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«Il sole risorge sempre»: messaggio di speranza dalle persone Down

«Distanti ma uniti», perché «il sole risorge sempre». È il messaggio di speranza che lancia l’Associazione italiana Persone Down (Aipd) in occasione della giornata mondiale della sindrome di Down, che ricorre il 21 marzo. La scelta della data non è casuale poiché la sindrome è dovuta a un’anomalia genetica, un cromosoma in più (tre invece di due) nella coppia n. 21. Quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria e delle misure per il contenimento del coronavirus, sono annullate le iniziative in programma per la giornata, come pure sono inaccessibili i luoghi di aggregazione e sospese le attività scolastiche, dei centri diurni, la socialità. Per chi ha la sindrome di Down o una disabilità intellettiva, venendo a mancare gli spazi in cui giorno dopo giorno coltivavano ed esercitavano competenze, autonomia e socialità, il rischio è anche quello di fare un passo indietro nel complicato cammino verso l’autonomia. 

La campagna social

Nei giorni scorsi, l’associazione ha lanciato una campagna social per invitare tutti a rimanere in contatto, distanti ma uniti, con l’obiettivo di mantenere in esercizio socialità, autonomia e competenze, restando a casa. L’invito, rivolto innanzitutto alle persone con sindrome di Down ma esteso a tutti, è quello di rompere l’isolamento e la solitudine condividendo sui social un'idea creativa ispirata al sole, come una fotografia, una poesia, un racconto, un breve video o una ricetta, con l’hashtag #ilsolerisorgesempre. A pochi giorni dal lancio, sono già centinaia i contributi arrivati da tutta Italia e anche da altri Paesi europei, visibili sul sito dell’associazione e sui canali social. 

Felici in famiglia e con gli amici

In occasione della giornata, che ha per tema «We decide», il Coordinamento nazionale delle Associazioni di persone con sindrome di Down (CoorDown) presenta i risultati di un sondaggio mondiale promosso con l’intento di far sentire la voce delle persone con sindrome di Down su questioni che riguardano la loro vita. Dall’indagine, che ha coinvolto oltre 2.500 persone tra i 14 e i 65 anni e si è svolta in due fasi, prima in Italia con «Ora parlo io», poi nel mondo con la ricerca internazionale «It’s my say», emerge che il 71 per cento degli intervistati è felice della propria vita. Per nove persone su dieci sono importanti, per la propria felicità, la famiglia e la presenza di amici, cui si associa, per il 77 per cento, la possibilità di vivere un amore. L’indagine sfata uno dei luoghi comuni più ricorrenti, cioè che le persone con sindrome di Down non sappiano di avere una disabilità intellettiva: il 71,7 per cento degli intervistati, invece, ne è consapevole e quasi quattro su dieci sanno che è una condizione genetica, solo il 6,9 per cento pensa, erroneamente, che la sindrome sia una malattia. Quanto al lavoro, la stragrande maggioranza aspira a trovare la propria autonomia e a sperimentarsi in campi creativi e impegnativi. 

Non lasciare indietro nessuno

«Le persone che hanno partecipato all’indagine fanno parte di percorsi di inclusione messi in campo dalle associazioni in tutto il mondo e dimostrano quanto sia forte l’impatto sociale dei progetti, realizzati fin dall’infanzia, sul vissuto delle persone con sindrome di Down — commenta Antonella Falugiani, presidente di CoorDown — . È una spinta ulteriore per ricordare, nella giornata mondiale, quanto sia importante rendere sempre più protagoniste le persone con sindrome di Down e tenere presenti i loro diritti e le loro esigenze, soprattutto in questo momento di emergenza, dove i più fragili rischiano di essere lasciati indietro e scontare nuove disuguaglianze».[...]di Maria Giovanna Faiella

Leggi tutto Fonte: https://www.corriere.it/salute/disabilita/20_marzo_20/sole-risorge-sempre-messaggio-speranza-persone-down-ccf6ace8-6a05-11ea-b9ca-28a9526a419e.shtml?intcmp=emailNLcor_salute_23032020