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IL LAVORO È UN DIRITTO COSTITUZIONALE. TRANNE PER LE PERSONE DISABILI.

Scrivere un curriculum è complicato per chiunque: bisogna essere chiari e concisi, senza tralasciare le informazioni utili e un’impaginazione accattivante. Alle aziende arrivano spesso e volentieri centinaia di cv e quasi sempre anche una semplice foto può fare la differenza per ottenere un colloquio. Se si ha una disabilità, ai soliti dubbi se ne aggiunge però un altro, non banale: il momento della stesura di un curriculum è anche quello in cui chi ha un handicap si fa la domanda “devo scrivere del mio problema? Come lo faccio senza pregiudicare la possibilità di avere il posto?”. Personalmente io scelgo di scrivere la mia percentuale di disabilità, chiarendo che comunque si tratta di un problema esclusivamente motorio, che non mi crea problemi negli spostamenti o nello svolgimento del mio lavoro. È terribile dover aggiungere questa postilla, che di fatto serve solo a tranquillizzare il selezionatore, ma è necessario farlo: in Italia l’idea di assumere un portatore di handicap spaventa ancora molti datori di lavoro.

I dati Istat certificanoche la disabilità continua ad avere un impatto consistente sull’esclusione dal mondo lavorativo: solo il 19,7% delle persone con disabilità nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni risultano occupate, meno di un soggetto su cinque, contro una media nazionale del 58,7%. Anche la quota degli inattivi raddoppia tra le persone con disabilità rispetto a quella osservata nell’intera popolazione, quasi il 70% contro circa il 31%. Questo accade nonostante l’esistenza da oltre vent’anni di una legislazione che disciplina  e protegge il diritto al lavoro per le persone disabili. Nel 2019 cade infatti il ventennale della legge 68/1999, un provvedimento innovativo per l’epoca, nato con intenti sicuramente nobili, ma anche con dei limiti evidenti. 

 

Il primo articolodella norma chiarisce che la finalità del provvedimento è “la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro, attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato”. Per raggiungere questo obiettivo, la 68/199 prevede l’obbligo di assunzione delle persone con disabilità che, a seguito delle modifiche del 2018, è arrivato addirittura a essere di una persona disabile ogni quindici assunti. L’iniziativa nasconde però delle falle evidenti: prima di tutto non specifica in quale ruolo queste persone debbano essere inserite e, di conseguenza, la risorsa si trova spesso in un ruolo secondario o non all’altezza delle proprie competenze. Assegnare arbitrariamente a chi ha un handicap un ruolo marginale all’interno della realtà lavorativa è quasi una prassi, ancora più grave se si considera che spesso i soggetti con disabilità sono anche altamente qualificati. In Italia, infatti, sono molte le agevolazioni pubbliche elargite per permettere a chi ha un handicap di realizzarsi attraverso gli studi: basti pensare che una disabilità pari o superiore al 33% garantisce un esonero parziale o totale delle tasse universitarie in quasi tutti i maggiori atenei. Il paradosso insomma è che lo Stato spende per formare professionisti altamente qualificati che il mercato del lavoro rigetta con motivazioni sbagliate. di Manuel Santangelo

 FONTE: 

https://thevision.com/attualita/lavoro-persone-disabili/

 

SONIA