I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Informazioni
Hai diritto all' IVA al 4%
Servizio Clienti (+39) 055.36.05.62

Dolore cronico: la legge c’è, ma non viene applicata

28/08/2016 - AUTORE:

Si tratta della Legge 38/10 sulle cure palliative e la terapia del dolore, norma all’avanguardia in tutta Europa, che però soffre di un’applicazione a dir poco carente. Per questo la Fondazione ISAL – che ogni anno organizza la Giornata Nazionale contro il Dolore Cronico – ha prodotto una lettera aperta, rivolta alle forze politiche, chiedendo di vigilare, «affinché la rete del dolore diventi realtà»

Primo: rendere uniformi in tutto il territorio nazionale i percorsi di diagnosi, cura e assistenza per chi soffre di dolore cronico, «non lasciando degenerare nell’indifferenza della burocrazia una norma di civiltà» come la Legge 38/10 sulle cure palliative e la terapia del dolore. Secondo: investire nella ricerca scientifica per arrivare a una terapia per quelle patologie che ora non ne hanno. Terzo: semplificare l’erogazione dei farmaci in grado di alleviare la sofferenza.

È quanto chiede la Fondazione ISAL di Rimini (Istituto di Ricerca e Formazione in Scienze Algologiche) in una lettera aperta inviata alle segreterie dei partiti e ai candidati alle imminenti elezioni politiche del 24 e 25 febbraio.

«La Legge 38/10 è una norma di civiltà, un orgoglio per l’Italia che è l’unico Paese europeo ad avere assicurato ai Cittadini il diritto alla terapia del dolore, ma aspetta ancora di essere applicata«, afferma William Raffaeli, presidente della Fondazione ISAL e consulente della Commissione Nazionale Cure palliative e terapie del dolore, costituita presso il Ministero della Salute.

La legge citata è stata promulgata il 15 marzo 2010, ma solo il 25 luglio 2012 la Conferenza Stato-Regioni ha raggiunto l’intesa per definire i requisiti minimi e le modalità organizzative per realizzare in ogni Regione una rete dei centri di terapia del dolore.

«Chi si candida a governare il Paese – prosegue Raffeli – deve una risposta agli oltre 12 milioni di italiani che soffrono di dolore cronico. Non vogliamo che la burocrazia vanifichi quanto fatto dalla politica, istituendo la legge 38/10 e per questo chiediamo ai prossimi Parlamentari di vigilare affinché la terapia del dolore diventi realtà ovunque, senza discriminazioni tra Cittadini di serie A e Cittadini di serie B».

Nel luglio del 2014, inoltre, scatterà il semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea e secondo il Presidente della Fondazione ISAL, «quella dovrà essere l’occasione per diffondere in tutta Europa il diritto a non soffrire».

Ai partiti l’ISAL chiede anche di intervenire a favore dei circa 2 milioni di italiani che non hanno ancora alcuna cura. «Il dolore cronico – spiega Raffaeli – dev’essere inserito nei Bandi Ministeriali e Regionali di ricerca, in modo da dare una speranza a chi, pur vivendo ogni giorno nella sofferenza per lesioni cerebrali, amputazioni, fibromialgia, esiti di herpes zoster, traumi, fratture, nevralgia e interventi malriusciti alla schiena, non è catalogato in alcuna patologia e quindi si vede negato il diritto non solo alla salute, ma anche ad esenzioni, rimborsi e programmi di assistenza».

a Fondazione denuncia infine alcune difformità regionali nell’accesso ai farmaci, in particolare ai cannabinoidi, che sono stati ammessi dal Ministero della Salute per il trattamento del dolore cronico centrale. «Per prescrivere i cannabinoidi – conclude Raffaeli – il medico di famiglia o lo specialista deve compilare un modulo ministeriale appositamente predisposto e consegnarlo per la richiesta di importare i farmaci, che dev’essere nuovamente autorizzata dal Ministero e anche dall’Azienda Sanitaria di riferimento». Una procedura certamente farraginosa, in cui ogni Azienda Sanitaria ha i suoi tempi. «Non è possibile – sottolinea ancora il Presidente dell’ISAL – che in alcune Regioni servano tre mesi per avere il farmaco e in altre sei, è un’anomalia che va risolta». (Ufficio Stampa Agenda)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: [email protected], ufficio [email protected]