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Essere sedentari uccide … ma ai disabili non si permette di fare sport

29/11/2018 - AUTORE: Martina Zardini

Essere sedentari uccide … ma ai disabili non si permette di fare sport
Mi fa piacere condividere sul blog questa statistica che è molto vera ma lo tanto più ai nostri giorni che veniamo rapiti sempre più dagli impegni legati al web. Gli strumenti mediatici ci rapiscono ore e ore per relazioni virtuali con l’illusione di rafforzare i legami con persone che conosciamo solo attraverso lo schermo o sui social. Niente di più falso e fuorviante.
Se è vero che per quanti di noi divenuti disabili i media device sono mezzi di comunicazione eccezionali, è anche vero che per tutti il tempo passato con questi strumenti di comunicazione ci ruba il tempo per noi stessi, la nostra salute e le relazioni fisiche.

Essere sedentari uccide, è una realtà per i normodotati e lo sappiamo bene quanti di noi deve fare fisioterapia per mantenere in salute quella parte del nostro corpo che è invalida. La fisioterapia è importante, sono importanti gli sport a livello di diversamente abili e sono importanti le strutture sportive adeguate ai disabili, per permetterci di praticare sport in libertà, come fanno tutti.

Nella nostra bella Italia lo sport è considerato un optional, scelto a discrezione della volontà del singolo di aderire a una disciplina sportiva. Come suggerisce invece l’articolo con le statistiche in coda a questa introduzione, lo sport dovrebbe essere considerato alla stregua di una buona abitudine preventiva rispetto la malattia. Visto che non c’è né cultura sportiva mirata alla prevenzione ma solo all’agonismo, né tantomeno ci sono politiche che promuovono una cultura tale, possiamo immaginare come viene considerata questa prevenzione se indirizzata alle persone con disabilità.
Infatti negli ultimi anni la fisioterapia per quanti si ritengono stabilizzati nella loro disabilità è diventata ciclica e gli sport si praticano per passione in pochi centri adattati per i disabili.

Un esempio vicino a me. Io non ho mai imparato a nuotare e da anni, di tanto in tanto, mi viene detto “ti farebbe tanto bene un po’ di piscina”. Ottima affermazione, tanto più che nell’ultimo mese mi sono bloccata con la schiena e sono stata sottotono per molto tempo. Mi sono data da fare per trovare una piscina a pagamento e frequentarla con mia figlia, ma nella mia zona non ci sono piscine adeguate ad ospitare persone carrozzate. Senza contare che la piscina in questione ha al massimo 15 anni e il proprietario è il comune di Guidonia, si rimane basiti dal fatto che non si sia progettato l’immobile per utenza pubblica tenendo conto delle direttive della legge 13 dell’89. Non c’è un bagno-doccia per disabile, uno spogliatoio adatto per carrozzati, non c’è un sollevatore e nemmeno strumenti per agevolare l’entrata e l’uscita dalle vasche per persone che non camminano. Sentendo la segretaria, nessuna piscina nel circondario è attrezzata. Avvilente!! Ogni buon proposito muore di fronte all’inconsistenza delle politiche sociali, anche su questi fronti. Le barriere esistono nell’incuria e disattenzione della politica. E poi non dite che siamo sedentari per favore! Nessuno di noi vuole rientrare in quella statistica rilevata di cui sotto, ma non ci è permesso nemmeno di fare del moto liberamente e pagando, per cui è una condanna a morte annunciata. Una vergogna !!!
Martina Zardini

Essere sedentari uccide: ogni anno in Italia muoiono quasi 90mila persone perché fanno poco moto, sono il 14,6% di tutte le morti
Gli italiani sono troppo sedentari: solo la metà degli adulti raggiunge il livello minimo consigliato di attività fisica. E tra i bambini va anche peggio: solo uno su quattro dedica almeno un'ora a settimana a giochi in movimento. Le evidenze emergono dai dati riportati nel Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e presentato oggi in un convegno all’Iss dedicato all’argomento. IL RAPPORTO
14 NOV - Solo un italiano su due tra gli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana (almeno un’ora) allo svolgimento di giochi di movimento. Inoltre, circa un italiano su tre pratica sport nel tempo libero, anche se tale pratica interessa maggiormente le fasce d’età più giovani. Sono questi alcuni dei dati riportati nel Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (Coni) e presentato oggi in un convegno all’Iss dedicato all’argomento.
“La promozione dell’attività fisica – sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell’Iss – è sicuramente importante a livello del singolo, ma anche e soprattutto in una visione societaria, per la quale diventa necessario un approccio multi-disciplinare e multi-settoriale, frutto della collaborazione di varie istituzioni e del coinvolgimento di diversi settori (educazione, trasporti, ambiente, politiche fiscali, media, industria, autorità locali), affinché l’attività fisica possa diventare direttamente integrata nella quotidianità di ognuno e affinché il singolo individuo possa farsi promotore della propria salute adottando uno stile di vita “attivo”. Non è, infatti, solo un’attività sportiva di tipo strutturato o agonistico a mantenere il cittadino in buona salute ma tutte le occasioni in cui si può combattere la sedentarietà (come ad esempio camminare, andare in bicicletta, fare giardinaggio, portare il cane a passeggio, ecc)”.
La giornata è perciò un’importante occasione d’incontro per condividere il ruolo fondamentale dei programmi e delle politiche intersettoriali per promuovere l’attività fisica ma è anche un momento di confronto tra tutti gli attori che, a diverso titolo, si occupano di promozione dell’attività fisica, movimento e sport. Tra gli argomenti trattati: le politiche internazionali di promozione dell’attività fisica; le linee di indirizzo sull’attività fisica e motoria per le differenti fasce di età; la strategia nazionale di promozione dell’attività fisica; l’importanza del movimento sulla salute; la promozione dell’attività fisica a livello locale; l’attività fisica e sportiva in Italia; il diritto allo sport e all’effettivo svolgimento di attività fisica quale corollario del diritto alla salute.
I numeri
Nel Rapporto Istisan si legge che la sedentarietà è responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi all’anno, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie maggiormente imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia). Un aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari determinerebbero un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate.

Anche i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) parlano chiaro: si stima che nel mondo un adulto su quattro non è sufficientemente attivo e che l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica. In particolare, in Europa oltre un terzo della popolazione adulta e due terzi degli adolescenti non sembrano svolgere abbastanza attività fisica.
Riguardo l’Italia, i dati raccolti dai sistemi di sorveglianza di popolazione (dedicati a diverse fasce di età e basati su indagini campionarie di popolazione condotte dalle Asl, coordinate dalle Regioni, con il supporto tecnico scientifico e il coordinamento dell’ISS) riferiscono che solo il 50% degli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica [fonte: Passi, 2017], che un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana (almeno un’ora) allo svolgimento di giochi di movimento [fonte: OKkio alla Salute, 2016], che tra gli adolescenti meno del 10% raggiunge le raccomandazioni dell’Oms e che i maschi sono più attivi delle femmine (anche se usano maggiormente i computer)[fonte: Hbsc, 2014] e che fra gli ultra 64enni il livello di attività fisica svolto dagli anziani diminuisce all’avanzare dell’età ed è significativamente più basso tra le donne, tra le persone con svantaggio socio-economico e tra i residenti nel meridione [fonte: Passi d’Argento].
Fonte: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=67889&fr=n