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Disabilità, maternità e assistenti sociali: tra giudizio, timore e sostegno.

L’assistente sociale è quella figura di cui si sente parlare spesso, la quale interviene in aiuto di tutte quelle situazioni critiche nelle quali possono ritrovarsi i singoli o le famiglie, fornendo a queste persone strumenti e consigli utili per poter migliorare la qualità della loro vita e uscire quindi dalla situazione di fragilità emotiva, sociale, o economica.

Oggi vi vorrei proporre un’intervista che ho realizzato insieme ad una mia carissima amica, una mamma disabile, la quale ci racconterà la sua personale esperienza con gli assistenti sociali, facendo luce sul fatto che non sempre l’intervento di queste figure abbia un riscontro positivo.

  1. Sappiamo che la gravidanza e il parto sono esperienze delicate, intense e molto personali per una donna. Gli equilibri sono delicati e qualsiasi intervento esterno può essere vissuto con molto disagio e sofferenza. Che cosa hai provato quando gli assistenti sociali si sono presentati in ospedale, subito dopo che avevi partorito?

Il parto momento molto delicato, il momento in cui la donna si interfaccia con un nuovo ruolo. Tanto è vero che quando nasce un bambino nasce anche una mamma, quindi la presenza di un assistente sociale in quel frangente io l'ho vissuta un po' come un’invasione di campo, ed è il momento meno indicato per fare una verifica. Io avevo appena partorito con taglio cesareo, loro vennero e mi chiesero di tenere in braccio il mio bambino. Io scesi dal letto, con tanti dolori solo per dimostrare di riuscire a prendere in braccio il bambino, loro mi ringraziarono vennero per un pensierino per il bimbo. Mi chiesero come mi sentivo come mamma e io gli risposi che non lo sapevo, perché in realtà ero appena diventata “mamma”, era tutto nuovo per me.

  1. Hai avuto delle visite domiciliari da parte degli assistenti sociali?

Inizialmente fecero venire una signora che mi doveva aiutare nell’allattamento e accudimento del bambino dell'allattamento e che in qualche modo valutava anche come me la cavavo io a livello di gestione del bambino. Poi a livello domiciliare fecero delle visite regolari, che poi furono distanziate, fino a diventare sporadiche e informali.

  1. Come sono stati i primi tempi, quelli successivi al parto? Ti è stato richiesto di fare qualcosa in particolare?

Non mi è stato chiesto di fare nulla di particolare, mi hanno consigliato su come lavarlo nella vasca, ecc... Avendo poi fatto richiesta per l’assegno di cura, gli assistenti sociali mi affiancarono mia suocera, la quale fu un aiuto fondamentale e quindi non è che mi chiedevano di fare qualcosa di particolare. La maggior parte delle cose, per una neo mamma, sono in parte istinto in parte sperimentazione, per tutte, non solo per me o per le mamme con disabilità. C’è però un episodio che vorrei segnalare che ricordo come una vera ferita. Quando mio figlio aveva solo dieci giorni fu ricoverato al pronto soccorso pediatrico per principio di soffocamento da rigurgito. Potete immaginare la mia apprensione e angoscia. In quei momenti, mentre mio figlio era ricoverato e non sapevo nulla, vennero gli assistenti sociali a chiedermi come fossero andate le cose.Sul momento ebbi un crollo emotivo e mi sentì violata, messa in discussione, arrabbiata. Ci sarebbe voluto un po’ più di tatto e delicatezza nel domandare dei fatti in quella particolare circostanza.

  1. Come valuteresti la tua esperienza con loro?

Sicuramente almeno all’inizio è stata traumatica. Io tutt'ora a distanza di sei anni, ho il timore, ho paura di sbagliare, ho paura che mi possano criticare o che possano interferire. Ho paura che nel caso di una mia nuova gravidanza e parto possano di nuovo mettermi in discussione come madre, solo in virtù della mia disabilità, come se dovessi dimostrare di essere capace nonostante tutto. Come se non fosse già abbastanza il solo fatto di essere madre.

5. Per concludere, c’è qualcosa che vorresti aggiungere o suggerire in merito ai servizi e agli interventi che sono previsti dagli assistenti sociali verso le persone in difficoltà, o con disabilità?

Partendo dal presupposto che dovrebbe essere la mamma a chiedere l'aiuto dell'assistente sociale, se ne sente il bisogno. Magari fare stare più tempo in ospedale la madre per aiutarla, magari nella gestione del neonato, questo sì, ma non mettere sotto pressione la neo mamma appena il bambino è nato, come è capitato a me. Quello, per me, è un ricordo spiacevolissimo e davvero difficile da metabolizzare. Sarebbe stato vissuto tutto diversamente, se avessero dato un aiuto condiviso secondo le possibilità, un sostegno concreto, più che farmi sentire sotto giudizio, non fosse altro perché già la disabilità di per sé mette dei dubbi addosso ad una neo mamma, se poi ci si mettono anche gli esterni diventa tutto più difficile di quanto non sia in realtà.

Intervista autorizzata

Samanta Crespi