Hai diritto all' IVA al 4%
Servizio Clienti (+39) 055.36.05.62

Alex Zanardi: «I 5 secondi, ecco il segreto della mia forza»

23/10/2018 - AUTORE: Redazione DA

Forse questa volta non ha avuto bisogno di aggrapparsi a quella regola dei cinque secondi. In altre occasioni gli era servito. «Solo 5 secondi». E allora vai avanti, perché poi passa così in fretta un tempo così. «Quante volte mi è successo di voler mollare. Ti senti sfinito e gli avversari sembrano meno stanchi di te». E allora hai bisogno di trovare qualcosa dentro. «Penso: ancora 5 secondi, dai, cosa vuoi che siano». E chiudi gli occhi e spingi e senti la fatica e anche il dolore. «Poi li riapri e vedi che sono gli avversari magari ad aver mollato». Non vale solo per una gara. «Quei momenti ci sono ovunque: sport, lavoro, affetti. Insomma, nella vita. Devi dirti: sono qui, ci provo». Vedi Alex Zanardi e pensi sia tutto facile. «Ma non sono mica un fenomeno». Perché, come spesso accade, non vedi quello che c’è dietro. E non è poco. Passione. Umiltà. Divertimento. E la curiosità. «Mi spinge quella parola lì». Accadde anche quel giorno. Era il 15 settembre del 2001 e quell’incidente in Germania è nella memoria collettiva. Sliding doors, se mai ce n’è nella vita. Solo un litro di sangue in corpo. I medici ancora si chiedono come sia sopravvissuto. «Poi solo cose belle. C’è un grande privilegio che mi ha regalato la vita: quello di trasformare ciò che mi è accaduto in una grande opportunità». Perché aver perso le gambe non è la cosa fondamentale. «La mia Olimpiade ho cominciato a vincerla nel letto di ospedale, quando non ho perso tempo a riflettere su: perché a me? Invece ho cominciato a pensare: con quello che mi è rimasto cosa posso fare? Mi ha aiutato il mio essere curioso». È diventato simbolo dello sport mondiale. Altra parola importante: generosità. L’ultimo progetto è «Obiettivo 3», sostenuto attraverso Oso di Fondazione Vodafone, di cui è stato presidente. Ambizioso: avviare allo sport nuovi atleti paralimpici e individuarne almeno tre capaci di qualificarsi per Tokyo 2020. Gli piace rimettersi in gioco. Ha appena stabilito un record del mondo e fra non molto stupirà rimettendosi in auto, questa volta senza protesi, in una delle gare mito, a Daytona. «Potendo scegliere fra tante possibilità diverse sarebbe assurdo lasciar perdere. Non vedo eccezionalità nel poter fare cose che mi fanno sentire invidiato». Poche settimane fa è diventato l’atleta paralimpico più veloce di sempre a chiudere un Ironman, la prova più pazzesca e faticosa dello sport: 3,8 chilometri a sbracciare nel mare, poi 180 in bicicletta e a chiudere una maratona. Senza fermarsi mai. A Cervia erano in 2.700 a provarci. È arrivato quinto assoluto stabilendo il nuovo primato mondiale fra i paralimpici: 8 ore, 26 minuti e 6 secondi. Nessuno mai come lui. Non una sorpresa, a sentirlo ora: «Già a Barcellona, nell’Ironman precedente, sentivo di potercela fare. Bello raggiungerlo a Cervia, lo dovevo agli amici di Enervit che sostengono questa gare. Il patron Sorbini mi aveva detto: dobbiamo fare una cosa pazzesca». Essì, niente regola dei 5 secondi, questa volta. Il ricordo al 2014 e quella sua prima volta di Kona, alle Hawaii. Il padre di tutti gli Ironman. «Sentivo intorno diffidenza e preoccupazione. Mi chiedevano: obiettivo? Finire un secondo sotto le dieci ore. Sembrava follia». Ci mise 9 ore, 47 minuti e 12 secondi. «Avevo un po’ di timore. Lì è pieno di squali. Però pensavo: se sono intelligenti, mi vedono da sotto senza gambe e lasciano stare: quello lo hanno già assaggiato, non è buono...». Quel record è storia. Ora la testa torna sulle quattro ruote, amore sempre nel cuore. Circuito di culto. «Verso la metà dello scorso anno, mi chiamano dalla Bmw: “Senti Alex, ma se dovessi scegliere fra Le Mans o Daytona?”. La prima scelta è certamente una bella sfida anche tecnologica, ma Daytona ha un fascino particolare per me, che ho vissuto negli Stati Uniti tanti anni. Passa qualche tempo senza che ne parliamo. Durante la festa di Natale, sento un annuncio: “... e poi Zanardi correrà la 24 ore di Daytona”. Ormai era fatta, mica potevo tornare indietro». Ancora qualcosa di più rispetto al passato: su quella M8 salirà senza protesi, tutti comandi manuali. A fine agosto un primo test. Gara ufficiale del campionato Dtm a Misano. «Con le protesi lo sforzo è impressionante. Ho provato questo dispositivo, un freno che mi permette di guidare senza. È andato molto bene. Allora perché non farlo a Daytona? Sarà diverso, molto più impegnativo, ma varrà la pena». A fine mese proverà in un circuito Bmw a sud della Francia e a novembre a Daytona. Poi, all’inizio del prossimo anno, la gara. «Hai un momento, Dio?»: Alex ascolta spesso il Liga, mentre è in auto, andando e venendo da Noventa Padovana, nei suoi mille giri. È un ironman, ma la parola chiave è la seconda, man: uomo. «Con debolezze e cadute, come chiunque». Quel giorno era a casa, tornato da poco dall’ospedale di Berlino, dopo l’incidente. Sembrava non andare nulla: «Mia moglie doveva essere operata il giorno dopo, mio figlio era piccolo e piangeva per una otite, mamma aveva l’influenza. Ho guardato il cielo e gli ho detto: adesso hai veramente rotto, se era una prova io mollo». Il giorno dopo l’operazione era andata bene e l’otite stava andando via come l’influenza. «C’entrano bravi chirurghi e gli antibiotici, chiaro. Ma in quel momento non pensavo come un’opportunità ciò che era successo, come accadde poi. Ognuno ha un suo modo di percepire un problema, anche come insuperabile. Dio si occupi di loro. Io lo guardo e lo ringrazio di quello che è stato e sarà. 

Autore: Claudio Arrigoni
Fonte:  https://www.corriere.it/buone-notizie/18_ottobre_22/ironman-alex-zanardi-5-secondi-ecco-segreto-mia-forza-fa60fd54-d60a-11e8-8d40-82f2988440be.shtml