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Le protesi e la handbike di Bebe Vio e Zanardi finiscono al museo come simboli di riscatto

20/09/2018 - AUTORE: Redazione DA

PADOVA - L’abilità col fioretto, la potenza della handbike, la velocità del corpo. E, su tutto, una tecnologia che può essere applicata alla medicina, in grado di fornire gli strumenti necessari a chi non vuole arrendersi di fronte alle avversità della vita. Così, la schermitrice veneziana Bebe Vio e il pilota padovano Alex Zanardi da lunedì finiranno nelle teche del Musme, il museo di storia della medicina che ha sede a Padova e che ora si arricchisce di una nuova importante installazione dedicata a sport, tecnologia e disabilità. E accanto a loro, ci sarà anche la velocista lombarda Martina Caironi. Ad accomunare i tre sportivi, finora c’era «soltanto» il fatto che hanno subito, per motivi diversi, l’amputazione degli arti. Bebe Vio a causa dell’infezione seguita a una meningite fulminante che l’ha colpita da bambina; Zanardi perse entrambe le gambe in seguito allo spaventoso schianto del 2001 sul circuito tedesco del Lausitzring; mentre Caironi si vide amputare la gamba sinistra dopo un incidente in moto avvenuto nel 2007.

Il messaggio è chiaro: lo sport come medicina per affrontare situazioni difficili, spesso in condizioni di estrema fragilità. «Quando mi sono risvegliato senza gambe - ricorda Alex Zanardi - ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa. È stato questo a permettermi di iniziare a trasformare quanto era accaduto in un’opportunità». Il progetto, che oltre agli sportivi ha coinvolto l’Università di Padova e parte del Comitato scientifico museale, sottolinea l’importanza del progresso medico-tecnologico nel campo delle protesi per disabili, con la speranza di renderle sempre più accessibili a tutti. Perché anche Bebe Vio, ammette che «da amputata non sapevo che avrei potuto riprendere a fare sport: gli amputati non sanno di avere queste possibilità».