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“Io donna in carrozzina affronto tutte le sfide della vita perchè vivo non sopravvivo”

10/01/2018 - AUTORE: Andrea De Chiara

Per lanciarsi con il paracadute bisogna essere amanti del rischio (calcolato e in totale sicurezza). Pamela, nata e cresciuta in un paesino della provincia di Lecco, essendo una donna adrenalinica non poteva esimersi dal provare questa nuova esperienza nonostante il parere contrario di parenti e amici, che temevano per la sua incolumità, soprattutto perché disabile.

A prescindere da queste ultime considerazioni, generalmente lanciarsi con il paracadute intimorisce la maggioranza delle persone e, nonostante Pamela abbia uno spirito avventuroso (che l’ha portata a visitare 43 paesi), prima di decidere di buttarsi da 4000 metri con il “tandem”, ha svolto un’accurata ricerca in rete e, una volta trovata la ”Skyteam” di Cremona, una scuola di volo dotata di un’attrezzatura brevettata che permette a persone paraplegiche di effettuare il lancio senza correre rischi, Pamela ha preso subito i primi contatti e poco tempo dopo, il 22 luglio 2017, ha potuto realizzare il suo sogno.

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, come confessa Pamela stessa, sia i normodotati che le persone con disabilità, non devono seguire un itinerario di preparazione psico-fisica particolare prima del lancio, a parte il ricevere qualche spiegazione semplice e chiara prima di partire. Nel caso in cui il lanciatore abbia delle disabilità motorie, quello che serve è l'avere al proprio fianco qualcuno di competenza che sappia effettuare tutte le manovre opportune. Per esempio quando si ha a che fare con una persona paraplegica come Pamela, l'istruttore deve innanzitutto aprire il paracadute, e poi al momento dell’atterraggio alzare le gambe al petto della persona accompagnata, mediante delle bretelline adagiate sopra la tuta da parà.

Pamela racconta che una volta in volo, mentre volava nel cielo per raggiungere i 4000 metri, non ha avuto la benché minima esitazione, al contrario era in fibrillazione all’idea di vedere il portellone aprirsi e poi saltare giù e scendere in picchiata. “E’ stato incredibile! Ho provato delle emozioni inimmaginabili. Era un‘esperienza che volevo provare con tutta me stessa. Peccato che sia durato troppo poco”, confessa con entusiasmo Pamela, poi aggiunge: “lo rifarei anche se so già che non avrebbe su di me lo stesso effetto della prima volta. Comunque sia, consiglio a tutti di lanciarsi perché ci si sente completamente liberi.

Pamela, da viaggiatrice in carrozzina prima e lanciatrice con il paracadute poi, è la dimostrazione vivente che quasi nulla è impossibile. È indiscutibile che Pamela, per essere quello che è oggi, in passato ha dovuto compiere un percorso di accettazione e interiorizzazione del suo deficit motorio non indifferente. Ciò non toglie che affrontare le difficoltà quotidiane come se fossero una nuova sfida da superare costituisce l’arma vincente per chiunque. È proprio con questo mood che Pamela intraprende un nuovo viaggio o si lancia con il paracadute, ma soprattutto quest’ultima ha imparato a non lasciarsi mai prendere dal panico, perché è consapevole che possiede la forza fisica e mentale per arginare qualsiasi tipo di imprevisto. Perché Pamela fa tutto questo? Per sentirsi viva.

Detto questo, non si intende che tutte le persone debbano compiere esperienze all’ultimo respiro per affermare di condurre una vita degna di essere vissuta; raccontare le peripezie di Pamela vuole essere un pretesto per esortare tutti ha trovare lo sprono per impegnarsi a fondo affinché si possano raggiungere i proprio obiettivi. Se così non fosse in futuro chiunque, voltandosi indietro, potrebbe rendersi conto di aver commesso un errore quando ormai è troppo tardi.

Andrea De Chiara