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I suicidi causati dalla società

28/08/2016 - AUTORE:

È già da qualche anno che, di quando in quando, si sente che qualche persona disperata si toglie la vita a causa della crisi economica (soprattutto uomini – padri di famiglia rimasti senza lavoro, imprenditori in fallimento ecc). I suicidi indotti dalle problematiche sociali, e quindi non indotti da problemi psichici o psichiatrici, sono tema di studio nelle scienze sociali da anni e anni, da quando cioè fu pubblicato il famoso studio sul Suicidio di E. Durkheim (1858-1917).

Durkheim, considerato uno dei padri della sociologia, sottolineò come la mancanza d'integrazione degli individui nella società fosse una delle cause fondamentali del suicidio e che questo a sua volta, da fatto individuale, diviene vero e proprio fatto sociale. E come dare torto a questa analisi, così precisa, di fronte alle tante persone che si tolgono la vita negli ultimi tempi? La società, diceva Durkheim, ha la necessità di mantenersi coesa attorno all'individuo, per trattenere le persone dall'estraniarsene fino alla morte. I fattori di coesione sociale individuati da Durkheim, validi oggi come allora, sono fondamentalmente tre tipi di istituzioni: la famiglia, le confessioni religiose e la società politica (o assetto politico - con il suo corpus di regole partecipative). Laddove queste istituzioni perdono o irrigidiscono il loro "potere" coesivo, si creano delle situazioni che inducono al suicidio.

I tipi di suicidio Durkheimiani sono tre.
il suicidio egoistico, che è motivato da un esagerazione di individualismo: la persona arriva a sentirsi estranea al proprio gruppo e il dislivello fra i suoi desideri e la loro possibilità di realizzazione nell'ambito della società diventa insopportabilmente incolmabile. L'io prevale sulla vita collettiva, il legame che unisce l'uomo alla vita si allenta proprio perché il legame che lo unisce alla società si è a sua volta allentato. Poi c'è il suicidio altruistico, espressione questa di forte coesione sociale dove l'io è completamente annullato; l'individuo non ha scelta, è soggiogato alla sua società che lo tiene troppo legato a sé, e preme per condurlo a distruggersi. Un esempio potrebbe essere quello del capitano di una nave il cui codice di comportamento gli impedisce di sopravvivere al naufragio della stessa. La società moderna e pot-moderna è caratterizzata, invece, dal suicidio anomico, il terzo tipo di suicidio identificato da Durkheim. La sua frequenza tende ad aumentare in periodi di crisi economica o, inaspettatamente, in fase di estrema prosperità, a causa della mancanza di riferimenti, norme e valori socialmente condivisi.

Come catalogare i suicidi avvenuti negli ultimi tempi se non nel suicidio anomico? Norme, valori, coesione, punti di riferimento vengono meno, insieme ad essi la povertà spinge all'atto estremo, in ultimo sicuramente, la perdita di ogni speranza dà il tocco finale.

Nessun giudizio o biasimo ma solo compassione per coloro che attuano questo estremo gesto. Dovremo ammonire noi stessi per non essere in grado di allertarci dinnanzi ad un disagio di un altro essere umano, disagio che non può essere totalmente nascosto. Dovremo riuscire a cogliere empaticamente le sofferenze altrui, perché questa è società! Dovremo incoraggiarci a trovare motivi per incoraggiarci ad andare avanti, a organizzare atti di solidarietà (altro tema caro a Durkheim), in ogni modo e con ogni mezzo.

Permettetemi infine di lasciarvi un verso della Bibbia che mi incoraggia sempre e che può essere mezzo di incoraggiamento. Lo dedico a tutti voi: Salmi 146:5-9 Beato colui che ha il Dio di Giacobbe per suo aiuto, la cui speranza è nel Signore, il suo DIO, che ha fatto i cieli e la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, che serba la fedeltà in eterno, che rende giustizia agli oppressi e dà il cibo agli affamati. Il Signore libera i prigionieri. Il Signore apre gli occhi ai ciechi, il Signore rialza quelli che sono abbattuti, il Signore ama i giusti. Il Signore protegge i forestieri, soccorre l'orfano e la vedova ...

Martina Zardini