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Eredità a figlio disabile

Oggi, rispetto a decenni fa, c’è da dire che ci sono diverse leggi che tutelano i disabili sotto molteplici aspetti in nome di quel fondamentale principio di uguaglianza fra tutti i cittadini che non prevede alcuna distinzione.

In genere, si tratta di norme, leggi e regole che danno ai disabili agevolazioni di vario tipo e su vari campi, come ad esempio il lavoro, i rapporti col Fisco, il patrimonio e quelle più quotidiane come ad esempio le ristrutturazioni o l’acquisto di supporti e mezzi utili a chi ha determinate disabilità. Ovviamente e purtroppo c’è ancora molto da fare e questo dipende dalla lentezza e dalla troppa burocrazia e soprattutto dalle persone.

Quello che però volevo descrivere in questo articolo è l’eredità che spetta al figlio disabile. È un tema particolare, ma che secondo me è giusto dare un’informazione, seppur a livello generale, senza entrare in dettagli troppo complessi e giuridicamente difficili da spiegare.

Innanzitutto, c’è da fare una distinzione e separare alcuni aspetti: a livello del Codice Civile non ci sono differenze di quota di eredità se ci sono figli disabili e figli non disabili. Per la legge, qualsiasi figlio è erede ed in quanto tale ha sempre diritto ad una quota di eredità, chiamata quota di legittima. Avrà, cioè diritto, comunque, ad una parte dei beni, indipendentemente dalla possibilità di essere in presenza o meno di un testamento o dalla possibilità di esclusione dal testamento stesso per un qualsiasi motivo (ovviamente per legge ci possono essere casi di esclusioni, ma ci dev’essere un motivo più che valido e di certo non concerne la disabilità). Inoltre, questa quota non può mai essere modificata dal testamento ed essere così impugnato a favore di una persona rispetto ad un’altra. Per completezza, secondo il Codice civile, gli eredi legittimari sono il coniuge marito o moglie della persona defunta, il figlio o i figli e, se mancanti, i genitori. Per ulteriore completezza, per patrimonio vengono indicati sia i soldi, in contanti e non, ma anche gli edifici.

Per quanto riguarda il piano strettamente economico-patrimoniale, non vi sono specifiche differenze sia a favore che a sfavore di un figlio disabile, cioè, indipendentemente dal suo stato, qualunque esso sia, se lieve o grave, permanente o non, non ci sono variazioni e quindi differenze economiche dal non avere alcuna disabilità. Non avrà, cioè, più benefici, o meno, in quanto disabile.

Quello che cambia, invece, e a favore della persona disabile è a livello fiscale, dove è previsto un trattamento più favorevole sull’applicazione dell'imposta sulle donazioni. Sarebbe ora troppo complesso spiegarvi le percentuali, i termini e le varie situazioni a seconda del patrimonio, ma tenete, almeno, conto di questa favorevole ed importante differenza.

Ricordate o sappiate anche che anche se lo stato di disabilità dovesse essere grave, il figlio riceverà comunque e lo stesso la quota nella misura uguale a un qualsiasi altro erede. Tuttavia, se c’è stata una designazione di un amministratore di sostegno o di un tutore, l’accettazione dell’eredità della persona disabile deve avvenire su intermediazione dell‘amministratore di sostegno o del tutore e quindi non direttamente dalla persona disabile, ma tramite altri.

Ovviamente, questo articolo, come scrivevo all’inizio, è una spiegazione a livello generale, per darvi alcune indicazioni, ma dovete sapere che all’interno della norma ci si sono moltissime regole procedurali specifiche che esaminano diverse circostanze. Altrettanto ovviamente, è chiaro che è necessario contattare un avvocato per questioni di eredità e di testamento. In ogni caso, considerate sempre che una quota di legittima sarà sempre garantita a tutti e che, almeno, a livello fiscale, la legge vi da diritto a pagare meno.

Alessandro Cavernicoli