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All'Università di Bologna un corso per avvicinare le persone disabili allo sport

Spesso si sente parlare del disagio nelle persone disabili. Disagio che non viene solo dalla condizione in cui una determinata persona è costretta a vivere, ma soprattutto dalla mancanza o scarsità di aiuti e di possibilità di avere i normali e naturali scambi tra le persone. Escludendo per un attimo il problema della spesso poca sensibilità, della poca tolleranza e di uno scarso approccio verso chi è disabile, ma questo dipende alla fine dalle persone, perchè ognuno è diverso e sta nella poca o molta sensibilità individuale e collettiva, naturalmente, si possono fare molte cose per aumentare la sensibilità, a cominciare da un insegnamento verso i più piccoli nel mostrare come una persona che ha una qualsiasi forma di disabilità, che sia fisica che mentale, non debba essere escluso e non debba essere considerato diverso, al di là di tutto questo, c'è anche un problema parallelo: le città, in generale, non sono totalmente accessibili, i vari comuni a volte sembrano non preoccuparsi di fare in modo che anche queste persone siano considerate persone, che possano decidere cioè dove andare liberamente, senza preclusione o esclusione causa ad esempio problemi di accesso. Quello che manca essenzialmente sono dei programmi delle persone o dei luoghi che mettano in condivisione chi è disabile, che lo aiutino.

Tutti questi problemi e necessità sembrano essere stati in qualche modo compresi da un'Università. L'Università di Bologna, infatti, per il prossimo anno accademico, ha deciso di puntare in maniera decisiva ad un maggior coinvolgimento e una futura integrazione per quanti hanno problemi di disabilità ed in particolare lo scopo e l'obbiettivo è la possibilità di avvicinare le persone disabili allo sport. Da ogni parte e per tutti si dice e si parla di quanto lo sport possa fare bene. E fa bene non solo per una questione fisica (un miglioramento fisico, una migliore salute e una forma quindi di prevenzione verso certe malattie), ma anche per una sorta di aggregazione insita nello sport, in particolare negli sport a squadra.

E cosi presso l'Università di Bologna partirà una vera e propria formazione di professionisti specializzati nel settore delle attività motorie in un corso di alta formazione che verrà chiamato Sport adattato per le persone con disabilità acquisita. Questo corso consisterà di cinque moduli di 36 ore in un periodo accademico di quattro mesi che spazierà a 360 gradi con un approccio interdisciplinare passando dalla medicina alla pedagogia speciale, oltre naturalmente alle scienze motorie, con particolare attenzione alle disabilità acquisite e che terminerà infine con un qualcosa di pratico: con un tirocinio presso una delle società sportive che si occupano di disabilità che si trovano sul territorio. Il corso sarà a numero chiuso e potranno partecipare 40 persone e sarà rivolto al personale medico e paramedico, ad educatori, assistenti sociali e tecnici sportivi, in pratica sarà rivolto a tutti coloro che hanno come scopo e missione la buona salute delle persone disabili attraverso lo sport. Il numero chiuso ha lo scopo di dare la stessa importanza e gli stessi tempi a tutti i partecipanti. 
 
E' questo, credo, un buon esempio per fare in modo che anche chi ha determinate problematiche possa non sentirsi escluso, possa partecipare ad attività e quindi non rimanere isolato, ma soprattutto un aspetto da rimarcare è quello che in questo modo ci saranno persone specializzate in un settore come lo sport applicato alla disabilità, in modo tale che possa essere veramente di aiuto attraverso tutti gli aspetti non solo prettamente sportivi, ma anche comunicativi, medici e sociali.

La speranza è che questo corso possa creare veramente dei professionisti dello sport che possano fare del bene, mettendo in pratica gli insegnamenti che avranno avuto durante il corso, la speranza è che ci possano essere veramente dei buoni insegnanti che possano trasferire non solo la conoscenza, ma anche l'empatia, la disponibilità, la tolleranza e la speranza è anche quella che anche altre Università in Italia possano avere l'input di creare corsi simili. 

A questo punto la parola a voi e di quanti dopo aver letto questo articolo ed essere arrivato fino a questo punto, avranno la voglia di rispondere: quali corsi simili attivereste a livello universitario? e secondo voi, è questo un buon modo per aiutare ad integrare quanti hanno determinate problematiche? 

Alessandro Cavernicoli