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Non si può giudicare la vita degli altri senza viverla

Ad ognuno di noi piace immaginare e progettare il proprio futuro. Sin da piccole, sogniamo il matrimonio con l’uomo dei nostri sogni e così provare a completare la famiglia con l'arrivo dei figli. Questo è quello che desiderava con tutta se stessa questa mamma, ma come vedremo in questo articolo i nostri progetti, non solo quelli di Dio e del nostro destino.Veronica La Camera, ha 26 anni ed è madre di due bambini, Dylan che ha 5 anni e la sua sorellina di appena 2, fortemente voluta da  entrambi i genitori. Questa mamma, ha deciso di sfogarsi con una lettera scritta a Fanpage.it nella quale ci racconta il suo stato d’animo. Lei vive una situazione molto particolare, perché il suo bimbo più grande, è affatto da tetra paresi spastica, inoltre è anche ipovedente tanto che riesce a vedere solo ombre a 5 centimetri di distanza, epilettico, disfagico. Veronica, confessa che la sua vita è cambiata improvvisamente, quando i medici non hanno capito che era in gestosi ed ha avuto una crisi eclamptica quando era alla 31esima settimana gravidanza. Così è entrata in coma, ma dopo cinque giorni si è risvegliata. Per lei è stato un risveglio che nessuna ragazza di 21 anni vorrebbe avere. È stato nei mesi successivi al parto, che Veronica e  suo marito hanno scoperto che Dylan era un bambino con gravi disabilità. Ma la giovane mamma attraverso questa lettera, vuole parlare di se stessa della donna e della mamma che è. Perciò continua dicendo: “ Ho sacrificato tutta la mia vita per lui, portandolo all’estero due volte l’anno e continuo ancora farlo, a Lecco ogni sei mesi per la parte di diagnostica, nei trattamenti di fisioterapia e psicomotricità, in piscina, alle sedute di logopedia e persino all’asilo. Vivo una vita senza libertà, sono 5 anni che non dormo, perché mi sveglio di notte per cambiarlo di posizione. La mattina appena mi sveglio, la prima cosa di cui mi accerto è se mio figlio che amo tanto sarà con me per ancora un altro giorno. Io vivo una corsa contro il tempo, perché nonostante i numerosi sacrifici, non so quanto tempo mi resta da vivere accanto al mio bambino. Ma quello che mi fa più male è che nonostante la vita che conduco ogni giorno, mi hanno criticato per il mio rossetto rosso, i miei tatuaggi o per la piega che mi faccio fare dalla parrucchiera, che tra l’altro viene in casa, perché io il tempo per andare al negozio come tutte le altre donne non ce l’ho, ma questo la gente non lo sa. La piega è l’unico mio momento di svago che mi permette di sentirmi ancora una ragazza della mia età, alla quale è stato tolto tutto anche per colpa di gente priva di sensibilità. Vorrei dire che è troppo facile giudicare, ma certa gente dovrebbe mettersi nei miei panni anche solo per un attimo, in modo da capire cosa significa avere un figlio paralizzato e vivere giorno dopo giorno con il timore che se ne possa andare da un momento all’altro. Desidero rivolgermi soprattutto a quelle mamme di figli sani dicendogli che sono molto fortunate. A loro mi piacerebbe chiedere, se sanno cosa significa non arrendersi nonostante tutto, oppure trovare la forza per andare avanti anche quando non c’è? Lo sapete cosa significa avere a che fare con la depressione?! Non giudicate solo le apparenze. Mamma Veronica, una mamma”. Termina così, la lettera di questa mamma, attraverso la quale ha voluto raccontare a tutti le sue giornate, passate prendersi cura di quel ragazzino pieno di tanti problemi. Ma secondo il mio punto di vista, Veronica non ha raccontato la sua storia perché vuole fare pena, ma semplicemente per dire a quelle persone che amano parlare e criticare, senza sapere nulla della vita degli altri, che dietro le apparenze ci può essere un grande dolore. Mi permetto di aggiungere anche una cosa: Essere genitori di figli disabili, non vuol dire non poter aver cura della propria persona, o non avere passioni. Vorrei ricordare che essere genitori é un dono,ma anche una scelta…Avere un figlio con tanti problemi, come quelli del piccolo Dylan, é una missione per la vita, per questo non dovremmo fare altro che apprezzarli ed ammirarli come dei veri e  propri eroi, capaci di affrontare con coraggio e tenacia tutte le difficoltà che gli si presentano davanti giorno dopo giorno. Quello che vorrei portare all’attenzione dei miei lettori é il fatto che loro sono soprattutto uomini e donne,  con i loro bisogni ed un loro modo di reagire al dolore e questo non va mai dimenticato, anzi va ricordato sempre, soprattutto prima di giudicare.

Floriana Salvagione