sofferenza fisica dolorosa. "Conosco la sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto: l'ho acquistata a gennaio dopo tre mesi di sofferenza per un'ulcera all'apice del moncone. Si tratta di una ferita aperta che nessuno farmaco è riuscito a richiudere". L'azzurra spiega di aver usato in questi mesi la crema e che "all'ultimo controllo di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera". La campionessa azzurra, che da domani sarebbe stata impegnata a Dubai per i mondiali di atletica paralimpica, spiega di aver avuto l'ok all'uso della pomata. "In attesa dell'esito delle controanalisi del campione B - sottolinea l'atleta - sono a conoscenza della sostanza contenuta nella crema cicatrizzante che ho assunto. e nemmeno il non utilizzo delle protesi da cammino e da corsa, con evidenti disagi importanti. A gennaio chiedo al medico federale la possibilità di usare questa crema e mi viene detto che deve essere impiegata in modo locale e a piccole dosi, e che non è necessario il TUE (esenzione per uso terapeutico ndr) per le quantità troppo basse. Faccio il test antidoping a luglio che risulta negativo. Da quel momento la ferita si apre altre due volte ma in maniera meno grave e quindi ritengo di poter continuare in piccole dosi in quanto sicura di non incorrere in alcun tipo di infrazione, tanto è vero che all'ultimo controllo antidoping di ottobre ho dichiarato tale sostanza. Ora mi ritrovo a dover saltare un Mondiale in un anno fondamentale senza ancora aver provato una definitiva cura per la mia ulcera". Come vedete, io sarò anche un’ingenua ma, sono certa che noi disabili siamo corretti ed onesti e salvo qualche elemento marcio, non cerchiamo mai nessuna facilitazione per arrivare ad ottenere l’obiettivo che ci siamo prefissati. Credo che tutto questo dimostri che alcune regole restrittive dovrebbero essere riviste e rimodulate visto che una ferita aperta su di un moncone che serve per accogliere una protesi per camminare non priva la ragazza di uno strumento dedito solo per lo sport ma per poter vivere, camminare. Sono certa che questo scandalo si sgonfierà completamente e restituirà degnità e rispetto alla nostra grande Martina Caironi.

Paola Maria Bevilacqua