Hai diritto all' IVA al 4%
Servizio Clienti (+39) 055.36.05.62

A pensar bene, ci si fa del bene

La nostra mente è una macchina meravigliosa di cui noi non conosciamo tutte le potenzialità, e proprio per questo andrebbe allenata come un qualsiasi altro muscolo per rimanere agile nelle sue funzioni. E se lo allenassimo anche ad essere felice? C’è una sezione della psicologia che può aiutarci in questo scopo: la psicologia positiva. 

Martin E. P. Seligman, psicologo e saggista statunitense, oggi settantasettenne e docente dell’Università della Pennsylvania, è considerato uno degli eminenti psicologi del nostro secolo e il padre fondatore della celebre psicologia positiva. “Costruire il proprio benessere”, questo lo scopo di tutti i suoi lavori. 

Seligman dopo diversi studi arrivò alla conclusione che le persone che provano emozioni positive, vivono non soltanto molto più a lungo, ma anche in migliori condizioni di salute. La felicità autentica secondo lo psicologo sarebbe quella che si prova quando si hanno emozioni positive riguardo al nostro passato e verso il nostro futuro. 

L'essere umano non è ottimista o pessimista per natura, ci viene spiegato, e tutto dipenderebbe dal nucleo familiare. Tuttavia, cercare di essere felici non significherebbe non accorgersi dei problemi ma cercare soluzioni e trovare comunque del buono nella propria esistenza. 

Quando si vuole essere felici ma non si vedono i problemi si rischia l'alienazione della persona e questo è un vero pericolo, perché abbassando le difese ci rendiamo vulnerabili a eventuali minacce. 

Un primo passo che si può compiere per rintracciare le nostre energie positive è quello di analizzare noi stessi, capire le nostre emozioni e accettare i nostri limiti. 

Il secondo, invece, riguarda principalmente il superamento delle nostre paure. 

Lavorare sulle proprie emozioni richiede tempo, e con il tempo cambieranno anche i nostri atteggiamenti. Questo approccio verso la vita è molto utile per tutti, aiuta in un certo senso a vedere il bicchiere mezzo pieno nonostante le difficoltà. 

Se applichiamo un tale approccio alla vita di un disabile, l’aiuto che se ne trarrà per superare le diverse prove, sarà valido ed efficace non solo per se stessi ma anche per le persone gli stanno vicino. 

Ci sono degli esercizi pratici che possiamo fare per affinare la nostra capacità di percepire ciò che è positivo attorno a noi. Ne consiglio due molto semplici: 

  • Scrivere un decalogo con ciò che "va bene" nella propria vita, che possono essere anche cose molto semplici come un lato del proprio carattere, una passione come la lettura o il canto che rendono i giorni migliori, una buona amica con cui poter essere se stessi... 
  • E a fine di ogni giornata, annotare almeno tre eventi piacevoli accaduti in quello stesso giorno, spiegando in breve il motivo della scelta, come una risata inaspettata rivedendo una vecchia foto della propria infanzia coi capelli cotonati. 

Se poi nel tempo avremo la pazienza di rileggere quei pensieri, ci renderemo conto di quanto ci sia di positivo nei nostri giorni.  

Questo approccio alla vita, utile soprattutto nei momenti di difficoltà come questo attuale, se affiancato alla vita di un disabile, aiuterà enormemente ad affrontare la quotidianità e a vederla con occhi diversi, con uno sguardo più aperto verso il bello, che esiste. Esiste davvero. Tutto questo, non significa nascondersi dai problemi. Cercare il lato positivo, trovare soluzioni alternative, non lasciarsi prendere dallo sconforto, tutto questo non significa affatto nascondersi, ma affrontare e vivere al meglio la propria vita. 

Mi permetto di consigliarvi due letture che spiegano meglio questo approccio alla vita. 

Per una felicità autentica, realizza il tuo potenziale con la psicologia positiva, di Martin Seligman. 

Quaderno d’esercizi di psicologia positiva, di Yves-Alexandre Thalmann. 

  

Margherita Rastiello