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Oltre 150 lavoratori disabili a rischio licenziamento: La WIND TRE non pensa di rinnovare la commessa.

Sono tempi sempre più duri per chi cerca un lavoro. C’è chi viene considerato “anziano” per il mercato del lavoro, chi privo di esperienza, chi non appartiene al sesso forte e la maternità fa paura più all’impresa che alla donna in questione. Ci poi sono quelli a cui manca il famoso “pezzo di carta” e quelli che invece di titoli di studio ne hanno fin troppi per essere assunti da una piccola impresa. Ma se la persona in questione avesse anche una disabilità? Una cosa, purtroppo, è certa oggigiorno: le probabilità di assunzione sono sempre meno.

Spesso le competenze vengono messe in ombra da una sedia a rotelle. Le aziende vedono prima ancora della persona la sua malattia e il curriculum non viene nemmeno preso in considerazione. I datori di lavoro tendono a preoccuparsi maggiormente di come riorganizzare spazi e attrezzature, delle procedure da attuare, del costo che questo comporta e il tutto si riassume in una responsabilità troppo grande da volersi prendere. E adesso si aggiunge quest’ennesima crisi causata dal Covid-19, in cui la categoria ancora una volta più fragile è quella dei lavoratori disabili.

Proprio così, nel mondo del lavoro i disabili stanno pagando un caro prezzo. Da sempre marginalizzati, trovare un lavoro oggi sembra impossibile. Tuttavia, il Consorzio Sintesi presente a Roma, Napoli e Palermo ha fatto tanto per i disabili presenti sul luogo. Stiamo parlando di una cooperativa che dà lavoro a centinaia di persone. Molte di queste sono disabili e lavorano in un call centre che dal 2006 opera anche per Wind Telecomunicazioni. Sfortunatamente però, anche per loro la situazione si sta trasformando drammaticamente. I dipendenti disabili rischiano di trovarsi senza lavoro: secondo quanto denunciato da Enzo Remicci, presidente della cooperativa. Da quanto riportato, infatti, la società cinese Hutchison ha acquistato la Wind Tre e da quel momento i lavoratori con disabilità sono a rischio. L'azienda sta decidendo di non rinnovare la commessa.

"Con Wind abbiamo stipulato un contratto nel 2006, e da allora lavoriamo con l'azienda non abbiamo mai avuto problemi fino a poco tempo fa, ossia da quando Hutchison ha acquistato Wind. Non capiamo cosa stia accadendo: se vogliono assorbire una parte dei lavoratori, se invece ci saranno esuberi. Ultimamente ci hanno chiesto di fare delle riduzioni, e a quel punto anche i sindacati hanno iniziato a fare rumore" spiega Remicci. Questo rischio che la cooperativa dichiara, tutti i lavoratori con disabilità potrebbero essere allontanati immediatamente. Soltanto a Roma si tratta di circa 90 persone, tra cui alcune con disagi psichici. "Sapete chi è disposto a prendere un lavorare una persona con disabilità? – continua Remicci – Ve lo dico io, nessuno".

In questi giorni ancora non è stato reso noto il destino delle centinaia di disabili che dal 2006 lavorano per Wind Telecomunicazioni. Davide Faraone, senatore di Italia Viva, ha dichiarato di voler presentare un'interrogazione parlamentare per avere risposte certe sul futuro di questi impiegati. "WindTre non può che rinnovare la commessa con il call centre del Consorzio Sintesi che vede impegnati 150 disabili della cooperativa sociale Call.it – ha dichiarato Faraone – È questione di merito, visto che i livelli di professionalità e di produttività in questi anni sono stati molto alti, ed è anche, direi soprattutto, questione di inclusione sociale. Insomma, sarebbe molto grave se WindTre decidesse di mandare a casa i lavoratori con disabilità". "Abbiamo reso autonomi questi cittadini – conclude Remicci – Questi lavoratori lavorano bene, sono tra i best performer di Wind. Mandarli a casa sarebbe un atto gravissimo e ci auspichiamo che non succeda".

Molti ancora non sono protesi verso il futuro. Nel mercato mondiale gli studi sul lavoro e sulla gestione della disabilità nel lavoro dimostrano che l’inclusione genera business, aumenti sostanziosi. Per fare questo però è necessario utilizzare sempre più una chiave manageriale per gestire la disabilità nel lavoro, e quindi non assistenzialista. Non bisogna continuare a ragionare per sottrazione quando si guarda alla persona con disabilità, ma per addizione, cioè valutando le sue competenze, e non sono io a parlare.

Concludo con le parole di Sandro Castaldo, docente di Marketing all’Università Bocconi di Milano e presidente del comitato scientifico del Diversity Brand Summit, l’evento europeo che ha studiato la relazione tra diversity e business, nella speranza che tanti imprenditori aprano gli occhi: «In base agli ultimi studi, le aziende percepite come inclusive registrano un amento dei ricavi del 16,7 per cento». Insomma, dall’inclusione vera e propria le aziende ricavano vantaggi non solo sulla performance ma anche per quanto riguarda la produttività.


Margherita Rastiello