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Cosa ne sarà dei nostri figli a scuola?

Il rientro a scuola si avvicina, ma purtroppo sono numerose le città italiane che ancora si vedono impreparate a un nuovo anno scolastico in emergenza Covid, soprattutto per quegli alunni maggiormente colpiti da questa crisi.

Per molte città i fondi sono al minimo, sembra quasi impossibile assicurare l’istruzione agli studenti disabili. Ciò che mancherà sarà l’aiuto dell’operatore. Proprio così, nonostante siano state assicurate soluzioni adeguate al rientro scolastico, stiamo ancora qui in attesa.

Nella bellissima città metropolitana di Palermo, per esempio, il 10 settembre si è tenuto l’incontro sull’assistenza agli alunni disabili.  “Abbiamo appreso con dispiacere che i contratti degli operatori saranno stipulati solo fino al 31 ottobre – dicono Confael diversamente abili e Aca Sicilia in una nota – a causa del mancato trasferimento dei fondi da parte dell’assessorato regionale che non mette nelle condizioni l’ente di coprire un periodo più ampio. Anche la Città metropolitana dovrà attendere con ansia la pubblicazione delle linee guida che dovevano essere rese note già nel 2019 e su cui c’erano state rassicurazioni anche a maggio, ma ci ritroviamo drammaticamente all’inizio dell’anno scolastico e ancora non ve n’è traccia”.

Questo incontro, a quanto pare, è stata l’occasione per discutere anche del sistema “misto” di frequenza in presenza e a distanza che alcune scuole vorrebbero adottare.

“La Città metropolitana ci ha detto di essere solo una esecutrice del servizio e che non entrano nel merito di competenze che invece sono della scuola e della Regione – continuano Confael e Aca – Ci attendiamo, così come l’ex Provincia, che l’assessore Scavone emani un atto di indirizzo alla stregua di quello dello scorso marzo per la ratifica dell’attività a distanza e siamo comunque convinti che il servizio vada erogato in ogni caso e con ogni modalità: per questo incontreremo urgentemente i vertici dell’assessorato regionale, tutelando gli studenti e gli operatori”.

Il problema sicuramente non parte neanche dalle città o dai piccoli comuni. O non soltanto.

Sembra un paradosso, ma bisogna salire in alto per trovare le radici di tutti questi disagi. E anche nel momento in cui qualcosa salta fuori e si trova il coraggio far luce sulla terribile situazione in cui i nostri cari studenti disabili si trovano, dopo averne parlato un po’ in parlamento e magari dato le colpe al primo sotto mano, si tornerà in poco tempo a minimizzare tutto e a proclamare il fallimento della nostra scuola.

Non può però finire sempre tutto qui. Gli alunni disabili non possono restare relegati nelle loro case. Tutti godiamo degli stessi diritti, o almeno dovremmo. E i più “fortunati” saranno quelli che passeranno le giornate in casa dietro ad una tastiera. Tutti gli altri poi, saranno quelli definiti “sfortunati” che rimarranno dietro al nulla di una realtà che siamo stati noi a preparargli. Tutti noi.

Sono oltre 270.000 gli alunni disabili italiani e per loro la scuola non potrà cominciare, specie per il 92% di quelli con un ritardo cognitivo. Certamente anche per quel 50% degli alunni disabili con una condizione di gravità certificata.

Fa male sentire tutto questo. È una verità che infastidisce dolorosamente ma questa è la realtà. Mascherine e distanziamento sono criteri giusti e obbligati in questo periodo ma non sono affatto la soluzione.

Le soluzioni per i nostri figli disabili costano troppo e necessitano sicuramente di troppo tempo per essere messe in atto, forse. Tuttavia, loro a differenza degli altri studenti, non potranno tornare a relazionarsi coi loro compagni, coi loro insegnanti indossando una mascherina o stando a due metri di distanza.

Vedremo cosa accadrà. Vedremo se tutti i nostri figli riusciranno ad avere il diritto e la possibilità di apprendere come tutti gli altri. Vedremo se finalmente qualcuno ha compreso che non si puo relegare una vita dentro una stanza, neppure ai tempi del Covid.


Margherita Rastiello