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Discriminazione alle Paralimpiadi di Tokyo 2020

14/11/2018 - AUTORE: Redazione DA

«Recenti scoperte indicano che l’uso di dispositivi protesici può fornire un vantaggio in termini di prestazioni». È quanto si legge nel nuovo regolamento 2018-2019 dei Giochi paralimpici della World Para Athletics, che ha così riconosciuto una nuova categoria per gli atleti con disabilità al di sotto del ginocchio, ma che non utilizzano protesi. Una regola scritta, che tuttavia non trova corrispondenza nella realtà. Gli atleti paralimpici privi di protesi, infatti, continueranno a gareggiare insieme ai protesizzati, portando i primi a rappresentare l’unica categoria a non avere una gara di corsa nel programma di Tokyo 2020.

 A parlare è Emanuele Di Marino, atleta paralimpico nato con una malformazione congenita che prende il nome di piede torto, vincitore di due medaglie ai Mondiali di Londra 2017, il primo atleta senza protesi che negli ultimi otto anni è salito su un podio mondiale, che si fa portavoce di questa battaglia contro la discriminazione messa in atto dalla Federazione a livello internazionale.

Quello a cui ci si appella è un criterio squisitamente tecnico, a cui la stessa World Para Athletics fa riferimento. Nel suo regolamento 2018-2019, infatti, si legge espressamente: «Fino al 1° gennaio 2018, la classe sportiva T44 includeva entrambi gli atleti che gareggiano con un dispositivo protesico e atleti che ne sono privi. Recenti scoperte indicano che l’uso di dispositivi protesici può fornire un vantaggio in termini di prestazioni. World Para Athletics ha condotto un’approfondita revisione delle regole e dei regolamenti sulla classificazione e come risultato ha introdotto nuove classi sportive».  
Nel ranking mondiale di quest’anno gli atleti della categoria di Di Marino, la T44, sono 15. Un numero importante se si considera che è superiore rispetto a quello delle 17 gare che sono in programma a Tokyo 2020.  

Fonte: https://www.osservatoriodiritti.it