Hai diritto all' IVA al 4%
Servizio Clienti (+39) 055.36.05.62

Maternità e disabilità; affido e adozione: risponde Chiara Bordoni

Lo scorso 12 febbraio si è tenuto un incontro gratuito sponsorizzato da Disabilmentemamme e Associazione M’ama, con la partecipazione dell’assistente sociale Chiara Bordoni, dal titolo “Martenità, affido, adozione: il ruolo degli assistenti sociali”.

Per chi non fosse riuscito/a a seguire la diretta illustreremo brevemente di cosa si è parlato durante l’evento.

Chiara Bordoni, lo ricordo per chi non lo sapesse, lavora come assistente sociale per il Comune di Terni del 2000, da 15 anni si occupa di tutela minorile e dal 2012 anche dell’affido. 

Chiara Bordoni ci tiene a sottolineare che la figura professionale dell’assistente sociale non è come spesso viene rappresentata dai media o dalla cultura generale: l’assistente sociale non porta via i minori ai genitori senza che vi sia un reale e fondato motivo, quindi la paura verso questa figura è spesso ingiustificata, perlopiù è dettata dal non sapere realmente come si svolge il ruolo di assistente nella tutela del minore.

Una delle prime domande che sono state fatte durante l’evento riguardava proprio questo timore.

Nel caso in una coppia, dove vi sia una madre che ha una disabilità, sopraggiunga una separazione, un divorzio, o il decesso del compagno normodotato è possibile che il figlio venga tolto alle cure della madre?

La risposta di Chiara Bordoni è stata:

Normalmente questo non accade, a meno che non vi sia segnalazione da parte del compagno, o di un famigliare o conoscente, che accusi la madre di una qualche incapacità genitoriale.

Riporto l’esempio di due coniugi che si stavano separando ed in sede di tribunale il padre cercava di far passare la madre del bambino come violenta e molesta per il figlio. tutto questo era stato costruito ad arte dal padre convincendo pure il bambino a dire cose non vere. In questo caso l’intervento degli assistenti sociali è utilissimo, perché essi hanno il compito preciso di seguire la coppia, fare un’analisi precisa del contesto famigliare, anche per smascherare questi comportamenti riprovevoli. Queste situazioni limite non accadono tutti i giorni e per allontanare un minore dalla madre non basta certo il fatto di avere una disabilità, perché la cura di un figlio non passa solo attraverso una pratica fisica, ma anche attraverso l’idoneità affettivo emotiva, che certo la disabilità non può togliere.”

“Ma allora quali sono i casi in cui un minore può essere allontanato dal contesto famigliare?”

“Innanzitutto, non è mai l’assistente sociale che decide in tal senso, ma il tribunale dei minori, che incarica il servizio sociale di avviare un’indagine in quel preciso frangente. I motivi di allontanamento, di solito temporaneo, includono: maltrattamenti, violenze, uso di sostanze stupefacenti da parte dei genitori.

Il minore in questo caso viene affidato ai parenti più prossimi e se essi non ci sono, allora sarà affidato ad una comunità in attesa di essere ricollocato presso i genitori biologici o dato in affido/adozione.”

Parlando di adozione e di affido, quali sono le principali differenze e cosa comportano per i genitori che decidono per questo percorso?”

Con l’adozione un bambino che è stato dichiarato (dal Tribunale per i Minorenni a seguito di un accertamento) “in stato di abbandono” prima e, successivamente, “in stato di adottabilità” entra a tutti gli effetti a far parte di una nuova famiglia. Con l’adozione cambia lo stato giuridico del minore, che diviene figlio della coppia che lo adotta. Con l’affidamento un bambino che si trova in difficoltà viene accolto da una famiglia diversa da quella di origine e che risulta in grado di prendersene cura.

Alla famiglia affidataria viene dato il compito di educare il minore, di prendersene cura, di soddisfare i suoi bisogni e le sue esigenze (affettive e materiali).

L’affidamento familiare però non incide sul rapporto giuridico di “figlio”, il minore rimane figlio dei suoi genitori biologici, e viene solo temporaneamente affidato ad un’altra famiglia poiché vi sono delle difficoltà familiari all’interno del suo nucleo d’origine che possono influire negativamente sul suo sviluppo e la sua crescita. L’adozione è definitiva, l’affido è temporaneo, sulla base dello specifico progetto ed esigenze del minore.


L’affido diversamente dall’adozione può essere fatto anche da coppie non sposate, quindi da single, coppie omosessuali o anche da persone disabili. È vero però che in quest’ultimo caso spesso viene difficile che il minore venga affidato ad una persona disabile?”

In linea di principio per quanto riguarda l’affido che, essendo a carattere temporaneo, ha meno vincoli rispetto all’adozione, la scelta del tribunale, dopo aver ottenuto la relazione degli assistenti sociali e l’idoneità della famiglia o della persona per l’affido, deve sempre essere presa in relazione alla situazione più favorevole possibile per il minore. Quindi il fatto di essere o meno persona con disabilità non dovrebbe inficiare il giudizio, anche se spesso accade che il tribunale non prenda nemmeno in considerazione tale possibilità, escludendo di fatto molte persone che potrebbe aiutare con un affido, molti bambini e ragazzi in difficoltà. La legge, che regola affido e adozione è la  n. 184 del 1983, modificata dalla 149, solo per la parte dell'età degli adottanti, dice che nulla vieta ad una persona con disabilità di accedere al percorso per l’affido o adozione, ma sta di fatto che molto dipende dalla sensibilità e al giudizio del tribunale e su questo c’è ancora molto da fare e da dire.”

Questa è solo una parte di ciò che è emerso dal nostro incontro, se voleste approfondire alcune tematiche vi rimando a questo articolo che trovate qui, e alle pagine Facebook di “DisabilmenteMamme” e “Associazione M’ama”.

Samanta Crespi