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Per chi non può vedere il mare

28/08/2016 - AUTORE:

Mi siedo di fronte al mare. La risacca mi bagna leggermente con i suoi piccoli schizzi. Mi asciugo il viso senza spostarmi. Mi sento viva. Il sole è bellissimo, la sabbia scalda le mie gambe. Ascolto il rumore del mare, annusso l'aria col suo intenso sapore di salmastro. Guardo l'orizzonte e mi immagino su di una bella barca da crociera in giro per il Mediterraneo. Sento delle risate.

Mi giro e vedo venirmi incontro un gruppo vociante di giovani con cani al seguito. Animali festanti ed abbaianti accompagnano risate e scherzi del nutrito gruppo di ragazzi. Chiudo gli occhi e penso: Che bello essere giovani e... sani. Chiudo gli occhi ed immagino di essere ipovedente. La sensazione di pace, diventa agitazione. La sensazione di calore diventa paura non potendo vedere per colpa di cosa, si scalda il mio corpo ed il mio viso. Tengo gli occhi serrati costringendomi a non cedere. Non li aprirò. Voglio capire cosa prova un ipovedente solo, in questo mondo. Su questa spiaggia vociante e brulicante di umanità lontana, solo e senza possibilità di vedere cosa gli succede attorno. Provo ad alzarmi. Mi rendo conto che la cosa che mi spaventa maggiormente è il non sapere cosa ho di fronte, cos'ho vicino. Allungo le mani, brancolo nel buio. Mi appoggio sulle ginocchia fino a riuscire ad alzarmi in piedi. Resto ferma, annuso l'aria. Cerco di capire cosa posso fare. Muovo lentamente la punta del piede cercando di dare una forma al nulla. Provo a spostarmi di pochi metri, inciampo in una radice. Cado, non c'è verso, non ce la faccio spalanco gli occhi e mi rendo conto di quale enorme dono sia la vista. Tremo, mi sento infelice. Che profondo mondo di terrore debbono vivere gli ipovedenti. Il mio escursus nella disabilità diversa dalla mia, mi sta facendo capire tante cose. Io sono disabile fisica (ho una protesi cervicale impiantata nelle vertebre cervicali) è una passeggiata. Non voglio tarare la disabilità ma in effetti, mi rendo conto che non poter avere uno dei cinque sensi funzionante è tremendo. Immagino di non poter parlare. Una bimba mi saluta e prendendomi la mano mi chiede se l'aiuto a fare un castello di sabbia e mi indica il suo secchiello, piena di aspettative. Le sorrido e mi allontano tristemente. Vorrei un gelato, mi avvicino al baracchino del gelataio e con un cenno della testa gli indico un gelato. Lui con gentile attenzione mi chiede se lo voglio alla menta oppure alla panna. Col dito indico il gelato più vicino a me senza guardare a che gusto sia. Un giovane maleducato mi spinge facendomi cadere mi rialzo sto per dirgli ciò che penso di lui e della sua famiglia.. Mi blocco, io posso farlo ma un mio amico sordomuto no. Adesso capisco la sua rabbia durante una partita di ping pong quando il suo avversario gli urlava in faccia ad ogni punto e lui dopo aver sopportato per due sets... prima di perdere la partita, gli ha lanciato la pallina lontano con rabbia.  Tremendo essere prigionieri di se stessi e delle proprie emozioni senza poterle esternare. Adesso capisco caro Luca, adesso capisco e mi dispiaccio con tutto il cuore. Siamo disabili, e siamo soli nel nostro dolore.  Ciao Paola