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A chi mi rivolgo se devo fare una puntura in un giorno festivo?

Farsi una «banale» iniezione, magari per una terapia in fiale prescritta dal vostro medico può diventare un’impresa. Nel weekend, in particolare, a chi ci si può rivolgere? La figura giusta è l’infermiere, ma dove lo troviamo? E ancora: la prestazione è gratuita con il Servizio sanitario nazionale/regionale oppure, come spesso accade, bisogna rivolgersi a un libero professionista, pagando? «Se le Asl hanno attivato ambulatori infermieristici, si può andarci con la ricetta del Ssn prescritta dal dottore, per fare le iniezioni o ricevere altre prestazioni gratuite» spiega Paola Obbia, presidente dell’Associazione degli infermieri di famiglia e di comunità (Aifec). «Sono presenti, però, a macchia di leopardo sul territorio nazionale». Per sapere se esistono servizi infermieristici pubblici nel proprio territorio, si può chiedere alla Asl o consultare il portale web aziendale o regionale: diversi siti riportano gli indirizzi degli ambulatori e gli orari di apertura, anche nei giorni festivi.

Quando non si è autosufficienti, anche solo per un periodo di tempo, l’infermiere dell’Asl può venire a casa? «Se il paziente non è in grado di muoversi per andare in ambulatorio, possono essere attivate, con le modalità previste dalle Regioni, le cure domiciliari “di base” che rientrano nei Livelli essenziali di assistenza (i Lea vanno garantiti su tutto il territorio nazionale, ndr)» spiega Nicola Draoli, membro del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) e presidente dell’Ordine di Grosseto. «Sono prestazioni occasionali di bassa complessità, anche ripetute nel tempo, come prelievi, terapie iniettive, medicazioni, che l’infermiere effettua a casa del paziente. Si distinguono dall’assistenza domiciliare integrata (Adi) prevista, sempre nell’ambito dei Lea, quando le condizioni di salute del paziente sono più complesse e richiedono una valutazione multidimensionale dei suoi bisogni».Se, invece, capita un’emergenza, di sabato o domenica, e c’è bisogno di un’iniezione, per esempio di antibiotico in seguito a un’infezione che provoca febbre alta, si può chiamare il servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica), o andare al Pronto soccorso. Sappiate, però, che se la prestazione non è urgente e vi assegnano il codice bianco, bisogna aspettare e pagare il ticket di 25 euro.

 

Di fronte a un bisogno stringente di prestazioni infermieristiche che non trova soluzioni adeguate nel pubblico, se non altro per tempi di accesso troppo lunghi, gli italiani cercano l’infermiere privato, pagandolo di tasca propria. Secondo una ricerca del Censis, in un anno (nel 2016) lo ha fatto un connazionale su cinque per ricevere a domicilio una prestazione una tantum e o prolungata nel tempo. E le iniezioni risultano al secondo posto tra le prestazioni più richieste, dopo i prelievi. Ma dove trovare un infermiere? Il più delle volte si utilizzano canali personali, come la conoscenza diretta e tramite parenti o amici, oppure si chiede al medico o al farmacista, o si cerca tramite internet. «Per trovare un libero professionista» consiglia Nicola Draoli, membro del Comitato centrale della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi) e presidente dell’Ordine di Grosseto «si può chiedere anche all’Ordine della provincia di appartenenza o consultare il sito dove, di solito, è pubblicato l’elenco degli infermieri che esercitano la libera professione».

La domanda di prestazioni infermieristiche, rileva il Censis, continua a crescere per l’aumento di anziani, malati cronici e persone non autosufficienti. E capita anche che le difficoltà nel trovare un infermiere quando serve e il costo delle prestazioni spingano a qualche espediente. Secondo l’indagine, quasi un italiano su tre ha ricevuto almeno una prestazione da familiari, conoscenti, operatori sociosanitari o badanti, che si improvvisano infermieri soprattutto per fare iniezioni e medicazioni, giudicate semplici e facilmente gestibili da chi non ha competenze professionali. Ma quali sono i rischi del fai-da-te? «Anche l’iniezione intramuscolare non è mai un’operazione “banale”» chiarisce Draoli «richiede una serie di valutazioni da parte dell’infermiere: dalle condizioni di sterilità al tipo di farmaco da somministrare, come va diluito, quali controindicazioni o effetti collaterali potrebbe avere, anche in base alle altre terapie assunte; dalla scelta del punto d’iniezione più indicato secondo le evidenze scientifiche, verificando per esempio se il paziente ha o meno massa muscolare, alla tecnica di esecuzione. Se fatta male, oltre al classico dolore, può provocare seri danni, per esempio al nervo sciatico, o un ascesso nel gluteo, o persino conseguenze più gravi».

Troveremo l’infermiere nello studio del medico di famiglia o del pediatra di libera scelta? «C’è già in alcune realtà, ora ne stiamo discutendo in sede di trattativa per il rinnovo della convenzione nazionale» dice Fiorenzo Corti, vicesegretario nazionale Fimmg. In alcune Regioni c’è l’«infermiere di famiglia e di comunità» dipendente del Servizio sanitario regionale: oltre a eseguire prestazioni come iniezioni e medicazioni, attiva interventi di prevenzione, promozione della salute, presa in carico (per le competenze infermieristiche) delle persone nel loro ambiente di vita. «È una figura di cui i cittadini sentono il bisogno - dice Paola Obbia, presidente Associazione infermieri di famiglia e comunità -. L’auspicio è che sia introdotta col prossimo Patto per la Salute a livello nazionale». di Maria Giovanna Faiella.

 

Fonte:  https://www.corriere.it/salute/cards/a-chi-mi-rivolgo-se-devo-fare-puntura/serve-infermiere_principale.shtml