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Quando una bambola può svegliare un ricordo o un'emozione

Quest’oggi voglio entrare in un argomento in punta di piedi, perché immagino che possa toccare la sensibilità di molti che magari hanno a che fare con ciò di cui sto per parlarvi, perché nessuno di noi può considerarsi escluso. La demenza d’ Alzheimer oggi in Italia colpisce circa il 5% delle persone che hanno più di 60 anni, sì stimano infatti circa 500 mila pazienti che ne soffrono. Come malattia è meglio conosciuta, come la forma più comune di demenza senile, ma cosa provoca? Andiamo a spiegarlo con parole semplici. Per prima cosa va detto, che il decorso della malattia procede lentamente, anche se può variare sempre in base ad ogni persona, si stima un periodo di vita che varia tra gli 8 e 10 anni dopo la diagnosi. I primi sintomi si manifestano, con lievi problemi di memoria fino a concludersi con grossi danni ai tessuti cerebrali. Nel corso della malattia i sintomi se acutizzano, ecco perché molti pazienti arrivano ripetere sempre le stesse domande a causa di deficit cognitivi molto forti: si perderono in luoghi a loro familiari, diventano incapaci di seguire indicazioni precise, hanno disorientamento nel tempo e nello spazio e cosa molto grave arrivano addirittura a trascurare la propria persona e quindi di conseguenza anche la loro sicurezza. Nei casi più gravi si dimenticano di mangiare o di lavarsi, motivo per cui non possano stare da soli, ma devono essere adeguatamente seguiti. A livello celebre, si osserva che i pazienti affetti da questa malattia hanno una perdita di cellule nervose, nelle aree conosciute come quelle vitali, adibite al controllo appunto delle funzioni cognitive come ho spiegato in precedenza sopra. Si riscontra inoltre, un basso livello di quelle sostanze chimiche che lavorano come neurotrasmettitore quindi compromettono la comunicazione tra le cellule nervose. Ad oggi purtroppo, non esistono farmaci in grado di fermare o far regredire la malattia i trattamenti disponibili puntano a contenerne i sintomi, ma nonostante tutto la speranza continua a stare nella ricerca. Non intendo parlarvi di una terapia farmacologica perché come ho già detto ancora non esiste ma, non mi voglio soffermare su una terapia particolare che mi ha colpito: “la terapia delle bambole” Questa terapia s’ispira alla teoria dell'attaccamento, formulata a partire dagli anni 60’ dallo psicologo John Bowlby, questo dottore si occupava di psicologia infantile ed aveva teorizzato che la ricerca costante di contatto reciproco, tra il bambino ed il genitore fosse la conseguenza di un istinto primordiale che fa parte del genere umano. Proprio da questa convinzione parte la terapia delle bambole, affiancata agli anziani che soffrono d'Alzheimer. L'intento è che tra il paziente e la bambola, si crei un rapporto appunto di attaccamento ed in un secondo momento di accudimento, soprattutto se l'anziano in questione ha avuto nella sua vita dei figli o dei nipoti, risvegliando così dei ricordi o dei comportamenti e quindi dell’emozione (anche il semplice gesto di curare la bambola può portare poi a cantare una ninna nanna che magari non si ricordava più.) Un’altro effetto positivo che si è verificato con questa terapia è: La diminuzione dei livelli di stress Il recupero del tempo sonno-veglia • In alcuni casi si recupera parzialmente una memoria di tipo procedurale • Si può riscoprire un’empatia di tipo affettuoso come: abbracci, coccole, dormire insieme ecc…) anche se questo accade raramente. Che dolore dev’essere perdere ogni ricordo e contatto con il proprio mondo, non oso immaginare la mente che diventa come un deserto, Io smarrimento di una persona che si rende conto di perdere ogni riferimento. La famiglia altrettanto spiazzata,ed impotente per quello che sta succedendo al proprio caro punto. Mi auguro che la ricerca trovi la strada per fermare questa malattia, per ora dobbiamo cercare ogni appiglio per restare aggrappati alla vita, fosse anche tramite un giocattolo che però riapre la strada verso le emozioni.

Spunti da: https://peranziani.it/terapia-della-bambola

Floriana Salvagione