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Paralimpici, Lamanna dall’incidente in Libano al Mondiale di calcio: “Il sogno è vincere”

26/10/2018 - AUTORE: Renato Coppini

Capita spesso di dire: cosa sarà mai un’ora di tempo in una vita intera. Quell’ora, nella fattispecie una e venti minuti, può ribaltartela la vita, facendoti capire il suo sento più autentico. Com’è accaduto il 31 luglio 2009, a Libano, Salvatore La Manna, quando a ribaltarsi sulla sua gamba sinistra è il blindato che pesa 7 tonnellate. “I soccorsi sono arrivati dopo mezzora, ma la gru che doveva alzare il blindato non riusciva, era troppo pesante. L’inghippo è stato risolto grazie a un libanese che ha sollevato il mezzo di quei 30-40 centimetri necessari a togliere la mia gamba maciullata”. Il ricordo è sempre vivo, dimenticare è impossibile. Ma ora la mente del 37enne palermitano, residente dal 2001 a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, è concentrata al Mondiale di calcio amputati che ha voluto fortemente: “Sono entrato in azzurro nel 2013, poi ho mollato nel 2015 - racconta - perché avevo vari acciacchi e volevo preservare il mio corpo. Però quando i miei compagni, all’Europeo 2017, si sono qualificati per i Mondiali, la voglia di tornare è stata forte. Da gennaio mi sono rimesso in gioco e ho ripreso ad allenarmi, e nonostante lo stiramento al polpaccio che mi hanno tenuto fermo luglio e agosto, a settembre sono riuscito a recuperare il gap grazie ai medici e al fisioterapista della Nazionale, e ai mister Renzo Vergnani e Paolo Zarzana che mi hanno sempre dato fiducia”. Un Mondiale voluto fortemente, fino alla fine: “Il mio sogno - dice Salvatore - è vincere un titolo iridato. In Messico, a Guadalajara, speriamo di migliorare la nona posizione ottenuta nel 2014 sempre in Messico, credo che possiamo ambire a stare tra i primi cinque. Intanto puntiamo a vincere il girone per incontrare nella seconda parte squadre sulla carta meno forti”.
BAGGIO — Ruolo difensore, centrale ma anche esterno all’occorrenza, La Manna non si ispira a nessuno ma un idolo ce l’ha: “E’ Roberto Baggio, la poesia del calcio”. Sport che Salvatore ha nel sangue: “Ho sempre avuto la passione per il calcio. In Sicilia ero arrivato sino alla Prima categoria. Dopo l’incidente, lasciato il calcio a 11 mi sono cimentato nei campionati amatoriali di futsal. Lo sport è stato importantissimo, mi ha aiutato a ripartire assieme a mia moglie Luisa che subito dopo l’incidente mi ha regalato nostro figlio Emanuele (ora ha otto anni, ndr)”.
L’INCIDENTE — Durante la missione Unifil in Libano con l’11° Reggimento Bersaglieri di cui fa tuttora parte nel ruolo d’onore, “mentre ero in pattuglia su una strada disconnessa, sterrata, a sud della città di Tiro, il blindato si è ribaltato e mi è finito addosso. In quel momento, all’istante, ho urlato varie volte per avvisare il mitragliere di bordo che si è salvato, altrimenti sarebbe rimasto schiacciato anche lui. Per questo sono decorato con la Croce d’oro dell’Esercito italiano. Al risveglio dal coma farmacologico all’ospedale libanese di Sidone, ho avuto la conferma di quello che avevo già capito in quell’ora e venti minuti sotto il blindato mentre vedevo la mia gamba schiacciata. In quel momento capisci il senso, il valore della vita”.(Alberto Francescut)
FONTE: https://www.gazzetta.it/Paralimpici/26-10-2018/paralimpici-lamanna-dall-incidente-libano-mondiale-calcio-il-sogno-vincere-300985979634.shtml