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Andare in pensione dopo il congedo straordinario

Ci sono diverse tipologie di pensioni erogate dall'INPS in base alla gestione o al fondo di appartenenza degli iscritti e ai requisiti contributivi e anagrafici previsti dalla legge. Nel corso sono cambiate alcune di queste  e se oggi spesso si sente dire e si dice che non tutti, come ad esempio i giovani, andranno in pensione e che le pensioni hanno visto un certo abbassamento economico, per quelli che potrebbero andare a breve dovrebbero o potrebbero pensare ad un aspetto, se hanno questa particolare tipologia.

Una persona che lavora se e quando assiste un familiare con una condizione grave di disabilità, secondo la Legge 104, può fare richiesta del congedo straordinario Legge 151, che può essere usufruito anche in modo non consecutivo per due anni dalla accettazione della richiesta. Ma, andando a fondo, c’è altro da capire bene. Innanzitutto, alla persona che lavora, non solo il datore di lavoro non deve versare contributi sull’indennità corrisposta, ma è coperto da “contribuzione figurativa” e questo significa che il reddito che viene prodotto durante questo periodo non è soggetto a trattenute previdenziali, ma tassato fiscalmente. Per quanto riguarda, invece, la pensione, esiste una soglia massima e definiti quindi di accredito dei contributi figurativi che, per esempio, nell’anno passato, 2020, sono di 12.092,89 euro per un’indennità massima di 36.645,11 euro annui.

Ma non è finita qui, infatti, tutti quei lavoratori che hanno retribuzioni elevate non subiscono una perdita, in quanto tutto ciò può solo aumentare e non diminuire, ma è da tenere conto che l’aumento sarà senza congedo. Pertanto, tutte quelle persone che sono oramai vicine alla pensione e usufruiscono del congedo straordinario Legge 151, dovrebbero andare presso un patronato o le associazione di categorie e controllare la propria situazione contributiva, considerando quindi il tempo dei versamenti.

Alessandro Cavernicoli