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Reagire alla disabilità anche da soli

Una persona denominata disabile è una persona che ha per nascita o a causa di una malattia o patologia o incidenti una o più menomazioni che comporta una ridotta capacità fisica e di interazione con l'ambiente sociale. Detto anche più semplicemente è una persona poco o per nulla autonoma nello svolgere le varie attività quotidiane che lo portano ad una condizione di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Tutto ciò è estremamente limitante per una persona.

Chi non soffre di alcuna disabilità spesso non è in grado di capire, in quanto è un problema che gli sta al di fuori e se non c’è stata un’adeguata conoscenza ed insegnamento o c'è un familiare disabile si tende spesso a sottovalutare e a non considerare la condizione di una persona con una qualsiasi disabilità anche in situazioni banali e quotidiane.

L’essere disabili è certamente una condizione individuale sia fisica che intellettuale ed una persona reagisce in modi diversi alla propria condizione. La condizione di una persona disabile è molto personale e spesso anche una persona vicina non riesce a comprendere appieno ciò che si può provare. Ma il lamentarsi contro la propria condizione e contro le istituzioni che fanno poco a volte è inutile e si deve trovare la forza di reagire da soli (ovviamente ci sono casi purtroppo molto gravi dai quali, al momento, è difficile uscire e superare il proprio stato se non si ha il sostegno di qualcuno).

Nella storia, ci sono state molte persone con disabilità che infatti sono riuscite ad andare avanti e a non farsi abbattere e scoraggiare. Persone diventate famose e non tutte dovute ad una raccomandazione.

Per oltre 20 anni della sua vita, Pierre-Auguste Renoir, uno dei pittori più importanti e conosciuti, ad esempio, ha dovuto combattere e sopportare una gravissima forma di artrite reumatoide cosi forte da arrivare a deformare le mani, le braccia e le spalle. Addirittura, da testimonianze certe è noto che si faceva legare i pennelli alle mani con degli stracci e la tavolozza alla carrozzina. E all'epoca di Renoir, vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, l’artrite reumatoide non veniva curata. I pittori Monet, Degas, ma anche lo stesso Renoir erano miopi, ma fu grazie al loro difetti che divennero pittori, cambiando il concetto ed il modo di dipingere.

Poi… per non parlare di Beethoven, chi non conosce Beethoven. Il compositore, pianista e direttore d'orchestra tedesco aveva una sordità progressiva, arrivando addirittura alla completa sordità, ma non per questo si fermò, riuscendo a comporre opere che ancora oggi sono famose e conosciute.

Arrivando ai nostri giorni, non possiamo non citare tutti quegli sportivi che nonostante alcune e specifiche disabilità non si sono date per vinte, riuscendo ad ottenere successi incredibili.

Tutti loro, cosi come moltissimi altri, insomma, della disabilità hanno fatto un punto di forza.
Naturalmente non sto dicendo che ogni disabile può diventare un artista o uno sportivo o che può fare grandi cose, ma d’altro canto il genio, l’essere cosiddetti geni è anche in questo: probabilmente queste persone senza la loro disabilità non sarebbero diventate quelle che oggi studiamo, che conosciamo o che ammiriamo.

La loro condizione svantaggiosa è diventata una forza incredibile che li ha spinti ad andare oltre proprio la loro condizione.

Ovviamente, come dicevo prima, ci sono delle condizioni estreme di disabilità, ma, in generale, credo che si dovrebbe cercare un nuovo modo di pensare e di affrontare la disabilità, soprattutto quando si fa un percorso riabilitativo. La riabilitazione dovrebbe avere un significato ed una portata molto più ampia di quella che comunemente oggi si intende e fa; si deve e si dovrebbe arrivare a concepire al tempo stesso una riabilitazione non solo classica fisioterapica, ma anche una riabilitazione che vada ad incidere anche a livello umanistico attraverso l’utilizzo della musicoterapia, della danza o dell’attività teatrale, perché spesso non è solo il corpo ad avere bisogno.

Decimo Giunio Giovenale (e concludo), antico poeta romano, nato tra il 50 ed il 60 dopo Cristo, scriveva “Mens sana in corpore sano”, "una mente sana in un corpo sano" e probabilmente è questa una possibile chiave per affrontare una determinata disabilità. 

Alessandro Cavernicoli