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La DAD: la didattica del Covid-19

 Il Covid-19 sembrava una realtà molto distante perché inizialmente ha interessato un paese lontano come la Cina, nonostante i collegamenti televisivi rappresentassero una città spettrale, con il conteggio dei morti che aumentava di giorno in giorno e con l’allestimento in pochissimo tempo di ospedali di emergenza.

  All’improvviso il virus ha coinvolto anche l’Italia, diffondendosi dapprima in zone circoscritte di alcune regioni che si è cercato di isolare con il dispositivo delle zone rosse.  In seguito è stata proclamata l’emergenza nazionale, costringendo il governo a varare misure restrittive e di contenimento, tra cui lo smart working.

 L’emergenza sanitaria ben presto è diventata emergenza pedagogica, investendo di conseguenza tutto il sistema scolastico che ha cercato subito di riorganizzarsi utilizzando la DAD (didattica a distanza), l’insegnamento impartito attraverso gli strumenti telematici e che sostituisce quello in presenza. Le lezioni si svolgono via streaming: i docenti creano aule virtuali su una piattaforma e si avvalgono di materiale inviato via e-mail o via chat agli studenti che hanno la possibilità di accedere ai contenuti didattici collegandosi tramite qualunque dispositivo in loro possesso. Attraverso questa strategia didattica i docenti delle scuole di ogni ordine e grado si sono prodigati nello svolgere le proprie lezioni cercando di interagire al meglio con gli allievi, con l’intenzione di far percepire agli alunni e alle loro famiglie la presenza attiva della scuola.  

L’attuale didattica a distanza rimane però una didattica d’emergenza non senza criticità e difficoltà: gli specialisti concordano che imparare a distanza è più difficile e meno efficace che in presenza.  I docenti di ogni grado di scuola concordano sulla necessità di nuove procedure educative-didattiche, perché la connessione non può sostituire la relazione docente-studente che può avvenire solo in presenza, dove intervengono dinamiche personali.

  Molte esperienze hanno riportato che la didattica a distanza è poco inclusiva e non solo evidenzia, ma aumenta le disuguaglianze. In particolare rende difficile il coinvolgimento di alunni disabili, fragili e stranieri, per i quali sono fondamentali modalità didattiche in presenza.

La DAD accentua il divario di opportunità fra profili familiari socio-economici diversi: ci sono infatti nuclei familiari che non dispongono delle tecnologie necessarie e questo si traduce immediatamente in una disuguaglianza di opportunità. Il Digital Divide (divario digitale) è stato un problema rivelato dall’ISTAT già nel 2018-2019 con la ricerca “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi” dove questo divario si evidenzia soprattutto  riguardo la diffusione di attrezzature informatiche che in Italia è così rappresentato: il 33,8 % delle famiglie non ha computer o tablet in casa e la quota scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minore, dimostrando basse competenze digitali possedute dalle nuove generazioni.

Anche se la pandemia dovesse essere vinta, la didattica a distanza non sembra essere destinata a scomparire. Alcuni esponenti politici la vedono come un’opportunità per rinnovare la scuola, puntando ad una DAD maggiormente inclusiva e sostenibile in cui i docenti siano supportati e adeguatamente formati sulle nuove tecnologie e in cui le famiglie vengano sostenute economicamente, al fine di realizzare una scuola aperta a tutti e protesa verso il futuro.

Quello della teledidattica non è stato il primo tentativo di ricorrere ad una modalità didattica alternativa. Già negli anni ’50, in seguito al boom economico che ha investito il Paese, il canale televisivo Telescuola ha sperimentato un nuovo tipo di didattica, con la volontà di garantire a tutte le fasce di popolazione il diritto all’istruzione gratuito, dando la possibilità di accedere alla cultura anche ai cittadini meno abbienti e cercando di raggiungere anche zone più remote del Paese. Va ricordato a tal proposito il maestro Manzi che, con la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, riuscì ad alfabetizzare milioni di italiani di tutte le età.

Giovanna Lombardi